Le Canzoni – 3 gennaio 2020

Una canzone da canticchiare per malcapitati, e che era nell'ultimo film di Woody Allen

Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera.
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Everything happens to me
Se avete avuto la disgrazia di vederlo (io a questo punto ho esaurito il mio debito di riconoscenza con lui), avete presente la scena dell’ultimo film di Woody Allen in cui il ragazzo suona il piano e canta – malissimo, ma per la storia va bene così – Everything happens to me. Per me è stato l’unico momento piacevole del film, per via di una cosa che avevo scritto qualche settimana fa qui:
“Voi le avete quelle canzoni, quei passaggi di canzoni – è l’occasione più esatta per chiamarli vezzosamente motivetti – che vi tornano in testa da sempre, ogni momento che tutto il resto lascia uno spazio? Più che appiccicose, appiccicate. Le mie sono quasi tutte standard jazz o cose da film, realizzo ora”.
E una è in effetti Everything happens to me, una canzone del 1940 scritta da Matt Dennis e Tom Adair e che fu registrata la prima volta da Frank Sinatra con l’orchestra di Tommy Dorsey, e poi divenne uno standard jazz molto frequentato anche in versioni soltanto strumentali (il testo è spiritoso come molti testi di standard di quei tempi, e dice in vari modi che “Capitano tutte a me”, compreso l’essermi innamorato di te). Tra le più famose di queste ultime ci sono quelle di Charlie Parker, Sonny Rollins e Bill Evans. Io però la prima volta l’avevo sentita suonare da Wynton Marsalis con la tromba, e allora sapevo a malapena chi fosse Wynton Marsalis: avevo 29 anni ed ero andato a vederlo al Bataclan, per via di un complesso di curiosità e coincidenze preziose (c’era di mezzo una ragazza, come quasi sempre). Dopo me ne sono innamorato – della canzone: della ragazza già lo ero, e le devo un sacco di jazz – e l’ho sentita in versione cantata solo molto tempo dopo: tanto che ancora adesso preferisco le versioni strumentali nel passaggio in cui la canzone dice “everything happens to me”, perché aggiungono più note e più sillabe, mentre l’originale mi pare riempia a fatica lo spazio di quel verso.
I make a date for golf and you can bet your life it rains
I try to give a party and the guy upstairs complains
I guess I’ll go through life kust catching colds and missin’ trains
Everything happens to me
I never miss a thing
I’ve had the measles and the mumps
And every time I play an ace
My partner always trumps
Guess I’m just a fool who never looks before he jumps
Everything happens to me

Poi sono molto belle le versioni di Billie Holiday e di Julie London, ma alla fine la mia preferita è quella che pubblicò lo stesso Matt Dennis – l’autore della canzone -, perché è cantata ma accompagnata dal solo pianoforte, e perché lui fa lo spiritoso, aggiungendo alle sventure narrate quella del pianista ignorato dal pubblico.
I try to sing a song and then the conversation flows
So I sing a little stronger and then the Waring mixer goes
Then to top it off somebody has to blow his nose
Everything happens to me

Poi fatemi sapere se vi resta attaccata in testa: “nanana-nana-nana/nana-nana-nananà…”

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