• Cultura
  • mercoledì 4 dicembre 2019

Dentro “The Irishman”

Curiosità e cose da sapere che stanno dentro – e attorno – il filmone di Scorsese, da leggere dopo averlo visto

The Irishman è su Netflix da una settimana: abbastanza perché molti di quelli che volevano vederlo trovassero il tempo per farlo, cioè tre ore e mezza. È un grande film di gangster ed è piaciuto molto a molti critici, e ci sono buone probabilità di sentirne parlare di nuovo per gli Oscar: per la regia di Martin Scorsese, per le interpretazioni di Al Pacino, Joe Pesci e Robert De Niro, e per molti suoi aspetti tecnici.

Sì, è lungo
È il più lungo film di Scorsese, uno che di solito li fa comunque lunghi. Ci sono pochi film che durano più dei suoi 209 minuti, tra quelli che alla fine interessano a un normale pubblico. Senza contare The Woman Who Left – che vinse il Festival di Venezia nel 2016, dura quattro ore, ma non era un film per un pubblico normale – tra i casi più noti ci sono Ben Hur (212 minuti), Lawrence d’Arabia (230 minuti), Via col vento (238) e Novecento (310 minuti). Guardando agli anni recenti, tra i film che hanno superato la soglia delle tre ore ci sono The Wolf of Wall Street (180 minuti) e Avengers: Endgame (181 minuti). Titanic ne durava 195 e tutti e tre i Signori degli Anelli esistono in versioni che superano abbondantemente i 200 minuti. A proposito delle critiche alla lunghezza del film Bobby Cannavale, uno degli attori del film, ha detto: «Fatevene una ragione. È un film di Scorsese, con De Niro, Pacino e Pesci, è un film incredibile. Non volevo finisse».

Qualche numero
Ci sono voluti 108 giorni per girare The Irishman. In più di 100 location, 28 delle quali costruite da zero. Le scene sono alcune centinaia, gli attori oltre 200, le comparse oltre seimila.

È un po’ come
Tra i film con cui The Irishman è stato di volta in volta messo in relazione ci sono Gli spietati (per come celebra un’era che non c’è più), Twin Peaks – Il ritorno (perché parla di invecchiamento e morte e perché «è l’opera di un grande regista che torna su temi a lui cari e che lavora con alcuni dei suoi storici collaboratori, con pieno controllo e totale autorità su quel che fa») e Inception (per la quantità di storie-nella-storia che racconta).

Joe Pesci
Si dice che da quando aveva annunciato il suo ritiro avesse ricevuto diverse decine di offerte, e che abbia titubato anche nel caso della proposta di Scorsese: non voleva tornare a fare quello che faceva anni prima, per esempio in Quei bravi ragazzi. E infatti è tornato per fare un ruolo molto più riflessivo, «quasi opposto rispetto ai suoi ruoli del passato», ha detto Scorsese. Il New York Times ha dedicato un articolo alla “Sobria genialità di un’interpretazione di Joe Pesci“.

Non potevano farne una mini-serie?
Qualcuno se l’è chiesto. Scorsese ha risposto di no. «L’obiettivo è l’accumulazione di dettagli, per raggiungere l’effetto desiderato alla fine del film. Le serie sono ottime, possono sviluppare ancora più i personaggi e le linee narrative. Ma non era questo il caso».

Più di mezzo secolo
Il più giovane Sheeran che vediamo è del 1949, e benché gran parte del film sia ambientato tra gli anni Sessanta e i Settanta, ci sono anche scene ambientate nel 2003.

Un altro Hoffa
Prima che da Al Pacino, il potente sindacalista Jimmy Hoffa era stato interpretato anche da Jack Nicholson: nel 1992, in un film scritto da David Mamet e interpretato da Danny De Vito.

Quei bravi ragazzi
Per molti è il film di gangster di Scorsese. The Irishman lo cita in diverse occasioni e in vari modi. A cominciare dal piano-sequenza iniziale, in cui molti hanno visto una citazione di quella, stranota e spettacolare, che in Quei bravi ragazzi accompagna l’ingresso di Henry Hill e della sua fidanzata al Copacabana. Poi c’è il personaggio di Crazy Joe, che veniva già menzionato in Quei bravi ragazzi, oltre a un altro po’ di piccoli richiami e parallelismi.

Paragoni di altro tipo
In una recensione che parla del film come di un grande monumento, solido ma anche delicato, A.O. Scott del New York Times ha scritto che il film è «lungo e cupo come un romanzo di Dostoyevsky e scuro come un dipinto di Rembrandt». Ha aggiunto: «Le estorsioni, la corruzione e la lotta per l’influenza occupano tutti gli uomini del film, ma The Irishman ruota attorno alle emozioni e alle vicissitudini della loro amicizia. È il film di gangster meno sentimentale di Scorsese, e per questo il più intenso».

La storia e le storie vere, e quelle che forse no
The Irishman è tratto da un libro scritto dopo una serie di confessioni fatte da Sheeran, e sulla cui autenticità ci sono diverse perplessità. Forse Sheeran è stato bravissimo, per decenni, ad agire molto nell’ombra; o forse in punto di morte, per guadagnare un po’ di soldi, si è inventato una serie di cose, compreso l’essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Hoffa. Molte altre cose, invece, sono vere o comunque verosimili. Nella versione inglese il libro si intitola I Heard You Paint Housesma ce n’è anche una italiana, precedente al film, dal titolo L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa.

Cosa c’è di vero in “The Irishman”

Frankie Machine
Andiamo indietro di qualche anno, diciamo dieci anni. De Niro e Scorsese volevano fare insieme un bel film di gangster e avevano deciso che l’avrebbero fatto per la Paramount prendendo ispirazione da L’inverno di Frankie Machine, romanzo del 2006 di Don Winslow sulla vita dell’ex mafioso italoamericano Frankie Machianno, detto The Machine. Facendo ricerche per quel libro De Niro finì per leggere I Heard You Paint Houses e propose quindi a Scorsese di cambiare storia. Scorsese accettò e si iniziò a pensare a The Irishman. I progetti iniziali per questo film partirono intorno al 2010; nel 2013 Scorsese, De Niro, Pacino e Pesci si trovarono a New York per parlarne; nel 2016 ne parlarono con Ted Sarandos, capo dei contenuti di Netflix; tra il 2017 e il 2018 lo girarono.

12 e mezzo
Stephen Graham interpreta Tony Pro e, insieme a Pacino, è protagonista di alcune delle scene più divertenti del film. Come quella sul ritardo e le scuse. Graham ha spiegato che era strano e complicato, per lui, recitare con Pacino, per di più mentre De Niro se ne stava lì, senza neanche una battuta. Decise quindi di improvvisare e chiedere a Sheeran, cioè a De Niro, quale fosse per lui la soglia massima di ritardo consentito. De Niro, improvvisando, fece rispondere a Sheeran: «12 e mezzo». Come si vede nel film.

Bum-dah-ba-dum-brrrring e l’odore del cibo
Il compositore e chitarrista Robbie Robertson, che ha 76 anni, ha detto che Scorsese «non voleva qualcosa di tradizionale. Non qualcosa che fosse bum-dah-ba-dum-brrrring». Lo scenografo Bob Shaw ha invece detto di aver discusso parecchio prima di poter ricreare da zero la location del ristorante Villa Roma perché Mart [Scorsese] voleva «girarla in un ristorante vero, dove si sentisse l’odore delle salse».

Il ringiovanimento digitale
È il motivo per cui il film è costato così tanto (almeno 150 milioni di dollari) ed è gran parte della ragione per cui è diventato un film di Netflix, l’unico a voler investire così tanto su un film di questo tipo. Del ringiovanimento digitale si parla sempre più spesso e sempre più di frequente ci capiterà di vederlo, perché sta dimostrando di poter funzionare. Si dice che per convincere tutti che il ringiovanimento potesse funzionare sia stato chiesto a De Niro di rigirare una sua vecchia scena del Padrino, e Scorsese ha detto che ha voluto ringiovanire «Bob, Joe e Al» perché sapeva che «non avrebbero interpretato loro stessi da giovani, bensì i loro personaggi da giovani». Tra le tante cose che cambiano, invecchiando, c’è anche la voce, come ha raccontato Hollywood Reporter. Ma anche la postura e le movenze: Scorsese ha raccontato che nel suo primo giorno di riprese con Pacino ha dovuto dirgli che il modo in cui si alzava dalla sedia era da settantenne (quale è) e non da quarantenne (come Hoffa nel momento in cui lo stava interpretando).

«Keep it simple»
Il direttore della fotografia del film è Rodrigo Prieto, che all’Hollywood Reporter ha detto che Scorsese gli chiese di «fare cose semplici, senza strane posizioni di camera, angoli strani o movimenti spettacolari». Questo perché Scorsese voleva che il film fosse per certi versi affine allo stile di vita di Sheeran, diversissimo da quello dei gangster di Quei bravi ragazzi, che in effetti è pieno di apprezzatissimi virtuosismi tecnici. Steve Zaillian, coautore della sceneggiatura, ha detto che, allo stesso modo, l’approccio alla violenza è diversissimo da un film come Gangs of New York. Lì era volutamente enfatizzata, qui è solo mostrata: «Uno arriva, spara in testa a un altro, se ne va. Senza altre elaborazioni di scrittura o ripresa. Eravamo interessati, però, a mostrare il resto: Come si sceglie e dove si prende una pistola? Dove si butta via?».

Povero Avnet
Già abbiamo detto di come si è arrivati a fare The Irishman. Ma De Niro, fin da subito a bordo del progetto con Scorsese, ha anche detto che fu lui a suggerire Pacino per il ruolo di Hoffa. E che la voglia di fare un bel film con Pacino ce l’aveva dal settembre 2008, quando entrambi erano in giro a presentare il per niente memorabile Sfida senza regole. De Niro ha raccontato a Variety che guardò Pacino e gli disse: «Tutti ci vogliono bene, ma sarebbe meglio se fossero qui per un film di cui io e te fossimo almeno un po’ orgogliosi. La prossima volta, facciamone uno che ci piaccia davvero». Il regista di Sfida senza regole era Jon Avnet.

Tutti amici
The Irishman è il nono film di Scorsese con De Niro e il sesto di Scorsese con Harvey Keitel (che, poverino, passa un po’ in secondo piano): la volta precedente era stata più di trent’anni fa, per L’ultima tentazione di Cristo (Keitel era Giuda). È anche il settimo film di De Niro e Pesci e il quarto film di De Niro e Pesci diretti da Scorsese e il terzo in cui Pacino e De Niro recitano insieme, nelle stesse scene (Il Padrino, quindi, non conta). Di uno abbiamo detto; l’altro era Heat – La sfida, ed era molto bello. Finiva con Pacino che uccideva, diciamo controvoglia, De Niro. In The Irishman succede il contrario. È anche il primo film di Pacino con Scorsese: Pacino ha raccontato che anni fa contattò Scorsese per proporgli un film in cui lui voleva interpretare Amedeo Modigliani, ma non se ne fece niente.

Al e Bob
In una lunga e bella intervista al New York Times, De Niro ha detto che i suoi ruoli preferiti di Pacino sono nei primi due Padrino; Pacino ha detto che il suo De Niro preferito è quello di Toro scatenato, ma che fa davvero fatica a scegliere e forse vorrebbe organizzare un’intera rassegna di film di De Niro. Si scopre anche, tra le altre cose, che De Niro non ricorda i film grazie ai quali ha vinto i suoi due Oscar.

Scorsese ora
Probabilmente non guarderà altri film Marvel, ma sta lavorando già ai suoi prossimi film. Quello che sembra più prossimo a andare in porto è un film biografico su Theodore Roosevelt, che secondo quelle che per ora non sono ancora certezze dovrebbe essere interpretato da Leonardo DiCaprio.

Un po’ di altre cose

  • De Niro avrebbe preferito che il titolo del film fosse I Heard You Paint Houses.
  • Probabilmente anche Scorsese.
  • Nel film non c’è nemmeno un attore irlandese.
  • De Niro interpretava un irlandese anche in Quei bravi ragazzi.
  • Joe Pesci, nel film, parla di un certo David Ferrie, che secondo qualcuno potrebbe aver avuto un ruolo in molti eventi della storia americana, compresi quelli mostrati nel film. Pesci interpreta Ferrie in JFK di Oliver Stone.
  • All’inizio del film si vede una casa che è anche in Quei bravi ragazzi.
  • La parola o le varie declinazioni della parola “fuck” vengono dette 136 volte. Circa un quinto rispetto a The Wolf of Wall Street, e meno della metà rispetto a Quei bravi ragazzi.
  • Ci sono almeno 10 attori che c’erano anche in Boardwalk Empire.
  • Pare che la frase “tre persone possono tenere un segreto se due sono morte” sia di Benjamin Franklin.
  • Dicono che, fermando nel giusto fotogramma, quando Sheeran parla per la prima volta di “imbiancare le pareti”, si veda – nella breve immagine mostrata – la morte di Hoffa, che nel film arriverà un paio d’ore dopo.

Per approfondire, su Netflix ci sono 22 minuti di chiacchierata tra Pesci, De Niro, Pacino e Scorsese, e non è per niente male neanche quest’altra chiacchierata.

O anche quest’altra, solo con Scorsese.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.