(Scott Olson/Getty Images)
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  • mercoledì 30 ottobre 2019

I droni e i cecchini contro la peste suina

La Corea del Sud ha mobilitato l'esercito per evitare che maiali e cinghiali infetti entrino nel paese dalla Corea del Nord, mentre la grande epidemia prosegue in Asia

(Scott Olson/Getty Images)

La Corea del Sud ha iniziato a utilizzare droni e cecchini dell’esercito lungo la zona demilitarizzata coreana al confine con la Corea del Nord, per fermare un nuovo tipo di pericolosi invasori: i maiali affetti da peste suina africana. L’epidemia ha finora reso necessario l’abbattimento di milioni di suini in Asia e il governo sudcoreano ha annunciato di voler contenere il più possibile il problema, evitando che l’epidemia raggiunga i numerosi allevamenti presenti nel paese. I cecchini hanno il compito di abbattere i maiali e i cinghiali che raggiungono il confine da nord, avvistati dai droni che pattugliano la zona demilitarizzata.

L’epidemia suina è concentrata soprattutto in Cina, dove i primi casi della malattia erano stati segnalati circa un anno fa. Da allora, e con alcuni ritardi, il governo cinese ha disposto l’uccisione di almeno un milione di maiali, ma il contenimento dell’epidemia non è semplice, anche a causa della particolare aggressività del virus responsabile della malattia, l’ASFV.

Attualmente contro l’ASFV non esistono né cure né vaccini sufficientemente efficaci: quando il virus infetta i maiali, causa febbre ed emorragie interne che in 9 casi su 10 portano alla morte dell’animale. L’unica soluzione per contenere l’epidemia consiste nell’abbattere tutti gli animali negli allevamenti in cui sono stati registrati casi di peste suina. In Cina le leggi prevedono che siano abbattuti tutti i suini nel raggio di 3 chilometri dall’allevamento infettato. Il problema è che non tutti rispettano la legge, che a sua volta non viene sempre applicata dalle amministrazioni locali, per evitare di dover pagare gli indennizzi agli allevatori (quasi 160 euro per ogni maiale abbattuto).

Secondo il rapporto più recente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), l’epidemia di peste suina interessa almeno 10 paesi in Asia: Cina, Mongolia, Vietnam, Cambogia, Corea del Sud, Laos, Myanmar, Filippine, Corea del Nord e Timor Est. Nel caso della Corea del Nord è molto difficile stabilire quale sia l’estensione dell’epidemia, perché il regime autoritario di Kim Jong-un non fornisce dettagli affidabili.

A settembre, le autorità sanitarie hanno rilevato i primi casi di peste suina africana nei cinghiali e nei maiali da allevamento nei pressi del confine con la Corea del Nord. Nelle ultime settimane ci sono stati 15 casi di cinghiali e 14 di maiali da allevamento contaminati. Sono numeri piuttosto contenuti, se confrontati con i 150mila abbattimenti disposti finora altrove in Corea del Sud, ma il governo vuole ridurre il più possibile i nuovi casi e i rischi di ulteriori contaminazioni.

A metà ottobre il ministero della Difesa sudcoreano ha annunciato di avere incaricato l’esercito e gruppi organizzati di cacciatori per uccidere i cinghiali lungo il confine con la Corea del Nord. Nella zona demilitarizzata sono stati inoltre attivati droni con videocamere termiche, per tenere traccia dei movimenti dei cinghiali e bloccare i percorsi che seguono per spostarsi da una parte all’altra del confine.

In Cina la situazione continua a essere difficile e le soluzioni per evitare i contagi tra gli allevamenti non sono sempre efficaci. Nel paese si allevano 440 milioni di maiali, pari a circa la metà dell’intera popolazione di suini da allevamento del pianeta. La carne di maiale è centrale per l’alimentazione di centinaia di milioni di cinesi e il suo mercato è solitamente florido, con una compravendita di animali vivi e macellati tra piccoli allevamenti, mercati locali e grande distribuzione. È un mercato enorme e difficile da tenere sotto controllo in ogni suo aspetto, cosa che contribuisce alla diffusione della malattia.

L’ASFV si trasmette con facilità tra i maiali, per contatto diretto o nel caso in cui un suino si nutra di mangimi o acqua contaminati da altri esemplari malati. Il virus rimane inoltre attivo per diverse ore sui vestiti e sugli strumenti impiegati dagli allevatori, facendo aumentare il rischio di nuovi contagi. La peste suina africana si trasmette solamente tra i maiali, mentre è innocua per gli esseri umani.

A oggi non esistono vaccini efficaci contro la pesta suina, anche se negli ultimi anni è stato fatto qualche progresso. Le ricerche si stanno concentrando sull’analisi del virus e sui maiali che riescono a sopravvivere alla malattia, per comprendere le loro caratteristiche genetiche.

Un gruppo di ricercatori cinesi ha pubblicato da poco un articolo sulla rivista scientifica Science annunciando di avere ottenuto una nuova versione, molto più dettagliata, della struttura dell’ASFV. L’immagine è stata realizzata attraverso la microscopia crioelettronica, che prevede di osservare i campioni dopo averli portati a una temperatura vicina a quella dell’azoto liquido, circa -195 °C. Per mapparne le caratteristiche, i ricercatori hanno poi utilizzato un algoritmo che ha identificato circa 43mila diversi elementi, usati per creare un modello al computer del modo in cui il virus organizza le migliaia di proteine che impiega per proteggersi e per legarsi alle membrane delle cellule, colonizzandole.

Il nuovo studio fornirà importanti informazioni per proseguire lo sviluppo dei vaccini contro l’ASFV. L’istituto di ricerca veterinaria di Harbin, dove è stata realizzata l’osservazione al microscopio, sta sviluppando due vaccini, ma non è ancora chiaro quanto si dovrà attendere prima che siano pronti.

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