Jeff Bezos durante la presentazione del progetto Blue Moon (AP Photo/Patrick Semansky)

I piani lunari di Jeff Bezos si stanno complicando

La sua Blue Origin ha annunciato che per costruire il suo veicolo spaziale Blue Moon si farà aiutare da Lockheed Martin, sempre che la NASA scelga il suo progetto

Jeff Bezos durante la presentazione del progetto Blue Moon (AP Photo/Patrick Semansky)

Lo scorso maggio Jeff Bezos – il CEO di Amazon e tra le persone più ricche del mondo – aveva annunciato di volere raggiungere la Luna con la sua società spaziale Blue Origin, costruendo un veicolo per l’allunaggio (lander), da vendere anche alla NASA. Il piano era stato accolto con scetticismo e ritenuto troppo ambizioso, e ora sembra che se ne sia accorto lo stesso Bezos.

A inizio settimana, Blue Origin ha annunciato che non costruirà più un lander per conto proprio, ma che coinvolgerà nel progetto altre aziende statunitensi attive da tempo nel settore dell’industria aerospaziale, come Lockheed Martin, dividendosi i compiti per accorciare i tempi e condividere i costi dell’iniziativa. Il piano in pratica resta, ma la decisione è un’ulteriore conferma sulle difficoltà che la NASA e le aziende private stanno incontrando per rispettare i tempi di un ritorno sulla Luna entro il 2024, come richiesto dal governo di Donald Trump.

Blue Origin è una delle compagnie spaziali più giovani del settore: esiste da meno di 20 anni e solo di recente ha ottenuto qualche risultato concreto, con i primi test di New Shepard, un razzo riutilizzabile per raggiungere il limite oltre il quale convenzionalmente inizia lo Spazio (circa 100 chilometri di quota), con un volo parabolico: il razzo va e torna indietro compiendo una parabola, senza fare un giro intorno al pianeta, cioè un’orbita. Blue Origin mira in primo luogo al turismo spaziale, per fare sperimentare l’assenza di peso per qualche minuto ai suoi clienti, che spenderanno centinaia di migliaia di dollari per un passaggio.

Bezos negli ultimi anni ha però impegnato la sua azienda spaziale in progetti più impegnativi, con la costruzione di razzi più grandi e potenti, con i quali trasportare oggetti ingombranti e pesanti (come i satelliti) in orbita e in futuro sulla Luna. Blue Origin è piuttosto indietro rispetto ad altre aziende spaziali, come SpaceX che da anni porta satelliti in orbita e rifornimenti verso la Stazione Spaziale Internazionale (sta inoltre concludendo i test per trasportare astronauti in orbita, per conto della NASA).

A maggio, Bezos aveva annunciato il progetto Blue Moon per costruire un lander da utilizzare per raggiungere il suolo lunare. Esteticamente ricorda abbastanza il modulo lunare (LEM) del programma Apollo, che 50 anni fa trasportò i primi esseri umani sulla Luna. Il piano originario prevedeva che fossero i tecnici e gli ingegneri di Blue Origin a provvedere alla costruzione del lander, in modo che potesse essere trasportato da un razzo verso la Luna nell’ambito del programma spaziale Artemis della NASA, che ha come obiettivo di tornare sul nostro satellite naturale tra poco più di 4 anni, portandovi la prima astronauta.

Jeff Bezos presenta il modello dimostrativo di Blue Moon (Blue Origin)

Nel corso di una conferenza stampa, il vicepresidente di Blue Origin, Brent Sherwood, ha spiegato: “Ci siamo accorti che questo progetto e l’arco temporale che il governo esige sono ambiziosi, molto ambiziosi. Quindi abbiamo deciso di mettere insieme il meglio del settore per riuscire a far tutto con il nostro partner, la NASA. […] Ci rendiamo conto che ci sia un enorme lavoro da fare. Le tempistiche richieste lo dimostrano. E quindi, per noi, la cosa più sensata da fare era metterci insieme per provare a rispettare le richieste della NASA”.

Attualmente la NASA è in grande difficoltà nel riuscire a mantenere le scadenze di Artemis, e ha bisogno dell’aiuto dei privati per mettere a punto il suo sistema di lancio, trasporto e allunaggio. Inizialmente il programma prevedeva che il primo viaggio di Artemis dovesse svolgersi nel 2028, ma il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, che ha la delega sull’attività spaziale, a marzo di quest’anno ha invitato la NASA a metterci quattro anni di meno. In questo modo, il primo allunaggio di un’astronauta potrebbe coincidere con l’ultimo anno di presidenza di Donald Trump, nel caso di una sua rielezione il prossimo anno.

Secondo diversi osservatori, a Trump interessa più che altro poter dire di aver raggiunto un obiettivo così importante durante il secondo mandato, che darebbe maggior lustro alla sua esperienza presidenziale, mentre sarebbe meno interessato agli aspetti scientifici e delle future esplorazioni spaziali.

Avendo la necessità di fare in fretta, a fine settembre la NASA ha pubblicato un bando dando tempo fino al primo novembre alle aziende del settore per presentare le loro proposte per un lander. Blue Origin e Lockheed avevano intenzione di presentarsi con due progetti distinti: Bezos aveva presentato il suo Blue Moon, mentre Lockheed Martin ne aveva mostrato uno proprio, con elementi in comune con Orion, la capsula spaziale che l’azienda sta già realizzando per conto della NASA per i viaggi con astronauti nello Spazio profondo. Ora i due progetti sono stati unificati, portando alla proposta che dovrebbe essere considerata più convincente dalla NASA.

(Lockheed Martin)

Blue Origin si occuperà della costruzione del lander vero e proprio e della messa a punto del BE-7, il motore che avrà il compito di guidare la discesa verso la superficie lunare. Lockheed Martin, invece, si occuperà del modulo di risalita del lander, cioè della parte superiore del veicolo spaziale. In pratica: il lander raggiunge la Luna, poi la sua parte inferiore viene usata come una sorta di mini-rampa di lancio, dalla quale si stacca il modulo di risalita per consentire agli astronauti di lasciare il suolo lunare e tornare in orbita intorno alla Luna. Un sistema analogo era impiegato nel programma Apollo, non si stanno inventando nulla di nuovo (sistema che funziona, non si cambia).

Il progetto sarà coordinato da Blue Origin, mentre a Lockheed Martin sarà affidata la gestione delle attività sulla Terra, compresa la formazione dei controllori di volo che si dovranno occupare di gestire il lander una volta nello Spazio. Saranno inoltre coinvolte nel progetto altre due aziende storiche dell’industria spaziale: Draper e Northrop Grumman.

Draper sviluppò il computer che consentiva di governare il LEM nelle missioni lunari dell’Apollo, e ha quindi le conoscenze adatte per sviluppare i nuovi sistemi. Northrop Grumman avrà invece il compito di costruire un modulo abitativo per Gateway.

Negli attuali piani, Artemis ha lo scopo di sperimentare intorno alla Luna tecnologie e soluzioni che in futuro potranno essere impiegate a maggiori distanze, per esempio per raggiungere Marte. Intorno alla Luna dovrebbe essere quindi collocata Gateway, una piccola stazione orbitale nella quale potranno vivere gli astronauti, un po’ come avviene già con la Stazione Spaziale Internazionale, ma su scala minore. Un’astronave trasporterà gli astronauti su Gateway, al quale sarà anche attraccato il lander lunare.

A sinistra la capsula da trasporto Orion che raggiunge Gateway, a destra, in un’elaborazione grafica (NASA)

Finora Northrop Grumman non ha fornito molte informazioni sul suo modulo, ma ha comunque fatto sapere che sarà basato su Cygnus, una capsula spaziale che conosce bene e che utilizza per il trasporto di materiale dalla Terra verso la Stazione Spaziale Internazionale. Sfruttando come base Cygnus, dicono i progettisti dell’azienda, dovrebbe essere possibile costruire il nuovo sistema in tempo per il 2024.

Raggiungere la Luna è complicato. Il programma Apollo centrò l’obiettivo in appena 8 anni, ma gli anni Sessanta erano tempi molto diversi dai nostri e la competizione spaziale con l’Unione Sovietica costituiva un incentivo formidabile per fare bene e in fretta, potendo anche contare sulle enormi quantità di denaro pubblico che gli Stati Uniti erano disposti a spendere. Oggi i piani di spesa per la NASA sono estremamente più ridotti e molti analisti sono scettici sulla possibilità di compiere il ritorno sulla Luna entro i prossimi 4 anni. Artemis presenta inoltre diverse complicazioni rispetto al programma Apollo, a cominciare dalla costruzione di una base orbitale lunare.

L’amministratore della NASA, Jim Bridenstine, nominato dal governo Trump, continua a essere ottimista su Artemis, anche se a oggi manca ancora un razzo potente a sufficienza per trasportare tutto il materiale necessario, e gli astronauti, sulla Luna. Sostiene che gli ostacoli possano essere superati coinvolgendo le aziende spaziali private, e che i tempi possano essere accorciati riducendo i voli di prova. Probabilmente nell’ottica di vincere il bando che scade la prossima settimana, Blue Origin ha detto che il nuovo lander potrebbe essere trasportato in orbita lunare sul suo razzo New Glenn, che però è ancora in fase di sviluppo.

Il futuro della strana coppia Blue Origin – Lockheed Martin dipenderà comunque dalle prossime decisioni della NASA. Le due aziende sembrano essere le più indicate per partecipare al programma Artemis, ma sarà necessaria una conferma ufficiale da parte dell’agenzia spaziale statunitense, che dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno.