• Mondo
  • giovedì 10 ottobre 2019

Una storiaccia dal Bangladesh

Uno studente è stato picchiato a morte dopo aver criticato il governo su Facebook: la polizia ha arrestato diversi attivisti dell'ala giovanile del partito al potere, sempre più violento

In Bangladesh, e su molti giornali internazionali, da qualche giorno si parla molto di Abrar Fahad, uno studente di 21 anni picchiato e ucciso domenica scorsa nel dormitorio dell’università di Dacca. Fahad aveva criticato pubblicamente il governo con un post su Facebook, e si ritiene che la sua morte sia legata alle sue posizioni politiche.

Alcuni studenti hanno raccontato che Abrar Fahad è stato prelevato dalla sua stanza intorno alle ore 20 di domenica e picchiato per almeno quattro ore (c’è anche un video, registrato dalle telecamere a circuito chiuso, che mostra un gruppo di uomini che trasportano il corpo di Fahad). Il medico che ha eseguito l’autopsia sullo studente ha confermato che è morto a causa di emorragie interne e che il suo corpo presentava gravi contusioni. Il vice commissario di polizia di Dacca, Munstasirul Islam, ha detto che lo studente è stato picchiato a morte. Fahad studiava alla facoltà di ingegneria dell’Università di Dacca.

Per la sua morte la polizia ha arrestato tredici persone, di cui almeno cinque sono attivisti della Bangladesh Chhatra League (BCL), l’ala giovanile del partito di governo, la Lega popolare bengalese, accusata di gestire il potere in maniera sempre più violenta e autoritaria. La BCL è accusata da tempo di violenze e torture contro gli studenti all’interno delle università. I nuovi studenti sono spesso costretti a partecipare alle riunioni e ai raduni del partito solo per poter rimanere nei dormitori, e l’anno scorso i militanti della BCL sono stati accusati di aver picchiato con bastoni e manganelli gli studenti che manifestavano a favore di una maggiore sicurezza stradale e contro il governo. Diverse persone, in questi ultimi giorni, hanno raccontato di aver segnalato alle autorità le violenze subite, e che le loro denunce non hanno però mai portato a niente: la morte di Fahad, hanno detto, «è il risultato della loro negligenza».

La notizia della morte Abrar Fahad ha causato proteste studentesche in tutto il paese, a cui hanno partecipato centinaia di persone, compresi molti insegnanti. «È assolutamente inaccettabile che uno studente muoia per tortura in una stanza della residenza universitaria», ha detto il presidente dell’associazione dei docenti dell’università di Dacca. «La morte di Abrar Fahad ha dimostrato il completo fallimento delle autorità nel garantire la sicurezza degli studenti». Amnesty International ha definito l’omicidio di Fahad un «orribile crimine che deve essere indagato immediatamente. Con i suoi post su Facebook, Abrar stava solo esercitando il proprio pacifico diritto alla libertà di espressione».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.