Manifestanti in mezzo al gas lacrimogeno, a Hong Kong, il 6 ottobre 2019 (The Yomiuri Shimbun via AP Images )
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  • lunedì 7 ottobre 2019

Ancora violente proteste a Hong Kong

Contro il divieto di usare maschere alle manifestazioni e contro le violenze della polizia: ci sono stati scontri, feriti e arresti

Manifestanti in mezzo al gas lacrimogeno, a Hong Kong, il 6 ottobre 2019 (The Yomiuri Shimbun via AP Images )

Anche domenica, a Hong Kong, sono continuate le manifestazioni con cui da mesi migliaia di persone protestano contro le autorità locali e contro la Cina, accusata di voler aumentare il suo controllo sulla regione. Come era successo venerdì, le manifestazioni sono state molto violente: la polizia ha usato idranti, gas lacrimogeno e manganelli contro i manifestanti, che hanno danneggiato alcuni edifici governativi e di aziende considerate legate alla Cina, e la stazione della metropolitana di Mong Kok. Decine di migliaia di persone hanno partecipato ai cortei in cui si è di nuovo protestato contro il divieto di portare maschere durante le manifestazioni e i raduni pubblici, entrato in vigore sabato e considerato dai manifestanti ingiusto e repressivo. Inizialmente il corteo era stato pacifico, ma dopo qualche ora sono cominciati gli scontri.

Gli scontri durante le manifestazioni antigovernative avevano cominciato a inasprirsi martedì, quando si sono celebrati i 70 anni della nascita della Repubblica popolare cinese. Anche domenica i manifestanti hanno usato mattoni e molotov contro la polizia, che ha risposto sparando proiettili di gomma e spray urticante. Ci sono stati feriti e la polizia ha fatto molti arresti. Oltre che per il divieto di indossare maschere, i manifestanti hanno protestato contro l’uso da parte della polizia di veri proiettili nel controllo della manifestazioni: nell’ultima settimana un 18enne e un 14enne erano stati feriti da colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia contro i manifestanti.

Durante gli scontri di domenica un manifestante ha cercato di usare un escavatore di un cantiere per creare una buca in una strada e un tassista è stato picchiato dopo che, secondo alcune testimonianze, avrebbe guidato contro un gruppo di persone, ferendone almeno una.

Per introdurre il divieto sulle maschere, la governatrice di Hong Kong Carrie Lam si era servita di una legge dell’epoca coloniale britannica che consente al governatore di approvare nuove regole in caso di emergenza o di pericolo pubblico, e che il governo aveva usato per l’ultima volta nel 1967. La legge contro le maschere, molto diffuse nelle manifestazioni degli ultimi mesi, prevede fino a un anno di carcere e multe da tremila euro. I manifestanti di Hong Kong si coprono il volto per non essere riconosciuti dal governo centrale cinese ed evitare future persecuzioni e ritorsioni. Le maschere vengono anche usate – insieme a caschetti gialli, occhialoni e maschere antigas – per proteggersi dai gas lacrimogeni e dai proiettili di plastica sparati dalla polizia e dai getti dei cannoni ad acqua, non solo dai manifestanti, ma anche da giornalisti e soccorritori.

L’opposizione ha cercato di ottenere il blocco del divieto di portare maschere in tribunale, ma domenica mattina i giudici incaricati di prendere una decisione non hanno accolto il ricorso. Tuttavia ci sarà un’udienza per stabilire se Lam abbia usato legittimamente il potere di emanare leggi emergenziali.

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