Elizabeth Warren a Des Moines, Iowa, il 21 settembre. (AP Photo/Charlie Neibergall)
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  • mercoledì 2 Ottobre 2019

Elizabeth Warren sta andando forte

La senatrice del Massachusetts è arrivata a superare Joe Biden in alcuni sondaggi per le primarie statunitensi del Partito Democratico, e può crescere ancora

Elizabeth Warren a Des Moines, Iowa, il 21 settembre. (AP Photo/Charlie Neibergall)

Elizabeth Warren, la senatrice del Massachusetts candidata alle primarie del PartitoDemocratico statunitense per le elezioni presidenziali, sta gradualmente diventando la principale sfidante di Joe Biden, l’ex vice presidente candidato anche lui, se non addirittura la favorita. Questa settimana Warren lo ha superato in due sondaggi nazionali, ed è in vantaggio in quelli dei primi stati in cui si voterà alle primarie: i principali giornali americani, in questi giorni, sono d’accordo nel dire che la sua campagna elettorale è quella che sta andando meglio.

Nei sondaggi – sia nazionali che statali – Warren ha ormai superato Bernie Sanders, il senatore del Vermont che è oggi il terzo principale candidato, e che nonostante un’ampia base di finanziatori sta faticando a convincere persino gli elettori che lo avevano preferito alle primarie del 2016. È ancora molto presto per capire chi abbia più possibilità di vincere le primarie, ma ci sono sufficienti elementi per ipotizzare un paio di cose. La prima è che nonostante i molti candidati ancora in corsa, a contendersi la nomination saranno probabilmente Biden, Warren e Sanders, con qualche possibilità ancora per la senatrice californiana Kamala Harris e il sindaco Pete Buttigieg. La seconda è che ci sono elementi per pensare che l’ascesa nei sondaggi di Warren possa proseguire nelle prossime settimane.

Elizabeth Warren in poche righe
Warren ha 70 anni, e anche se vive ed è stata eletta in Massachusetts non è originaria del nord est degli Stati Uniti: è nata e crescita a Oklahoma City, ha vissuto e lavorato in Texas, New Jersey e Pennsylvania e si trasferì in Massachusetts soltanto negli anni Novanta, per insegnare ad Harvard. È avvocata e docente di legge specializzata in diritto fallimentare, ed è conosciuta a livello nazionale da quando, negli anni Duemila, diventò una portavoce dei diritti dei risparmiatori e dei consumatori, impegnandosi in varie battaglie per una maggiore regolamentazione del settore bancario e delle multinazionali.

Elizabeth Warren a Keene, New Hampshire. (Scott Eisen/Getty Images)

Warren fu scelta da Barack Obama nel 2010 come responsabile di una nuova agenzia per la tutela dei consumatori – che lei stessa aveva progettato – ed entrò in politica nel 2013, quando venne eletta senatrice per il Massachusetts con il Partito Democratico. Se all’inizio della sua carriera accademica Warren era orientata su posizioni piuttosto liberiste, col passare degli anni si spostò sempre più a sinistra, diventando una delle esponenti più radicali del Partito Democratico seppur non mettendo mai in discussione il capitalismo. Oggi è posizionata a sinistra su più o meno tutti i temi, da quelli economici a quelli dei diritti civili, anche se è generalmente più moderata rispetto a Sanders, che si definisce socialista. La sua campagna elettorale per le primarie ha coperto una gran varietà di temi con grande concretezza di promesse e obiettivi, tanto che il suo slogan è diventato “Warren has a plan for that”: ha un piano per più o meno tutto. Tra le proposte su cui ha insistito di più ci sono un aumento delle tasse sui super ricchi, la cancellazione dei debiti studenteschi, politiche in favore della concorrenza (per esempio smembrando le aziende che esercitano monopoli) e politiche più aggressive contro la corruzione a Washington D.C.

I tempi sono dalla sua parte
Mancano quattro mesi alle prime elezioni delle primarie, quelle del 3 febbraio in Iowa: in questo arco di tempo si definiranno più precisamente gli equilibri tra i candidati, che potrebbero ancora cambiare notevolmente. Ma Warren ha recentemente superato Biden nei sondaggi in Iowa e in New Hampshire, cioè nei primi due stati in cui si voterà nel febbraio del 2020. Questa è una grande notizia per il suo comitato elettorale, perché notoriamente i candidati che riescono a partire bene alle primarie guadagnano una grande inerzia, dovuta alla visibilità mediatica e all’entusiasmo che ne consegue. È ancora presto e in alcuni sondaggi Warren è in testa di poco, entro il margine di errore: ma sono comunque dati in ascesa da settimane che legittimano le sue speranze di vincere o perlomeno di arrivare seconda in Iowa, e poi di vincere in New Hampshire.

Se dovesse succedere, sarebbe un bel problema per Biden: Warren ne uscirebbe infatti alla grande, con la spinta tradizionalmente riservata dai media ai candidati che battono i favoriti. D’altra parte, se un candidato emergente può permettersi teoricamente di non vincere le prime primarie, sperando di guadagnare entusiasmo e consensi strada facendo, per Biden non vincere né in Iowa né in New Hampshire sarebbe un grosso problema. Poi si voterà in Nevada, il primo stato davvero misto dal punto di vista etnico in cui si terranno le primarie, e nel quale Warren sta facendo una serrata campagna elettorale: un altro buon risultato lì potrebbe spostare verso di lei molti elettori nel South Carolina e negli stati del Super Tuesday, il giorno (il 3 marzo, quest’anno) in cui si voterà in 14 stati in cui per ora è perlopiù favorito o strafavorito Biden.

Biden, per l’appunto
L’ex vice presidente continua a guidare i sondaggi nazionali, alcuni con un netto distacco – 35 per cento contro il 21 per cento di Warren – e altri con un margine più risicato. Ma i sondaggi nazionali valgono poco: per come sono strutturate le primarie, dicono molte più cose quelli stato per stato, oppure quelli per fasce demografiche. Biden, per esempio, va molto meglio tra gli afroamericani rispetto a Warren: in Iowa e New Hampshire, infatti, sono pochi, e anche per questo Warren è in vantaggio. Il segmento in cui la senatrice va meglio è quello dei bianchi istruiti e di sinistra, mentre Biden – oltre alle minoranze – è forte tra i bianchi più moderati e meno istruiti.

C’è però chi pensa che questo dato possa essere letto in un altro modo. Al momento, infatti, sono i bianchi istruiti quelli che seguono con maggiore attenzione le primarie: quando si entrerà nel vivo dell’anno elettorale, molte più persone si interesseranno alle primarie e Warren diventerà più conosciuta, potenzialmente allargando il proprio consenso anche in quelle fasce in cui è più debole. Circolano sondaggi che sembrano confermare questa ipotesi, mostrando che i simpatizzanti di Warren si stanno diversificando; ma era anche quello che sperava Sanders nel 2016 sfidando Clinton, che invece vinse le primarie nettamente.

C’è una grossa questione che riguarda Biden e che è per ora difficile pesare: non si sa ancora che conseguenze avrà il processo di impeachment avviato dai Democratici sulle primarie, né quanto peserà la vicenda che lo ha scatenato, cioè la telefonata del presidente Donald Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelensky per chiedergli di indagare su un presunto caso di abuso di potere che aveva coinvolto Joe Biden. Di per sé non c’è niente di vero nelle accuse contro Biden, ma le circostanze alla base della teoria cospirazionista sostenuta da Trump sono piuttosto spiacevoli per Biden: suo figlio, infatti, accettò senza qualifiche particolari un lavoro molto ben pagato per una compagnia petrolifera ucraina, paese i cui rapporti con gli Stati Uniti erano gestiti dal padre.

Non è facile prevedere che conseguenze avrà questo genere di attenzioni mediatiche sulla campagna elettorale di Biden: c’è anche chi sostiene che possa riuscire a volgerle a suo favore, approfittando della visibilità e del fatto che il suo comportamento in quelle circostanze fu corretto (e anzi esemplare, secondo molti).

E Bernie Sanders?
Se Warren è una candidata molto diversa rispetto a Biden, che potrebbe approfittare proprio di queste differenze per provare a battere l’ex vice presidente, le sue posizioni politiche sono più simili a quelle di Sanders, che peraltro è come lei un candidato “anziano” – pur avendo 8 anni in più – e associato al nord est degli Stati Uniti. Sanders è più conosciuto, ha già esperienza di primarie presidenziali e ha un comitato elettorale più ricco e imponente; allo stesso tempo è più radicale di Warren e più ostile nei confronti del Partito Democratico, di cui peraltro tuttora non fa parte. I sondaggi gli danno un consenso molto solido ma assestato ormai da mesi poco sopra al 15 per cento a livello nazionale. Bisognerà quindi vedere se questa tendenza proseguirà o se Sanders riuscirà a invertirla in tempo per l’inizio delle primarie.

Elizabeth Warren, a destra, insieme a Joe Biden e Bernie Sanders al dibattito televisivo dello scorso 12 settembre. (Win McNamee/Getty Images)

La seconda preferita di molti
Molti analisti hanno fatto notare una caratteristica di Warren che potrebbe avvantaggiarla: essendo una candidata con molti punti in comune rispetto a Sanders, è apprezzata da buona parte dei suoi elettori; essendo percepita come un po’ più moderata, però, è comunque preferibile a Sanders per gli elettori di Biden; essendo una donna, poi, potrebbe attrarre le preferenze di chi sostiene Harris per questioni di genere. Ha insomma molte caratteristiche che la mettono in una posizione favorevole per ricevere i voti degli altri principali candidati, qualora questi dovessero ritirarsi dalle primarie, anche perché la sua campagna elettorale fin qui non è stata affatto litigiosa: gli elettori degli altri candidati non hanno ragioni per avercela con lei. Secondo un sondaggio del Los Angeles Times, Warren è la prima o la seconda candidata preferita del 70 per cento dei Democratici californiani. Altri sondaggi mostrano che è la prima candidata tra le seconde scelte degli elettori, a livello nazionale.