Come funziona la piattaforma Rousseau

Se ne parla di nuovo a causa del voto di oggi sull'accordo tra PD e 5 Stelle, riaprendo le discussioni sulla sua efficacia, solidità e trasparenza

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare molto della piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle, poiché è uno degli argomenti che sembra possa mettere a rischio la trattativa tra il M5S e il Partito Democratico per formare un governo, dal momento che il M5S ha scelto di sottoporre l’accordo al voto dei suoi iscritti. Dalle 9 di questa mattina, quindi, gli iscritti al Movimento 5 Stelle da più di sei mesi possono esprimersi su questa domanda: «Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?». Il sito in queste ore risulta irraggiungibile per molti utenti, e non è una cosa nuova: si sono riaperte quindi le discussioni sui punti critici della piattaforma Rousseau, cioè sulla sua solidità e trasparenza.

Che cos’è Rousseau?

La cosiddetta piattaforma Rousseau è un normalissimo sito internet con una sorta di “area riservata” a cui hanno accesso gli iscritti certificati del Movimento 5 Stelle, i quali possono partecipare a una serie di attività del partito, come suggerire proposte di legge e partecipare alla loro scrittura (un aspetto che sembra passato in secondo piano: nessuna delle leggi approvate durante il governo appena caduto era stata elaborata dalla piattaforma Rousseau). La piattaforma Rousseau non viene considerata un semplice strumento informatico per agevolare lo svolgimento delle attività di partito, ma è esplicitamente nominata nello statuto del Movimento 5 Stelle: viene definito il luogo dove devono obbligatoriamente svolgersi quasi tutte le più importanti votazioni del partito. Se in futuro il Movimento volesse utilizzare uno strumento differente da Rousseau dovrebbe modificare il suo statuto con una votazione tra i suoi iscritti (che potrà avvenire su Rousseau o in un luogo fisico, secondo lo statuto).

Sempre tramite Rousseau gli iscritti possono anche partecipare alle votazioni interne del Movimento. Le più comuni sono le primarie per la scelta dei candidati del partito, come quando si era votato per la scelta dei candidati alle elezioni regionali in Abruzzo e alle regionali in Sardegna. In occasioni più rare, poi, il Movimento chiede ai suoi iscritti di esprimersi su questioni più ampie e generali votando semplicemente “sì” o “no”: è accaduto con il voto sul programma di governo con la Lega ed è successo di nuovo lo scorso febbraio, quando gli iscritti alla piattaforma decisero di respingere la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, indagato per il caso Diciotti.

Chi gestisce Rousseau e chi controlla le votazioni
I punti più controversi della piattaforma riguardano il complesso meccanismo che le ruota intorno e chi la gestisce. Rousseau infatti non è uno strumento di proprietà del Movimento 5 Stelle e non è gestito direttamente dal partito, ma dall’Associazione Rousseau, un’associazione senza scopo di lucro fondata da Gianroberto Casaleggio e ora controllata da suo figlio Davide insieme ad altri tre soci. Stando allo statuto dell’associazione, scoperto e pubblicato dal giornalista del Foglio Luciano Capone, l’Associazione e il suo presidente Casaleggio sono del tutto indipendenti dal Movimento 5 Stelle e possono gestire in totale autonomia la piattaforma Rousseau, senza che i dirigenti del partito possano influire sulle loro decisioni (anche se, come abbiamo visto, se e quando votare e su cosa sono tutte decisioni che spettano al capo politico del Movimento).

Sempre secondo lo statuto del partito, la verifica dell’abilitazione a votare e il conteggio dei voti sono effettuati in maniera automatica, mentre «la regolarità delle consultazioni è certificata da un organismo indipendente, nominato dal Comitato di Garanzia, o da notaio». Né il Movimento né l’Associazione Rousseau hanno però mai indicato pubblicamente i nomi delle società né quelli dei notai che avrebbero verificato le votazioni fino a questo momento.

I problemi di privacy

Il Garante della privacy, l’autorità amministrativa indipendente che protegge i dati personali, ha multato la piattaforma Rousseau per 50mila euro lo scorso marzo, sostanzialmente perché non garantisce «la protezione delle schede elettroniche e l’anonimato dei votanti in tutte le fasi del procedimento elettorale elettronico». Oltre alla multa, il Garante ha chiesto a Rousseau di prendere una serie di misure per rendere la piattaforma meno vulnerabile e per proteggere i dati dei votanti, ma anche per «assicurare l’autenticità e la riservatezza delle espressioni di voto». Poco dopo che era stato comunicato il provvedimento, il blog del Movimento 5 Stelle ha accusato il Garante della privacy di aver fatto un «uso politico» del suo ruolo. La multa di marzo, peraltro, si è aggiunta a un’altra del 2018 di 32mila euro.

Ci si può fidare delle votazioni su Rousseau?

È difficile dirlo senza conoscere se e quali tipi di verifiche sul voto siano state effettuate. Quello che è sicuro è che in alcune delle votazioni, come quella di febbraio su Salvini, Rousseau ha avuto parecchi problemi di funzionamento a causa del troppo traffico, e che negli ultimi anni diversi hacker si sono infiltrati nella piattaforma rivelando falle nel sistema, alcune delle quali per esempio permettevano di vedere chi aveva votato come. Nonostante i dubbi sul fatto che le votazioni di Rousseau siano manipolabili, però, un ex collaboratore di Casaleggio, Marco Canestrari, lo scorso febbraio ha scritto di non credere al fatto che Casaleggio “trucchi” le votazioni, a causa della scarsa competenza tecnica a disposizione dell’Associazione Rousseau.

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