Un incendio nella foresta vicino a Porto Velho, in Brasile, nello stato di Rondônia, il 25 agosto 2019 (Victor Moriyama/Getty Images)
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  • lunedì 26 agosto 2019

Le ultime sugli incendi in Amazzonia

La foresta continua a bruciare in Brasile e in altri paesi sudamericani, mentre i paesi del G7 cercano un accordo per intervenire

Un incendio nella foresta vicino a Porto Velho, in Brasile, nello stato di Rondônia, il 25 agosto 2019 (Victor Moriyama/Getty Images)

Domenica il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che i leader dei paesi del G7 – riuniti a Biarritz, in Francia, fino a lunedì pomeriggio – sono vicini a raggiungere un accordo su come aiutare i paesi dell’America del Sud a spegnere gli incendi in corso in Amazzonia, e riparare ai danni fatti dal fuoco nella foresta pluviale più grande del mondo. Macron ha parlato di un aiuto «tecnico e finanziario». Intanto tra venerdì e domenica il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha ordinato all’esercito di spegnere gli incendi in sette stati del paese, rispondendo alle richieste di aiuto delle amministrazioni locali.

Sabato il ministero della Difesa brasiliano ha detto che sono stati mobilitati 44mila militari per spegnere gli incendi nel nord dell’Amazzonia. Alcuni aerei da guerra sono stati predisposti per gettare acqua sulle zone incendiate della foresta e il ministro della Giustizia, Sergio Moro, ha autorizzato alcuni agenti della polizia militare a collaborare a loro volta nelle operazioni di contenimento degli incendi. Domenica Bolsonaro ha anche scritto su Twitter di aver accettato l’aiuto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Non è però ancora chiaro quanto siano stati efficaci gli interventi dell’esercito brasiliano finora, né cosa stiano facendo esattamente i militari mobilitati: il ministero della Difesa non ha chiarito gli aspetti tecnici degli interventi dei soldati con i giornali, e in risposta all’agenzia di stampa Reuters ha solo confermato che i militari aiuteranno i vigili del fuoco.

Secondo i dati dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE) solo nell’ultima settimana nella macro-regione dell’Amazzonia (che copre nove stati brasiliani, tra cui Amazonas, Pará, Mato Grosso e Rondônia) ci sono stati almeno 3mila nuovi incendi. Il più vasto e intenso al momento è in corso nella zona di confine tra Brasile, Bolivia e Paraguay: il fronte di fuoco è lungo più di 100 chilometri.

Non è solo il Brasile, comunque, che sta avendo a che fare con gli incendi: sono coinvolti anche gli altri paesi della regione amazzonica, dove agricoltori, società minerarie e di commercio del legname usano il fuoco per sfruttare economicamente aree coperte dalla foresta. Domenica il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha sospeso la sua campagna elettorale per via degli incendi e ha detto di essere pronto ad accettare aiuti internazionali per contrastare gli incendi nella regione di Chiquitania. Il presidente della Colombia, Ivan Duque, ha detto che cercherà di raggiungere un accordo con gli altri paesi amazzonici per la conservazione della foresta pluviale: ne parleranno prima nel corso di una serie di incontri bilaterali questa settimana, in Perù, e poi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre.

L’Amazzonia ha una superficie totale di circa 5,5 milioni di chilometri quadrati: più del 60 per cento si trova in territorio brasiliano, ma la foresta cresce anche in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese. La foresta amazzonica è uno degli ecosistemi più ricchi al mondo, ed è importante per un sacco di cose. Ad esempio il vapore acqueo che rilascia nell’atmosfera ha un’influenza nei cicli delle piogge mondiali. Per la quantità di anidride carbonica che assorbe è considerata fondamentale per la lotta al cambiamento climatico. Inoltre ospita fino a 500 comunità indigene e circa 3 milioni di specie di animali e piante, molte delle quali non si trovano in altre parti del mondo.

Il climatologo brasiliano Carlos Nobre ha detto di temere che se tra il 20 e il 25 per cento della foresta venisse distrutto, l’ecosistema potrebbe raggiungere un punto di non ritorno oltre il quale la foresta si trasformerebbe in savana; per ora, secondo Nobre, siamo vicini al 15-17 per cento di foresta distrutta.

È ancora aperta la questione di come la comunità internazionale può sostenere i paesi amazzonici a spegnere gli incendi e conservare la foresta senza interferire con la loro sovranità nazionale. Quando Bolsonaro ha annunciato l’intervento dell’esercito per spegnere gli incendi ha detto che questi «non possono essere un pretesto per possibili sanzioni internazionali». Gli ambientalisti ritengono che il nuovo governo brasiliano sia responsabile per l’aumento nella velocità di deforestazione degli ultimi mesi, dato che in passato Bolsonaro aveva definito le preoccupazioni ambientaliste una «psicosi» e nei primi mesi del suo mandato aveva ammorbidito le pene e i controlli pensati per limitare la deforestazione.

Sabato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, aveva detto che è difficile che l’Unione Europea firmi l’atteso accordo con i paesi del Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale di cui sono membri Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, prima che il Brasile riesca a spegnere gli incendi. Il ministro della Finanze della Finlandia la settimana scorsa aveva addirittura proposto di vietare l’importazione di carne di manzo dal Brasile in risposta all’inefficacia del governo contro gli incendi. Parlando dei possibili aiuti per i paesi amazzonici, Macron ha detto: «Rispettando la sovranità dobbiamo avere come obiettivo la riforestazione e aiutare ogni paese a svilupparsi economicamente».

Faremmo la guerra, per l’Amazzonia?

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