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  • martedì 13 agosto 2019

Com’è la situazione nel Mediterraneo

Da giorni due navi delle ong sono al largo delle acque italiane con più di 500 persone a bordo

Da giorni due navi gestite da ong che soccorrono le persone del Mediterraneo sono nei pressi delle acque territoriali italiane, senza la possibilità di sbarcare. A bordo hanno più di 500 persone: 356 si trovano sulla Ocean Viking, la nave gestita da SOS Méditerranée e Medici senza Frontiere, soccorse in quattro distinte operazioni; altre 151 sono a bordo della Open Arms, la nave principale dell’omonima ong spagnola. Il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini ha vietato a entrambe le navi di entrare nelle acque italiane, sulla base dei poteri che gli sono stati assegnati dal cosiddetto “decreto sicurezza bis” (considerato da diversi esperti potenzialmente incostituzionale e in violazione dei trattati internazionali sottoscritti dall’Italia).

La situazione è molto complicata su entrambe le navi. La Ocean Viking si è riempita a partire da venerdì, cioè soltanto da qualche giorno, ma non è attrezzata per gestire un tale numero di persone. Circa un terzo dei migranti soccorsi, fra l’altro, sono minori non accompagnati, una categoria di richiedenti asilo che necessita di particolari attenzioni.

«Molti di questi ragazzini avevano difficoltà a stare in piedi e a camminare e a mantenersi in equilibrio», ha raccontato a Repubblica Luca Pigozzi, coordinatore medico di Medici Senza Frontiere a bordo: «Non bevevano da due o tre giorni, non mangiavano da altrettanto, erano debolissimi». Alcuni di loro presentano ustioni, segni di frusta e varie cicatrici, aggiunge Repubblica. Tutti i migranti soccorsi dalla Ocean Viking provengono da paesi poveri e violenti dell’area sub-sahariana come Sudan, Guinea, Mali, cosa che rende quantomeno legittima la loro richiesta di sottoporre una domanda di protezione e asilo.

Nel weekend la cosiddetta Guardia costiera libica aveva offerto a Ocean Viking di sbarcare in Libia, ma le ong che gestiscono la nave hanno rifiutato citando la guerra civile che prosegue dal 2011 e le torture sistematiche a cui sono sottoposti i migranti nei centri di detenzione. «Molte delle persone che abbiamo soccorso ci hanno raccontato storie orribili di violenze, torture, estorsioni, violenze sessuali e lavori forzati ambientate in Libia, per non parlare della detenzione arbitraria in condizioni disumane», ha fatto sapere Medici Senza Frontiere in un comunicato.

La maggior parte delle persone che oggi si trovano sulla Open Arms sono invece a bordo da quasi due settimane. L’1 agosto, pochi giorni dopo aver ripreso la navigazione dopo una sosta per un problema tecnico, la nave aveva recuperato 52 persone alla deriva su un piccolo gommone a largo della Libia. Il giorno seguente, in piena notte, erano state salvate in circostanze simili altre 72 persone. Altre 39 persone sono state accolte a bordo dopo un’altra operazione avvenuta il 10 agosto. Oltre all’Italia, anche Malta ha negato alla ong il permesso di sbarcare nei propri porti. Nelle prossime ore la nave dovrebbe essere raggiunta dalla Astral, l’altra imbarcazione di Open Arms, che porterà rifornimenti per equipaggio e persone soccorse.

Parlando con Repubblica, il fondatore della ong Oscar Camps si è detto preoccupato del meteo di mercoledì 14 agosto: secondo Camps nel tratto di mare fra Libia e Italia sono infatti previste «onde di oltre due metri», cosa che metterebbe a rischio la sicurezza dei passeggeri della nave.

Al momento sembra che la Commissione Europea non si sia ancora attivata per trovare paesi disposti ad accogliere i migranti a bordo delle due navi. In questi giorni Salvini si sta occupando sia della crisi politica provocata dal suo stesso partito, sia dal tour elettorale nel Sud Italia, e ha molto diradato le sue dichiarazioni sulle due navi.

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