E il commissario europeo che spetta all’Italia?

Il governo deve indicarlo entro due settimane, quindi ora rischia di diventare un (altro) guaio

(EPA/FILIPPO ATTILI / CHIGI PALACE PRESS OFFICE HANDOUT)
(EPA/FILIPPO ATTILI / CHIGI PALACE PRESS OFFICE HANDOUT)

Fra le varie questioni lasciate in sospeso dalla crisi politica provocata quattro giorni fa dalla Lega di Matteo Salvini, c’è anche la nomina del commissario italiano che farà parte della nuova Commissione Europea presieduta da Ursula von Der Leyen, destinata a entrare in carica l’1 novembre. I tempi sono molto stretti: il governo deve indicare un nome entro il 26 agosto, esattamente fra due settimane. La scadenza non è vincolante ma sarà rispettata da tutti gli altri paesi, e quindi verosimilmente anche dall’Italia. Significa che il governo Conte dovrà indicare il nuovo commissario nei giorni in cui quasi sicuramente sarà sfiduciato dalle camere, o addirittura durante le consultazioni per formare un altro governo.

Anche prima della crisi, molti dubitavano che al governo italiano sarebbe toccato un incarico di primo piano. Né la Lega né il Movimento 5 Stelle fanno parte delle forze politiche che gestiranno la legislazione europea nei prossimi cinque anni, e Conte si era trovato isolato già in occasione dei negoziati per rinnovare le più alte cariche europee. A indebolire ulteriormente la posizione italiana saranno le scadenze per formare la nuova Commissione: di fatto il prossimo commissario italiano verrà espresso da un governo che fra poche settimane non esisterà o non sarà più nel pieno dei propri poteri.

Di cosa parliamo
Secondo i trattati europei, al vertice della Commissione Europea – cioè l’organo esecutivo dell’Unione Europea – devono essere rappresentati tutti gli stati dell’Unione. È il motivo per cui il gabinetto della Commissione è formato da 28 commissari, uno per ogni paese, che formalmente vengono nominati dai governi nazionali. Ciascun commissario ha deleghe specifiche che vanno dalla Cultura, ai Trasporti, alla Salute, e così via. Non tutti i posti da commissario sono uguali: alcune deleghe sono talmente importanti che vengono spacchettate in vari incarichi: nell’ultima commissione, guidata da Jean-Claude Juncker, di economia si occupavano sia il vicepresidente Valdis Dombrovskis – di centrodestra e nominato da un paese del Nord – sia il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, francese e progressista.

Come succede anche per le cariche più importanti, i vari incarichi vengono assegnati attraverso un complicato gioco di incastri che tiene conto di diversi fattori, fra cui il peso specifico del paese all’interno dell’Unione, lo spessore del candidato, eventuali compensazioni rispetto a vecchi negoziati, ma anche la famiglia politica, il genere e l’età dei vari nominati. I principali pezzi di questo puzzle sono già andati al loro posto: la presidente sarà von Der Leyen (donna, tedesca, di centrodestra), e i “primi” vicepresidenti – quelli di grado più alto – saranno quasi sicuramente Frans Timmermans (olandese, di centrosinistra) e Margrethe Vestager (donna, danese, liberale). L’Alto Rappresentante agli Esteri, che formalmente è anche vicepresidente della Commissione, sarà lo spagnolo Josep Borrell, espresso dal governo socialista.

Per l’Italia rimangono teoricamente alcuni incarichi molto rilevanti, ma bisogna considerare tre cose. Primo: c’è già stata una specie di compensazione per avere escluso gli italiani dagli incarichi più alti dell’UE, che ha portato alla nomina dell’italiano David Sassoli del PD alla presidenza del Parlamento Europeo. Secondo: ogni candidato a commissario dovrà sottoporsi a un’audizione al Parlamento Europeo, che poi si esprimerà sulla sua nomina. Il parere non è vincolante – i 28 commissari vengono approvati o respinti in blocco alla fine del processo – ma rimane molto influente: nel 2004 il governo italiano guidato da Silvio Berlusconi fu costretto a ritirare l’indicazione di Rocco Buttiglione a commissario alla Giustizia perché la commissione Giustizia lo accusò di avere posizioni omofobe, e respinse la sua nomina.

Dato che il Parlamento è governato da una maggioranza europeista e formata da centrodestra, centrosinistra e liberali, difficilmente esprimerà un giudizio positivo per un candidato eccessivamente legato a un partito di estrema destra come la Lega, oppure al Movimento 5 Stelle, che in Europa è già piuttosto isolato per conto suo. Terzo: alcuni fra i posti che contano sono già presi. Per dirne due, Dombrovskis è stato nuovamente nominato dalla Lettonia ed è probabile che continuerà ad occuparsi di economia; e anche Vestager potrebbe conservare le deleghe alla Concorrenza, oltre a ricoprire il ruolo di vicepresidente.

Deleghe e nomi
Nelle settimane scorse il governo italiano aveva detto esplicitamente di volere esprimere il commissario alla Concorrenza, uno dei più ambiti della Commissione. In una conferenza stampa a inizio luglio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva definito la Concorrenza «il portafoglio del cuore». Ne aveva parlato anche il ministro Luigi Di Maio, anche se con una certa goffaggine autolesionista: in un video su Facebook, Di Maio aveva rivendicato che esprimere il commissario alla Concorrenza avrebbe permesso all’Italia di «fermare una serie di procedure vergognose sugli aiuti di stato» (in realtà difficilmente un commissario può prendere misure così palesemente a favore di un certo paese, figuriamoci del proprio).

Sulle prime sembrava che l’Italia potesse davvero ottenere la delega alla Concorrenza: Di Maio diede l’accordo per fatto, e diversi giornali ipotizzarono che durante il Consiglio europeo di inizio luglio Conte aveva accettato di appoggiare la candidatura di von der Leyen proprio in cambio di una delega “pesante” nella nuova Commissione.

Col passare dei giorni però si è capito che trovare il profilo giusto sarebbe stato più complicato del previsto: sia per gli incastri della nuova Commissione, sia per l’ostilità della maggioranza al Parlamento Europeo, sia per gli equilibri interni fra Movimento 5 Stelle e Lega, d’accordo solo sul fatto che il nome venisse proposto dalla Lega. A metà luglio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti – di cui si era parlato sin da subito per l’incarico – ha parlato col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo i giornali chiamandosi fuori dalla nomina.

Nei giorni successivi Salvini disse di avere pronto un altro nome da fare a Conte: «un professionista che è nella Lega da anni». Il profilo sembrava corrispondere a quello del ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, che in effetti milita da anni nella Lega, e ha un passato di notevoli aggressività verbali. Secondo i giornali, però, il nome di Centinaio non era particolarmente apprezzato da Conte, che invece «avrebbe preteso una rosa con più nomi da Salvini», scrive AGI.

Salvini si sarebbe rifiutato, poco convinto di ottenere una delega rilevante. La Stampa gli attribuisce questo virgolettato: «Non posso impegnare alcun nome senza sapere quale tipo di incarico sono disposti a darci e d’altra parte, è difficile che ci diano la Concorrenza visto che non siamo un governo amico». Di conseguenza Salvini avrebbe proposto Centinaio per non bruciare altri candidati e “sfidare” von Der Leyen ad accettare un leghista.

Prima che iniziasse questa crisi politica, continuavano a circolare i nomi di alcuni leghisti di primo piano: oltre a quello di Centinaio, anche quelli del viceministro all’Economia Massimo Garavaglia e della ministra alla Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno. Per quanto riguarda la delega, il ministro agli Affari Europei Lorenzo Fontana aveva detto al Corriere della Sera che il governo poteva ottenere al massimo il commissario all’Industria, una delega di secondo piano che in passato è andata per ben quattro volte dall’Italia. Altri retroscena parlavano della delega all’Agricoltura, un’altra delega poco rilevante che al momento è espressa dall’Irlanda.

Alla fine Salvini e Conte non hanno trovato alcun accordo. Quando Conte ha incontrato von der Leyen a Roma, il 2 agosto, il governo italiano non aveva nessun nome da proporre ufficialmente. Il giorno dopo il Corriere della Sera ha scritto che Conte «in imbarazzo e con le mani legate, si è limitato a tratteggiare il profilo di “una figura autorevole e fortemente politica”». Uno dei vari motivi per cui Salvini ha provocato la crisi di governo potrebbe essere stata la consapevolezza di non potere ottenere una delega rilevante nella nuova Commissione. Oggi i giornali scrivono che si fanno nomi soprattutto tecnici, visto il precipitare dei rapporti tra Lega e M5S: il Fatto parla dell’attuale ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della segretaria generale dello stesso ministro Elisabetta Belloni e di Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri. Se ne riparlerà probabilmente fra qualche giorno, quando i tempi e i modi della crisi saranno più chiari.

Oggi 20 stati hanno annunciato il proprio candidato per la Commissione. Togliendo la Germania di von Der Leyen e il Regno Unito, che ha fatto sapere che non intende partecipare per via di Brexit, ne restano sei. Le audizioni al Parlamento Europeo si terranno obbligatoriamente fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Fonti interne alla Commissione Europea fanno notare che prima viene nominato il candidato, e prima potrà incontrare von der Leyen e accordarsi sulla propria delega: di conseguenza, più passa il tempo e più diminuiscono le possibilità dell’Italia di ottenere una delega importante.