La Alan Kurdi (EPA/FABIAN HEINZ / SEA-EYE)
  • Italia
  • venerdì 2 Agosto 2019

La nave Alan Kurdi è a sud di Lampedusa

In attesa di sapere cosa fare delle 40 persone soccorse al largo della Libia, visto che il governo ha vietato il suo ingresso in Italia

La Alan Kurdi (EPA/FABIAN HEINZ / SEA-EYE)

La nave Alan Kurdi, gestita dalla ong tedesca Sea Eye, si trova da ieri a sud di Lampedusa, in attesa di capire cosa fare delle 40 persone a bordo soccorse mercoledì al largo della Libia. Una portavoce dell’organizzazione ha detto che la Alan Kurdi ha deciso di fare rotta verso l’Italia perché considerato il primo “porto sicuro”, nonostante le proteste del governo italiano che voleva che i migranti fossero riportati in Libia o in un altro paese, come la Tunisia. Le ong, ma anche l’ONU, l’Unione Europea e diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani, non considerano la Libia un “porto sicuro”, a causa della guerra civile e dei centri di detenzione presenti nel paese, nei quali i migranti vengono sottoposti a torture e violenze di ogni tipo.

Giovedì il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini ha firmato il divieto di ingresso e di transito nelle acque territoriali italiane per la Alan Kurdi, sulla quale si trovano tra gli altri un neonato e due bambini piccoli. Il capo missione della Sea Eye, Barbara Held, ha detto che uno dei bambini ha sulla spalla una ferita di 10 centimetri da arma da fuoco, e ha aggiunto che a bordo c’è anche una donna incinta. Il provvedimento firmato da Salvini, ha scritto il Fatto, sarebbe stato notificato all’equipaggio della Alan Kurdi dalla Guardia di Finanza italiana, che sarebbe salita a bordo e avrebbe parlato con il comandante della nave. Sembra che la nave si trovi ora a circa 20 miglia da Lampedusa, in acque internazionali, e che non voglia forzare la situazione entrando in Italia senza l’autorizzazione del governo.

Secondo le ricostruzioni fatte finora, i migranti soccorsi dalla Alan Kurdi erano partiti da Tajoura, a est di Tripoli, dove da aprile si sta combattendo un conflitto tra le milizie fedeli al governo di Fayez al Serraj, l’unico riconosciuto dall’ONU, e quelle legate al maresciallo Khalifa Haftar. A inizio luglio le milizie di Haftar avevano bombardato il centro di detenzione locale, uccidendo decine di migranti rinchiusi nell’edificio.

Quello della Alan Kurdi è solo l’ultimo di una serie molto lunga di casi che hanno riguardato navi delle ong, navi commerciali e navi militari che hanno soccorso i migranti nel Mediterraneo centrale. L’ultimo caso è stato quello della nave militare italiana Gregoretti, bloccata per giorni nel porto di Augusta (Siracusa) con 116 persone a bordo. Lo sbarco delle persone a bordo della Gregoretti è stato infine autorizzato dal governo mercoledì scorso, solo dopo che alcuni paesi europei e la Chiusa cattolica si erano detti disponibili ad accogliere i migranti. Secondo Salvini, il governo tedesco e la Commissione europea avrebbero collegato i due casi: Salvini ha sostenuto di avere ricevuto una lettera della Commissione «in cui c’è un ricatto da parte del governo tedesco, che si era impegnato a prendere 30 immigrati della Gregoretti, in cui dicono che li prendono se facciamo sbarcare i 40 della Alan Kurdi». Al di là dei commenti di Salvini, sempre molto duri sul tema dell’immigrazione e spesso falsi o imprecisi, non è chiaro cosa quale sia il contenuto della lettera della Commissione.

Giovedì un’altra nave delle ong, la Open Arms, ha soccorso 52 migranti nel Mediterraneo: non si sa ancora dove li porterà, ma intanto Salvini ha firmato un provvedimento per impedirne l’entrata in acque territoriali italiane.