AP Photo/ Christophe Ena
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  • venerdì 19 luglio 2019

Al Tour de France arrivano i giorni decisivi

Oggi c'è una cronometro, domani e domenica due tappe pirenaiche, prima delle Alpi e dell'arrivo a Parigi: il punto sulla situazione

AP Photo/ Christophe Ena

Il Tour de France, l’evento ciclistico più importante al mondo, deve gran parte del suo fascino alle montagne da cui passa; e in Francia “montagne” vuol dire soprattutto due cose: Alpi e Pirenei. Da molti anni il Tour passa sia dalle Alpi che dai Pirenei, alternando però di anno in anno la catena montuosa da cui passa per prima. Quest’anno arrivano prima i Pirenei, dove si svolgeranno le tappe di questo fine settimana; la prossima settimana, la terza e ultima del Tour de France, si arriverà invece sulle Alpi. La 106ª edizione del Tour de France si deciderà quindi sulle Alpi tra qualche giorno, ma già da oggi la classifica inizierà a smuoversi notevolmente.

Oggi c’è una cronometro individuale; domani un arrivo in salita sul Col du Tourmalet, una delle più note salite della storia del ciclismo; domenica una tappa con 4.700 metri di dislivello e un arrivo in salita inedito, a Prat d’Albis, sopra a Foix. Oggi la maglia gialla, simbolo del primato al Tour che esiste esattamente da un secolo, ce l’ha il francese Julian Alaphilippe; domenica sera chissà.

Fin qui il Tour de France è stato particolarmente vivace: in 12 tappe ci sono stati 12 diversi vincitori, di 8 diversi paesi. La maglia gialla è stata per la maggior parte del tempo sulle spalle di Alaphilippe e le salite non sono state tante, ma il vento, le cadute, qualche attacco ben riuscito e una cronometro a squadre hanno scombussolato più volte la classifica. A poco più di un minuto da Alaphilippe ci sono i due favoriti per la vittoria finale: il gallese Geraint Thomas, vincitore un anno fa, e il colombiano Egan Bernal. Dietro di loro ci sono diversi corridori che, per vincere, dovranno attaccarli: ma non sarà facile, considerato che nessuno di loro sembra poter andare più forte di Thomas e Bernal, che tra l’altro corrono per il Team Ineos, la squadra che fino a qualche mese fa si chiamava Sky e ha vinto sei delle ultime sette edizioni della corsa. È probabile che dopo la cronometro di oggi Bernal, e ancora di più Thomas, guadagnino altro tempo sui rivali, che per provare a riaprire i giochi dovranno inventarsi qualcosa di particolarmente ambizioso già da domani, sul Tourmalet.

La tappa di oggi è una cronometro individuale di 27,2 chilometri, con una prima parte ondulata ma senza vere salite e una seconda parte più pianeggiante. È l’unica tappa a cronometro individuale di questo Tour, che è evidentemente stato pianificato per permettere ai migliori corridori francesi – che non vincono il Tour da più di trent’anni e vanno bene in salita ma in genere malino a cronometro – di avere qualche possibilità di puntare alla maglia gialla. La tappa di oggi servirà quindi a cambiare i distacchi ma non sarà decisiva, anche perché una cronometro in parte ondulata come quella di oggi permette anche ai non specialisti, e quindi agli scalatori, di non perdere troppo tempo.

Limitati i danni oggi, da domani gli scalatori troveranno finalmente terreno per le loro gambe. La tappa pirenaica di domani sarà lunga 117 chilometri, quindi sarà fatta a tutta fin dall’inizio, e si passerà prima sul Col de Soulor e infine sul Col du Tourmalet, una salita lunga 19 chilometri, che termina oltre i duemila metri d’altezza. Il Tour de France ci è passato più di 80 volte – la prima nel 1910 – ma, per via di complicate questioni logistiche, solo in due occasioni ci ha fatto finire una tappa in cima: domani sarà la terza volta. Sarà quindi uno di quegli arrivi che, anche a prescindere dalla classifica generale, qualsiasi ciclista vorrebbe mettere a curriculum: c’è da aspettarsi una tappa combattuta e spettacolare. Thomas e Bernal, insieme alla loro fortissima squadra, potrebbero voler attaccare nei chilometri finali, per guadagnare altro tempo; gli altri dovranno provare a tenere il loro passo o, ancora meglio, anticipare un attacco provando a creare problemi prima al Team Ineos e poi a Bernal e Thomas.

Il giro del Tour sui Pirenei finirà domenica con una tappa con tante salite, soprattutto nella seconda parte. La salita finale, che da Foix porta a Prat d’Albis, ha pendenze che in diversi punti raggiungono la doppia cifra (in genere le salite pirenaiche sono invece lunghe ma costanti, senza particolari strappi), che potrebbero fare molto comodo a uno scalatore con la voglia e le gambe giuste per attaccare. A seconda dei risultati di oggi e domani, la tappa di domenica potrebbe aprirsi a diversi scenari, ma di certo nessuno si risparmierà, perché il giorno successivo ci sarà un giorno di riposo, prima della settimana finale con tre notevoli tappe alpine, dal 25 al 27 luglio, prima del tradizionale arrivo a Parigi.

Insomma, di cose ne sono già successe, al Tour; ma per quanto riguarda la classifica generale e quindi la maglia gialla, il gioco inizia a farsi davvero duro da oggi. La cosa più probabile è che Thomas riesca a replicare il successo dell’anno scorso, limitandosi a controllare gli avversari e senza la necessità di fare attacchi spettacolari. Ma ci sono diversi altri scenari più interessanti, comunque ancora possibili.

Uno è che Bernal, il suo giovane e promettente compagno di squadra, si dimostri semplicemente più forte di lui in salita, e che quindi possa voler provare a vincerlo lui, il Tour. Altri possibili scenari riguardano il possibile inserimento di altri avversari. Tra i candidati ci sono il francese Thibaut Pinot, che sembra stare molto bene e ha solo un minuto di ritardo dai due del Team Ineos, ma anche l’olandese Steven Kruijswijk o lo spagnolo Enric Mas, tra gli altri. Oppure altri ancora che, sfruttando indecisioni, giochi tattici o problemi altrui di altro tipo, potrebbero trovarsi di nuovo in lotta per la maglia gialla. Il terreno, tra Pirenei e Alpi, non manca di certo.

Una cosa certa è invece che il Tour di quest’anno non sarà vinto da un italiano: Vincenzo Nibali è arrivato acciaccato e senza ambizioni di classifica; Fabio Aru sta correndo dopo essere stato fermo a lungo per un’operazione e Giulio Ciccone, in maglia gialla per due giorni qualche giorno fa, ha avuto una caduta da cui ancora deve riprendersi. Tutti e tre potrebbero però provare – se dovessero riprendersi dai rispettivi acciacchi – qualche attacco da lontano, per ottenere una vittoria di tappa.

Un’ultima grande questione di questo Tour riguarda Alaphilippe, francese di 27 anni attualmente in maglia gialla. È tra i più versatili corridori attualmente in attività e di certo cercherà di tenersi la maglia gialla per più tempo possibile, ma è davvero difficile che possa portarla fino a Parigi. Qualche francese, compreso il giornale L’Equipe, sembra credere in questo “sogno”.

Per il tipo di corridore che è (non un vero scalatore, adatto a corse a tappe di tre settimane) e per la stagione che ha avuto (piena di successi, ma iniziata molto presto), dovrebbe davvero succedere qualcosa di sorprendente per immaginarselo vincitore del Tour. Come ha detto lui: «Non bisogna confondere l’indossare la maglia gialla per una settimana con l’indossarla sul podio finale degli Champs-Elysées».

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