Claudio D'Amico e Gianluca Savoini, consiglieri di Matteo Salvini presenti all'incontro all'hotel Metropol. (Ansa/Facebok)

Qualche altro pezzetto sul caso Lega-Russia

Il Fatto parla di un presunto quarto italiano alla riunione al Metropol di Mosca, la Stampa ha identificato altri partecipanti alla cena della sera prima con Salvini, e non solo

Claudio D'Amico e Gianluca Savoini, consiglieri di Matteo Salvini presenti all'incontro all'hotel Metropol. (Ansa/Facebok)

Sulla Stampa di oggi i giornalisti Andrea Palladino e Gianluca Paolucci scrivono di aver ricostruito chi era presente alla cena al ristorante Ruski di Mosca la sera precedente all’ormai famoso incontro in cui Gianluca Savoini, consigliere di Matteo Salvini, avrebbe trattato un accordo illegale per un finanziamento russo di 65 milioni per la Lega. Oltre allo stesso Salvini, al suo capo di gabinetto Andrea Paganella e ad altri due collaboratori, e oltre allo stesso Savoini, secondo la Stampa c’erano Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia e importante dirigente di Eni in Russia, il direttore generale di Confindustria Russia Luca Picasso, e Claudio D’Amico, altro membro di Lombardia-Russia, l’associazione guidata da Savoini.

La cena in questione è un elemento importante per ricostruire gli avvenimenti di quei giorni, al centro dello scandalo scandalo sollevato prima dall’Espresso e poi dal sito statunitense BuzzFeed, oggetto di un’indagine della procura di Milano e da un paio di settimane fonte di imbarazzi e pressioni sulla Lega. La cena sarebbe avvenuta durante un buco di 12 ore nell’agenda pubblica di Salvini, e secondo la Stampa smentisce la versione secondo cui Savoini fosse presente per caso all’assemblea di Confindustria in corso in quei giorni a Mosca.

Secondo il Fatto di oggi, Luca Picasso potrebbe essere stato presente anche all’incontro della mattina successiva all’hotel Metropol, quello degli audio pubblicati da BuzzFeed. Oltre ai tre funzionari russi non ancora identificati, a quell’incontro c’erano Savoini, l’avvocato Gianluca Meranda e l’ex bancario livornese Francesco Vannucci, come hanno confermato loro stessi ai giornali negli scorsi giorni. La presenza di un quarto italiano non è affatto certa, e anzi fonti leghiste l’hanno smentita: secondo il Fatto, però, Picasso potrebbe essere il “Luca” che compare nelle trascrizioni dell’audio di quell’incontro. Picasso – che era presente alla cena della sera prima, tanto da pubblicarne una foto su Instagram – ha smentito categoricamente di aver partecipato all’incontro della mattina successiva. Oltre a essere direttore generale di Confindustria Russia, Picasso è fondatore di Italian Companies for Oil and Gas e di Moscow Starz, una società che secondo la stampa opera nel settore «degli oligarchi, delle modelle e dei locali alla moda».

Sempre oggi, Repubblica ha pubblicato un’intervista a Glauco Verdoia, manager della banca d’investimenti Euro-IB, di cui Meranda era consulente legale. Ieri l’Espresso aveva anticipato un’inchiesta che uscirà domenica e che rivelerebbe che le trattative per il finanziamento illegale della Russia alla Lega andarono avanti per mesi dopo l’incontro dello scorso ottobre, pubblicando la documentazione che lo dimostrerebbe. Alla base di questa rivelazione, infatti, l’Espresso cita una lettera inviata a Savoini da Meranda, in cui si parla della trattativa tra le compagnie petrolifere Gazprom e Rosneft e l’istituto Euro-IB. Quelle lettere, in sostanza, conterrebbero i dettagli discussi nell’incontro al Metropol, che secondo le ricostruzioni prevedeva che l’Eni comprasse tre milioni di tonnellate di diesel, operazione attraverso la quale sarebbero poi stati girati i 65 milioni alla Lega. Eni ha finora smentito categoricamente qualsiasi coinvolgimento nella vicenda.

Euro-IB, secondo questa ricostruzione, sarebbe stata insomma l’intermediario per l’operazione: avrebbe dovuto comprare le tre milioni di tonnellate di diesel dalla Russia per poi rivenderlo. Questa parte è stata confermata da Verdoia, che ha negato però ci fosse già un accordo con Eni sulla rivendita. Verdoia ha sostenuto però che Meranda abbia scritto le lettere citate dall’Espresso – su carta intestata di Euro-IB – all’insaputa sua e della sua banca, e che non avesse l’autorizzazione a trattare con Gazprom. Verdoia era al corrente della trattativa per l’acquisto di diesel dalla Russia: ha spiegato di aver saputo dell’occasione da Meranda, e di aver inviato una lettera di interesse rivolgendosi «genericamente a Rosneft». Secondo Verdoia, però, gli fu detto a dicembre che l’operazione era fallita, e non ne seppe più niente.

La Repubblica, peraltro, scrive anche che Verdoia è socio in una srl vinicola con Vannucci, uno dei partecipanti dell’incontro del Metropol: Verdoia ha confermato di conoscerlo e di avere affari con lui, sminuendone però l’entità e sostenendo di non averci mai parlato di presunti finanziamenti russi alla Lega.

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