Emma McIntyre/Getty Images

Dovremmo volere più bene a Keanu Reeves

Lo scrive il New Yorker, mettendo insieme un catalogo di aneddoti edificanti e piacevoli che lo riguardano in una vita che ha avuto momenti terribili

Emma McIntyre/Getty Images

Il 3 giugno Naomi Fry ha scritto per il New Yorker un articolo intitolato “Keanu Reeves is too good for this world“: che in una traduzione fatta con un po’ di libertà potrebbe diventare “Non ce lo meritiamo, Keanu Reeves”. L’articolo di Fry è solo il più recente tra i tanti che raccontano che bel tipo è Reeves e quanto bene sembra volergli un considerevole pezzo di internet, nonostante sia stato criticato negli ultimi anni per le sue performance da attore.

La particolarità dell’approccio predominante online nei confronti di Reeves è che – stranamente, per internet – sembra proprio esserci affetto. Le storie che lo riguardano e i meme di cui è protagonista sono delle prese in giro, ma mai esagerate e quasi sempre rispettose. Il suo successo su internet sembra avere proprio a che fare con la persona che dà l’idea di essere fuori dai film che interpreta, nelle cose che dice nelle interviste e nei racconti che si fanno su di lui.

Ma prima di tutto, ricorda Fry, parliamo di un ottimo attore. Reeves, che ha 54 anni, ne ha passati 35 recitando. «È stato un adolescente umorale in I ragazzi del fiume e un allegro adolescente nei film della serie Bill & Ted, in entrambi facendo uso – in modo diverso – di sostanze stupefacenti; è stato l’eroe tormentato della fantascienza d’azione dei Matrix e il positivo eroe muscoloso di Speed; il ragazzo dei quartieri poveri che si prostituisce in Belli e dannati; lo stratega Don Juan in Molto rumore per nulla; e il cresciuto protagonista romantico di Destination Wedding»Sono solo alcuni dei tanti ruoli di una carriera ricca, con un ruolo da storia del cinema come quello di Neo (in Matrix), che di recente sta proseguendo grazie ai film della serie John Wick. Sempre Fry scrive:

Nonostante abbia una classica bellezza da attore protagonista, non fa sempre gli stessi ruoli: è troppo sostenuto, troppo indecifrabile, troppo misterioso. Ha quel qualcosa che lo fa sembrare “L’uomo che cadde sulla Terra”. C’è qualcosa in lui, e in tutti i suoi ruoli, che lo fa sembrare come di un altro mondo; qualcosa di lievemente solenne e inspiegabile. Non importa che personaggio interpreti, è sempre se stesso. È chiaramente consapevole dell’impressione che suscita.

Sulla sua vita fuori dal cinema, Reeves è molto riservato. Come ha scritto Alex Pappademas in un lungo profilo su GQ (“La leggenda di Keanu Reeves“), è «riuscito nella quasi impossibile impresa di essere una figura di culto enigmatica, nonostante sia stato per decenni un attore di primissimo livello». Si sa che Reeves è nato a Beirut, in Libano, e che ha origini britanniche e cinesi-hawaiane. Il suo nome (pronunciato così) significa “brezza fresca sulle montagne“. Il padre lasciò la famiglia quando lui aveva tre anni e fu in seguito incarcerato per spaccio. Keanu ha detto che negli anni Novanta il padre si fece vivo, ma lui non ne volle sapere. La madre si risposò più volte e insieme al figlio cambiò spesso casa, passando da Sydney, Toronto e New York.

Nella vita di Reeves ci sono stati momenti decisamente tragici: a fine anni Novanta il figlio suo e dell’allora fidanzata, Jennifer Symen, nacque morto. Due anni dopo Symen, con la quale nel frattempo si era lasciato, morì in un incidente. Reeves non ha mai parlato pubblicamente di questi due eventi e negli ultimi vent’anni non ci sono informazioni su sue eventuali nuove compagne. Si sa anche che Reeves fu molto amico del collega River Phoenix, morto nel 1993.

Qualche settimana fa aveva detto, intervistato dal Guardian: «Il lutto e la sofferenza sono cose che non se ne vanno mai, restano con te». La giornalista gli aveva chiesto se era una cosa che aumentava, invecchiando, e lui aveva risposto: «Non penso c’entri con l’età. Sono cose che sono sempre con te e vanno e vengono come la marea». La giornalista aveva insistito, chiedendo se quel lutto fosse per qualcuno in particolare. «Molte persone», aveva risposto lui.

Mentre era in giro per i vari programmi tv per promuovere John Wick: Chapter 3—Parabellum, Reeves è passato anche dal programma di Stephen Colbert, che tra le altre cose gli ha chiesto cosa pensasse di quel che succede dopo la morte. La risposta di Reeves, ponderata dopo un breve momento per pensarci, è stata: «So che mancheremo a quelli che ci vogliono bene». Una risposta, ha scritto Fry, «così saggia e così genuinamente pensata da sembrare quasi una sgridata a tutte le solite chiacchiere da programma televisivo serale». Anche per chi non conosce una parola d’inglese, ascoltate come reagisce il pubblico alla domanda e poi alla risposta.

Keanu Reeves però non è un personaggio cupo: scherza, fa battute e racconta aneddoti che piacciono. Di recente è stato ospite da Ellen DeGeneres e ha raccontato che ai tempi di Speed si era preso una gran cotta per Sandra Bullock (dopo che anche lei aveva raccontato che lo trovava bellissimo ma che pensava di non piacergli). Al minuto 4 del video viene chiesto a Reeves se non ha mai avuto una storia con un’attrice con cui ha lavorato. Anche qui la risposta – una serie di gesti – la capisce anche chi non capisce l’inglese.

Reeves non ha nessun profilo ufficiale sui social network e ha detto più volte di non curarsi granché di ciò che si dice di lui online. Eppure è protagonista di diversi meme: storie, video e immagini che si diffondono tanto e in fretta, venendo di volta in volta reinterpretati. Uno molto recente riguarda la commedia Finché forse non vi separi, in cui interpreta se stesso: a un certo punto entra in scena al rallentatore, con in sottofondo la canzone “Sail” degli Awlonation; poi va dal personaggio di Ali Wong, la bacia e le dice tra le altre cose: «Mi è mancato il tuo spirito».

L’entrata in scena di Keanu ha ispirato un profilo Twitter, seguito da quasi 40mila utenti, unicamente dedicato a mettere quell’unica scena di Reeves che cammina, con in sottofondo canzoni di volta in volta diverse.

Esiste anche un profilo Twitter e Instagram più generico, sempre dedicato a lui: Keanu Reeves che fa cose.

Il meme più famoso su Keanu Reeves è però “Sad Keanu”: nato dopo che fu fotografato  mentre, apparentemente triste, mangiava un panino su una panchina di New York. Era il 2000. L’idea di tristezza derivava dal fatto che il pranzo non sembrava particolarmente ricco, Keanu non era vestito in modo particolarmente curato e aveva un’espressione fissa sul vuoto che sembrava in effetti molto triste. Paragonando questo meme a uno simile con protagonista Ben Affleck, Fry ha scritto: «A differenza del meme “Sad Affleck”, “Sad Keanu” non era mosso da Schadenfreude [espressione tedesca che indica il piacere generato dalle sfortune di altri]. Portò solo alla luce la timida sensibilità che avevamo sempre intuito essere in lui».

Nel 2011 Reeves disse a BBC che avrebbe preferito non gli fosse stata fatta quella foto, che comunque diede ad alcune migliaia di persone l’idea per celebrare una giornata – il “Cheer Up Keanu Day“– dedicata a tirargli su il morale. In breve, l’idea consisteva nel mandargli messaggi, lettere e persino regali – non è ben chiaro a quali indirizzi – per fargli passare l’ipotetica tristezza della foto. Reeves fece sapere che ringraziava tutti per essersi preoccupati, ma che in realtà stava bene ed era un «malinteso dovuta alla foto di un paparazzo».

Come spiega Fry nel suo articolo, oltre che per i tanti meme e le sue notevoli interviste, Reeves è famoso anche per gli aneddoti che lo riguardano (un po’ come succede con Bill Murray). Alcune sono storie raccontate su internet, e quindi per niente verificabili, ma si tratta sempre di aneddoti edificanti, in cui Reeves emerge semplicemente come una bella persona, come un tipo umile, gentile e socievole. Alcune storie sono invece accompagnate da documentazione: come un video in cui, molto semplicemente, Reeves lascia il posto a una donna mentre viaggia in metropolitana.

O come il video che mostra Reeves che, dopo essere rimasto a terra con altri passeggeri a causa di un volo che ha dovuto fare un atterraggio di emergenza, organizza insieme ad altri sconosciuti il noleggio di un pulmino da usare per arrivare insieme a destinazione. È stato poi raccontato che durante il viaggio Reeves ha letto a tutti le cose da sapere su Bakersfield, la città in cui avevano fatto l’atterraggio di emergenza.

Tra i tanti possibili aneddoti su Reeves – reperibili su Twitter e Reddit, oltre che dai vari articoli che li raccontano – Fry ne ha scelti altri tre:

Una volta firmò un autografo per un ragazzo di 16 anni che vendeva biglietti a un cinema, dopo aver capito che il ragazzo era troppo timido per chiederglielo. Era solito chiamare con una settimana di anticipo una piccola libreria indipendente per chiedere i libri che voleva, prima di arrivare a prenderli con la sua moto. Una volta era a una festa, non socializzava granché e si mise a parlare con un’altra attrice, anche lei non particolarmente interessata alla festa. Le chiese se aveva per caso delle foto del suo cane in costume.

L’attrice in questione ha raccontato che sì, le aveva, e che lui sembrò proprio una bella persona.

(Christian Petersen/Getty Images)

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