Lo striscione con una vignetta su Salvini e Di Maio vietato dalla DIGOS

Conteneva una battuta innocua e doveva essere esposto al corteo di un sindacato a Roma: la Questura però dice che il contenuto non c'entra

Lo striscione di Uil Fpl su Luigi Di Maio e Matteo Salvini, l'8 giugno 2019 (ANSA/ MARIANNA BERTINI)

A Roma la Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (DIGOS) della polizia ha vietato al sindacato dei dipendenti pubblici Uil Fpl l’esposizione di uno striscione con una vignetta satirica sui vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini e Luigi Di Maio, vignetta con tutta evidenza innocua e priva di contenuti offensivi. Lo ha segnalato Michelangelo Librandi, segretario generale di Uil Fpl, che ha spiegato che lo striscione doveva essere esposto durante la manifestazione in piazza del Popolo organizzata contestualmente allo sciopero del pubblico impiego.

Secondo Librandi, lo striscione è stato vietato perché «contro i due vicepremier», ma la Questura ha fornito una ricostruzione diversa, difendendo in una nota il comportamento degli agenti. Ha sostenuto che lo striscione sia stato vietato perché «lesivo del decoro paesaggistico», e spiegando che era già successo in passato che altri striscioni fossero stati vietati in quel punto, definito «una parete di interesse storico culturale» in via Adamo Mickiewicz, nei pressi del Pincio.

Lo striscione mostrava una vignetta in cui Di Maio diceva, in romanesco «Mattè, dicono che mettese contro il sindacato porta male» a Salvini, che intento a scattarsi un selfie con una felpa della Uil Fpl rispondeva: «Sì Gigino, lo so, infatti mi sto a portà avanti col lavoro».

Librandi aveva dato una spiegazione un po’ diversa:

Questa mattina volevamo mettere lo striscione al Pincio perché molto grande. Abbiamo poi provato a metterlo per strada ma è intervenuta la DIGOS dicendo che visto che questo striscione era contro i due vicepremier, non poteva essere aperto. (…) Non mi sembra che ci sia nulla di offensivo, abbiamo ripreso una frase che dice spesso Barbagallo [Carmelo, il segretario generale della Uil, ndr], ossia che ‘mettersi contro il sindacato porta sfortuna’.

In una nota, la Questura ha smentito questa ricostruzione, spiegando che «nessuna valutazione è stata fatta sul contenuto, ma si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico, così come previsto dall’art.49 del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, dove si vieta il collocamento o l’affissione di cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelate come Beni Culturali». Il problema, secondo questa versione, era il tentativo di esporlo su quel muro di via Mickiewicz. «È prevista una comunicazione preventiva ai competenti uffici del Comune nel caso in cui si voglia procedere a tali esposizioni che, nella circostanza, non è stata effettuata», ha aggiunto la Questura.

L’episodio ha però generato un dibattito, perché negli ultimi mesi la polizia si è in più occasioni dimostrata molto zelante nel proteggere il ministro dell’Interno dalle contestazioni, facendo rimuovere in diversi casi degli striscioni di protesta esposti in occasione di comizi e incontri pubblici di Salvini. Gli interventi compiuti dalla polizia erano stati motivati con la necessità di evitare provocazioni e di assicurarsi che non si verificassero incidenti, ed erano stati giustificati da un’interpretazione molto ampia di una legge del 1948, che punisce «chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata».

Il caso dello striscione del corteo della Uil Fpl è però diverso, visto che Salvini non era presente alla manifestazione e non c’erano apparenti rischi di turbare la manifestazione. Per questo, alcuni politici di opposizione hanno commentato la vicenda, come il vicesegretario del Partito Democratico Andrea Orlando.

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