Come finisce Game of Thrones

L'articolo che quelli di voi che stanotte hanno preferito dormire NON devono leggere

Alla fine è successo: nella notte tra domenica e lunedì è andato in onda l’ultimo episodio di Game of Thrones, non solo nel senso che è stato il più recente ma anche nel senso che adesso non ce ne saranno più. Non sappiamo cosa prenderà il posto di uno dei fenomeni della cultura pop più rilevanti di questo decennio, né se dopo tutti i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nella serialità televisiva ci potrà essere di nuovo qualcosa di simile, in termini di rilevanza e di trasversalità. Quello che sappiamo, però, è ciò che è successo nell’ultimo episodio, il sesto dell’ottava stagione, chiamato eloquentemente “Il trono di spade”. Questo è il riassunto: se per qualche motivo siete qui per sbaglio, fuggite o rimanete per leggere alcuni dei peggiori spoiler della vostra vita.

*** barriera dello spoiler ***

L’episodio comincia in mezzo alle ceneri svolazzanti di Approdo del Re, rasa al suolo da Daenerys a bordo del suo drago durante un raptus genocida che sembra avere sconvolto tutti tranne gli Immacolati. Tyrion, Jon Snow e Ser Davos camminano per le strade distrutte della città, guardandosi con occhi sgranati: non sembrano esserci sopravvissuti. Tyrion annuncia infine di voler andare da solo nella Fortezza Rossa. Jon incontra Verme Grigio intento a giustiziare un manipolo di soldati dei Lannister sopravvissuti: Jon prova a fermarlo, si mette subito in una brutta situazione, e Ser Davos lo convince a lasciare perdere per ora.

La scena si sposta davanti alla Fortezza Rossa, dove si sono radunati gli Immacolati e i Dothraki. Daenerys, vestita come un cattivo di Star Wars, arringa i suoi soldati con un discorso in cui fa intendere che non intende fermarsi: ringrazia chi ha combattuto per lei, e annuncia nuove guerre finché non saranno liberati “tutti i popoli”, compreso quello di Grande Inverno. Il tutto a pochi passi da Jon Snow, la cui proverbiale espressione basita raggiunge nuovi apici.

Tyrion, che era andato nei sotterranei della Fortezza a cercare Jaime, trovandone il corpo abbracciato a quello di Cersei, fa capolino a sua volta accanto a Daenerys, ma soltanto per gettare polemicamente la spilla da Mano della Regina. Regina che non la prende bene, e lo fa arrestare. Jon va a trovarlo, e i due parlano un po’ del gran guaio che hanno contribuito a far accadere, scambiandosi sguardi tristi: Tyrion prova a mettere Jon davanti all’evidenza che Daenerys è diventata una pazza sanguinaria, e che lui sarebbe stato un condottiero e un re migliore. L’asticella, d’altronde, è non bruciare viva l’intera popolazione di una città che si è appena arresa. Jon ciò nonostante non sembra convinto, e se ne va blaterando goffe promesse di fedeltà alla sua regina mentre Tyrion prova a convincerlo che presto farà uccidere anche lui, in quanto legittimo erede al trono.

Daenerys è nella stanza del trono, una stanza che ora-non-ha-più-pareti: si avvicina, lo guarda, lo sfiora. Per le precedenti otto stagioni ha fatto ogni cosa per arrivare a quella sedia scomoda, ma esita un po’ troppo e non ci si siede. Un grande errore, perché nel frattempo arriva Jon che prova a metterla davanti al grande elefante nella stanza: migliaia di innocenti arsi vivi. Daenerys sembra quasi offesa dal fatto che qualcuno glielo faccia pesare, e Jon dimostra una pessima abilità retorica riuscendo in qualche modo a passare dalla parte del torto. Quindi giura fedeltà a Daenerys, la bacia, e però la uccide con una pugnalata al petto. Drogon, che era nei paraggi, è furioso e dopo aver guardato molto minaccioso Jon lo risparmia – probabilmente perché Targaryen – e rivolge la sua ira sul trono, fondendolo.

La scena si sposta rapidamente: siamo nella Fossa del Drago, e senza troppe spiegazioni sono riunite più o meno tutte le persone importanti rimaste in vita. O meglio: tutte le persone importanti rimaste in vita che riconosciamo, come Sansa, Arya, Bran, Brienne, Gendry, Sam e Ser Davos, più altre di cui ricordarsi il nome è praticamente impossibile. Verme Grigio appare con Tyrion, ancora imprigionato: la morte di Daenerys è trattata piuttosto marginalmente, e tutti sono più interessati a capire chi regnerà adesso.

Dopo che la proposta di Sam di instaurare una democrazia viene accolta da grasse risate, Tyrion propone di nominare Bran, in quanto protagonista di una grande storia e in quanto ricorda tutte le storie di Westeros. Nessuno sembra molto convinto, ma evidentemente Tyrion gode ancora di grande prestigio e fiducia, perché in poco tempo tutti si dicono d’accordo. Bran, alla domanda se accetterà, risponde con un arrogante: «Per cosa credi sia venuto fin qui?». Sansa è l’unica che non vota sì: dice che il Nord tornerà a essere un regno libero com’era un tempo, e nessuno sembra avere la forza di controbattere. Bran lo Spezzato è quindi il Lord dei Sei Regni, e nomina subito Tyrion sua Mano.

Non sappiamo niente di quello che è successo a Jon dopo il momento in cui uccide Daenerys, finché lo rivediamo imprigionato: per qualche motivo, Verme Grigio non l’ha ucciso, ma gli Immacolati lo vorrebbero morto. Bran ha deciso di trovare un compromesso inviandolo al Castello Nero, dove dovrà rimanere esiliato fino alla fine dei suoi giorni.

Arya decide di andare a esplorare le sconosciute terre a Ovest di Westeros, Sansa torna a Grande Inverno dove è incoronata Regina del Nord, mentre ad Approdo del Re si insedia il nuovo governo, composto da Tyrion, Sam, Brienne, Ser Davos e Bronn, a sorpresa ministro delle Finanze, che mettono in scena un dibattito sui bordelli. Verme Grigio e gli Immacolati salpano verso Naath, l’isola di Missandei.

Jon intanto arriva a Castello Nero e per qualche motivo ci sono solo Bruti. Ritrova Tormund e il suo metalupo Ghost, e tutti insieme attraversano la Barriera per dirigersi a Nord: l’ultima scena di Game of Thrones li mostra addentrarsi nel bosco.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di più, e migliori.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la newsletter, una quota minore di inserzioni pubblicitarie, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.