(Juan Naharro Gimenez/Getty Images)

Come funziona la legge elettorale per le europee

In Italia e in giro per l'Europa si vota con un sistema proporzionale, ma ciascun paese ha le sue particolarità

(Juan Naharro Gimenez/Getty Images)

Tra il 23 e il 26 maggio 2019 si vota per rinnovare il Parlamento Europeo. Diversi paesi voteranno fra venerdì e sabato – in Italia si vota soltanto domenica 26 – ma lo spoglio inizierà contemporaneamente in tutti i paesi alle 23 di domenica.

Il Parlamento è eletto a suffragio universale diretto – cioè i cittadini europei eleggono direttamente i loro rappresentanti – da tutti gli aventi diritto che hanno più di 18 anni (tranne in Austria e a Malta dove l’età minima per esercitare il diritto di voto è 16 anni, e in Grecia, dove ne bastano 17). Ogni stato elegge i propri rappresentanti secondo le modalità previste dal proprio ordinamento. L’unica indicazione dell’UE è che i parlamentari siano eletti con un sistema proporzionale: se un partito otterrà il 30 per cento dei voti in tutto il paese o in una particolare circoscrizione – dove ci sono, sono molto ampie – otterrà anche circa il 30 per cento dei seggi.

– vedi anche: cos’è e cosa fa il Parlamento Europeo

Per i trattati europei ogni stato membro può eleggere fino a un massimo di 96 parlamentari europei e un minimo di 6. La Germania è l’unico paese che ha diritto a eleggerne 96 perché è il più popoloso dell’Unione Europea (circa 82 milioni di abitanti). Cipro, Lussemburgo e Malta eleggono solo sei parlamentari perché sono i paesi più piccoli.

Tecnicamente per questa legislatura dovevano essere eletti soltanto 705 deputati, a differenza della scorsa (2014-2019) quando gli eurodeputati erano invece 751. Sulla carta il Regno Unito non avrebbe più dovuto far parte dell’Unione Europea e parte dei suoi seggi erano già stati ridistribuiti tra gli altri paesi membri. Secondo la nuova ridistribuzione, ad esempio, l’Italia avrebbe avuto diritto di eleggere 3 eurodeputati in più, per un totale di 76 invece che 73. Ma dopo gli ultimi sviluppi su Brexit e la proroga concessa al Regno Unito dal Consiglio europeo, anche i cittadini britannici voteranno i propri rappresentanti al Parlamento Europeo.

La legge elettorale italiana per le europee

La legge elettorale italiana per le europee risale al 1979, l’anno in cui si tennero le prime elezioni del Parlamento Europeo, ed è la più vecchia legge elettorale ancora vigente in Italia. Si vota con un proporzionale puro – cioè un sistema elettorale in cui la percentuale di parlamentari eletti per ogni partito coincide più o meno con quella dei voti ricevuti alle elezioni, lo stesso sistema in uso durante la Prima Repubblica – e la soglia di sbarramento per i partiti è al 4 per cento. Ogni elettore può scegliere fino a tre nomi di candidati presenti in una stessa lista rispettando però la rappresentanza di genere (non si possono votare solo uomini o solo donne: in questo caso viene considerato solo il primo nome indicato).

Per le elezioni europee l’Italia viene divisa in cinque circoscrizioni elettorali, ognuna delle quali elegge un numero di europarlamentari proporzionale al numero di abitanti di ogni circoscrizione. La ripartizione dei 73 seggi per le europee del 2014 prevedeva che 20 seggi spettassero alla circoscrizione nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia); 14 a quella nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna); 14 a quella centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); 17 a quella meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) e 8 alle isole.

Ciascun candidato può presentarsi nelle circoscrizioni che vuole: i leader di partito come Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, presenti un po’ ovunque, decideranno in un secondo momento se e in quale circoscrizione farsi effettivamente eleggere. In tutte le altre subentrerà al loro posto il secondo candidato per numero di preferenze.

– leggi anche: Come si vota alle elezioni europee

Le leggi elettorali europee negli altri paesi UE

Dal 1999, quando è entrato in vigore il trattato di Amsterdam, in tutti i paesi dell’Unione Europea si eleggono i rappresentati al Parlamento Europeo attraverso un sistema proporzionale.

Le uniche eccezioni si trovano a Malta e in Irlanda, dove viene usato il metodo del voto singolo trasferibile. È una pratica tipica del mondo anglosassone che con un unico voto permette all’elettore di assegnare più di una preferenza numerando i candidati sulla scheda elettorale, in base alle proprie scelte. Prima dello spoglio viene stabilita una quota che ogni candidato deve raggiungere per essere eletto: si chiama Droop quota, dal nome del matematico inglese che l’ha inventata nell’Ottocento, Henry Richmond Droop, e si calcola dividendo i voti validi per il numero dei seggi in palio più 1. Tutti candidati che superano la quota con le prime preferenze vengono eletti. Quando invece un candidato raggiunge durante lo scrutinio i voti della quota, lui o lei viene eletto e i voti successivi vengono computati in base alle seconde preferenze. Quando invece un candidato raggiunge durante lo scrutinio i voti della quota, lui o lei viene eletto e i voti successivi vengono computati in base alle seconde preferenze

In Germania, è in vigore un sistema più semplice con una importante variante. I 96 europarlamentari sono eletti attraverso un sistema proporzionale e non c’è una soglia di sbarramento. Oltre ai candidati, i partiti nominano anche un candidato sostituto per ogni nome della lista: nel caso infatti in cui un parlamentare eletto non possa portare a termine il mandato il suo posto verrà preso dal suo sostituto.

La Francia, invece, è divisa in otto distretti regionali che eleggono i 74 deputati (79 in caso di Brexit) al Parlamento Europeo attraverso un sistema proporzionale con seggi attribuiti alla liste attraverso il metodo D’Hondt, che più o meno rispetta le quote proporzionali. Anche nel 2014 la Francia aveva eletto 74 deputati, nel 2009 72. La soglia di sbarramento è al 5 per cento.

In Spagna c’è un unico collegio elettorale nazionale e non è prevista una soglia di sbarramento. La Spagna ha diritto a 54 seggi che vengono assegnati con il metodo D’Hondt. I partiti regionali e quelli più piccoli solitamente si uniscono in liste comuni per aumentare le loro chance di eleggere almeno un europarlamentare. A volte succede che i membri di queste coalizioni si accordino tra di loro per far ruotare il seggio tra i diversi partiti. Nel 2014, ad esempio, la coalizione Primavera Europea – composta da otto partiti regionali di sinistra, ecologisti e in alcuni casi nazionalisti federalisti – aveva ottenuto un seggio al Parlamento europeo: dal 2014 fino all’ottobre il seggio è stato occupato da Jordi Sebastià, di Compromís, una coalizione di liste valenciane, mentre adesso è occupato da Florent Marcellesi, il candidato di punta di Equo, un partito politico ecologista spagnolo nato nel 2011.

Una delle leggi più complicate è quella del Lussemburgo, che di per sé ne ha già una molto complicata per le elezioni del parlamento nazionale. Essendo uno dei paesi più piccoli dell’Unione il Lussemburgo elegge solo 6 deputati; gli elettori, quindi, possono esprimere fino a sei preferenze. Teoricamente possono scegliere tra i candidati di tutte le liste, oppure possono mettere il voto su una lista sola, e automaticamente i loro voti vanno ai sei candidati della lista. In Lussemburgo, inoltre, andare a votare per le elezioni è obbligatorio per legge (come anche in Belgio, Bulgaria, Cipro e Grecia), motivo per cui l’affluenza è molto alta: nel 2014 fu dell’85,5 per cento, contro una media europea del 42,6 per cento.

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