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  • giovedì 2 maggio 2019

Cosa bisogna fare con Huawei

L’approccio del governo britannico è quello giusto, dice l’Economist, per tre ragioni

Kevin Frayer/Getty Images

Il 24 aprile il Regno Unito ha deciso che la società cinese Huawei potrà realizzare una parte della rete cellulare 5G nel paese. È una decisione grossa perché il 5G (un nuovo tipo di connessione superveloce) è molto importante e perché negli ultimi mesi si è molto parlato di Huawei (una delle più grandi aziende mondiali di telecomunicazione) e dei suoi presunti legami con il governo cinese. In particolare, gli Stati Uniti ritengono che Huawei agisca per conto del governo cinese e che sia quindi pericoloso affidare alla società qualcosa di così determinante come la rete 5G del proprio paese. Sono accuse che non sono state provate, ma su cui stanno insistendo molto gli Stati Uniti che, insieme al Regno Unito, fanno parte del “Five Eyes”, un accordo tra cinque paesi anglofoni per lo scambio di informazioni tra le rispettive agenzie di intelligence.

In questi giorni si è parlato della decisione del Regno Unito soprattutto perché, per una fuga di notizie relative a quella decisione, la prima ministra Theresa May ha licenziato il segretario della Difesa Gavin Williamson. Ma quella è un’altra storia. La cosa davvero importante è che il Regno Unito abbia scelto, nonostante il parere contrario degli Stati Uniti, di affidare un importante ruolo nel futuro del proprio sistema tecnologico a una società cinese i cui legami con il suo governo non sono in effetti del tutto chiari. La recente decisione – presa dopo un incontro a cui hanno partecipato May e molti suoi ministri – rappresenta di certo una chiara vittoria per Huawei, ma secondo l’Economist si tratta anche di un “ingegnoso compromesso” per il Regno Unito e un modello per tutti gli altri grandi paesi che presto potrebbero trovarsi a decidere sullo stesso argomento.

Per cominciare, l’Economist ha spiegato che l’accordo prevede che Huawei «partecipi alla costruzione del network, ma che la società non avrà il permesso di occuparsi delle parti più importanti del sistema». Vuol dire che Huawei gestirà parti secondarie e “non essenziali” del sistema. L’Economist ha poi aggiunto che la decisione britannica «non è per niente un tradimento» ma che è una scelta saggia, perché usa le competenze di Huawei ma decide di farlo in modo controllato e limitato. Secondo il settimanale britannico si tratta di una scelta giusta sia dal punto di vista tecnico che da quello  geopolitico.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici: Huawei è grande e competente, rinunciare a collaborarci del tutto potrebbe voler dire avere una rete meno efficace o più costosa. E soprattutto, anche scegliendo altre società, ci sarebbero stati comunque dei rischi di sicurezza nazionale, perché, scrive l’Economist, ogni sistema, di ogni tipo, può subire cyber-attacchi. Una società come Huawei non è l’unico modo che il governo cinese potrebbe usare per hackerare, spiare o influenzare altri paesi. La Russia, ad esempio, già lo fa, e non c’è nessuna grande e potente società russa di telecomunicazioni che operi nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Poi ci sono gli aspetti geopolitici: l’Economist scrive che rinunciando a Huawei, il Regno Unito sarebbe rimasto tagliato fuori da «un sistema commerciale globale e aperto» e che «i paesi devono avere relazioni economiche tra loro, anche se rivali».

L’Economist individua anche tre princìpi che «il Regno Unito e altri paesi dovrebbero osservare in una situazione di questo tipo»:

  1. «Un continuo controllo». Gli attacchi informatici avvengono in genere perché ci sono falle nei codici da cui i sistemi informatici dipendono per funzionare. Il miglior modo per evitare che i sistemi possano essere manomessi o bypassati è farli fare a chi li sa fare, dedicarci molta cura e tenerli controllati e aggiornati.
  2. «Una limitazione delle attività di Huawei». Come detto, Huawei avrà un ruolo nella realizzazione del 5G britannico, ma non farà tutto e non gestirà gli aspetti più sensibili del 5G britannico.
  3. «Una inversione a U è sempre possibile». L’Economist scrive che l’opzione più giusta è «mitigare i possibili rischi rappresentati da Huawei e allo stesso tempo evitare una guerra commerciale con la Cina. Per questo è giusto provare a collaborare con Huawei ma è anche giusto, come potrà fare il Regno Unito (visto che Huawei si occupa di parti “non essenziali”), garantirsi la possibilità di poter cambiare idea in futuro, se si dovesse appurare che, in effetti, Huawei è una società pericolosa.

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