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  • lunedì 29 aprile 2019

La storia dei vip che non danno la mancia ai fattorini, per chi se l’è persa

Se ne sta parlando ancora, mentre per l'1 maggio è stato indetto uno sciopero dei rider

(Dan Kitwood/Getty Images)

Il prossimo primo maggio potrebbe essere molto difficile ricevere le consegne di pasti a domicilio gestite da popolari servizi come Deliveroo o Just Eat. I sindacati autonomi e le associazioni dei rider, i fattorini che in condizioni precarie e per stipendi molto bassi lavorano per queste società, hanno infatti proclamato uno sciopero per quel giorno e chiedono ai fattorini di non rispondere alle richieste di consegna che arriveranno loro e di lasciare gli ordini inevasi.

Lo sciopero per chiedere migliori condizioni lavorative arriva pochi giorni dopo un’altra protesta dei rider, molto più originale e controversa. Giovedì scorso, Deliverance Milano, un collettivo formato da rider impiegati nella città di Milano, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un elenco di personaggi della musica e dello spettacolo accusati di non dare la mancia ai fattorini. «Questa è la nostra #blacklist – hanno scritto i membri del collettivo – un elenco di tutte le star e i vip che regolarmente ordinano con le app e non lasciano la mancia a nessun fattorino, nemmeno in caso di pioggia!».

In una parte del messaggio, molto commentata e criticata per il suo tono minaccioso, i membri del collettivo promettevano nuove azioni che avrebbero potuto colpire proprio i clienti facoltosi della app: «Ricordatevi sempre una cosa clienti: entriamo nelle vostre case, vi portiamo il cibo e qualsiasi altra cosa vogliate, praticamente a tutte le ore del giorno, siamo in strada sotto la pioggia battente o sotto il sole cocente, senza assicurazione. Sappiamo tutto di voi. Sappiamo cosa mangiate, dove abitate che abitudini avete».

Tra i nomi dei “vip” che non darebbero mance compaiono quelli dell’influencer e stilista Chiara Ferragni e di suo marito, il cantante Fedez, il personaggio televisivo Platinette, i rapper Marracash e Rocco Hunt. «Inutile dire che questi personaggi famosi vivono in quartieri residenziali extralusso o nel centro delle città – scrivono i membri del collettivo Deliverance – ed è significativo riscontrare come sia più facile ricevere la mancia se si consegna in zone popolari o in quartieri periferici, piuttosto che in distretti o in civici fighetti e più pettinati».

Quasi tutte le persone coinvolte hanno respinto le accuse, alcuni, come Rocco Hunt e Marracash, ricordando il loro passato di lavoratori in condizioni difficili. Marracash ha anche postato degli screenshot di una sua conversazione via chat in cui un rappresentante di Deliveroo conferma che il rapper ha pagato una mancia «nella quasi totalità degli ordini effettuati». Platinette ha invece fatto sapere che non utilizzerà più servizi di consegna di cibo a domicilio.

Il rapper Fedez ha risposto con un video su Instagram in cui, oltre a smentire l’accusa, ha sostenuto che «le mance fanno parte di un retaggio americano che è il non plus ultra dello sfruttamento del capitalismo» e che «In America le mance sono obbligatorie perché il datore di lavoro ti può pagare di meno». In una successiva discussione su Facebook con la deputata del Partito Democratico Giuditta Pini, che lo aveva criticato per aver postato su Instagram un’immagine in cui sembrava prendersi gioco dei fattorini, Fedez ha risposto che l’intera storia delle mance è una “fake news” e che lui non aveva alcuna intenzione di prendersi gioco dei fattorini. AssoDelivery, l’associazione di cui fanno parte le principali società che gestiscono i servizi di consegna di cibo a domicilio, ha criticato molto duramente la pubblicazione della lista di Deliverance e ha detto di aver segnalato la cosa «alle autorità competenti».

La questione del trattamento contrattuale dei rider è da anni discussa in tutta Europa. Le aziende considerano dei fattorini una specie di lavoratori autonomi, che si mettono al servizio dell’azienda quando ne hanno voglia o necessità. Le associazioni dei rider e chi le appoggia sostengono invece di essere dipendenti delle aziende e chiedono tutele corrispondenti: stipendi più alti, assicurazioni contro gli infortuni e riferimenti orari per svolgere il lavoro più rigidi. I rider vengono spesso utilizzati come simbolo della più vasta categoria della “gig economy”, “l’economia dei lavoretti”, quel settore in rapida crescita che si basa sul lavoro saltuario e occasionale di migliaia di lavoratori, spesso al loro primo impiego.

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha più volte parlato della sua volontà di intervenire sul tema per via legislativa, imponendo alle aziende un migliore trattamento dei rider e delle altre categorie coinvolte nella “gig economy”. Quasi nessuna proposta però si è concretizzata, mentre sono aumentate le occasioni di dialogo tra il Movimento 5 Stelle e le aziende che si occupano di consegne. A intervenire è stata invece l’Unione Europea, il cui Parlamento ha da poco approvato una norma che allarga i diritti dei rider, imponendo stringenti obblighi di trasparenza alle aziende, tra cui anche l’obbligo di fissare limiti orari alla possibilità di svolgere il lavoro.

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