• Mondo
  • mercoledì 17 aprile 2019

La ricostruzione di Notre-Dame

Il presidente Macron ha promesso che verrà ricostruita in 5 anni, ma secondo altre stime non basteranno

(Dan Kitwood/Getty Images)

L’incendio che lunedì sera ha coinvolto la cattedrale di Notre-Dame di Parigi è stato ormai completamente spento, e ora si stanno cominciando a fare i conti dei danni. La struttura in pietra ha retto, ma due terzi del tetto e della struttura in legno che lo sosteneva – dove si è sviluppato il grosso dell’incendio – sono andati distrutti, così come anche la guglia ottocentesca che sovrastava la cattedrale e parte della volta del transetto, crollata all’interno. Si sono salvati i tre grandi rosoni Duecenteschi, tra le opere più preziose di Notre-Dame, come anche molte delle opere d’arte che erano all’interno della cattedrale, ma sono ancora in corso le valutazioni dei danni: diversi quadri, per esempio, sono rimasti anneriti per il fumo e saranno trasferiti al museo del Louvre per essere restaurati.

Ancora non si sa cosa abbia causato l’incendio, ma secondo il procuratore di Parigi Rémy Heitz non ci sono indizi che facciano pensare che sia stato doloso: si sarebbe quindi trattato di un incidente. La polizia si sta concentrando sull’ipotesi che il fuoco sia cominciato a causa dei lavori di restauro che erano in corso intorno alla guglia, e al momento quindici operai che erano impegnati nei lavori alla cattedrale sono stati interrogati. Heitz ha anche detto che lunedì c’era stata una prima allerta incendio alle 18.20, seguita da una procedura di accertamento, ma non era stato riscontrato nessun incendio. C’era stata poi una seconda allerta alle 18.43, e a quel punto era stato rilevato l’incendio nella struttura in legno.

Nel frattempo martedì sera il presidente francese Emmanuel Macron ha pronunciato un discorso in diretta televisiva, durante il quale ha garantito: «Ricostruiremo Notre-Dame e sarà ancora più bella di prima, ma dovrà essere fatto entro cinque anni. E possiamo farlo». Lunedì sera Macron aveva rimandato, a causa dell’incendio, il discorso che avrebbe dovuto tenere per concludere il cosiddetto Grand Débat, una serie di incontri pubblici portati avanti da lui e da altri ministri francesi per ascoltare le rivendicazioni della cittadinanza, deciso in seguito alle proteste dei gilet gialli.

Le stime di Macron sulla ricostruzione si discostano da quelle fatte ieri da Frédéric Létoffé, uno dei due presidenti del Groupement des entreprises de restauration de monuments historiques (GMH), un gruppo di imprese che si occupano di restaurare monumenti storici e che comprende anche Le Bras Frères, l’impresa che aveva l’appalto per il restauro della guglia. Secondo Létoffé, infatti, per il restauro di Notre-Dame potrebbero volerci tra i 10 e i 15 anni. Per quanto riguarda i costi, invece, al momento non ci sono dati precisi: si parla di diverse centinaia di milioni di euro, ma stime più puntuali potranno essere fatte solamente dopo che saranno stati valutati tutti i danni della cattedrale.

Mercoledì il primo ministro francese Edouard Philippe ha annunciato che sarà lanciato un concorso internazionale per architetti per costruire «una nuova guglia adattata alle tecniche e alle sfide della nostra era» e per valutare se ricostruirla identica a com’era prima del crollo o se invece se ne debba fare una del tutto nuova. Il presidente Macron, inoltre, ha lanciato una raccolta fondi nazionale, mentre diversi privati hanno già annunciato ingenti donazioni per il restauro di Notre-Dame. La multinazionale francese del lusso LVMH ha detto che donerà 200 milioni di euro e la famiglia Pinault, che controlla Kering (l’altro grosso gruppo del lusso francese che possiede Gucci, Yves Saint Laurent e Balenciaga, tra gli altri) ha detto che ne donerà 100. Anche il gruppo francese L’Oréal, controllato dalle famiglie Bettencourt-Meyers, donerà 200 milioni di euro, mentre il gruppo petrolifero Total ne donerà altri 100.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di più, e migliori.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la newsletter, una quota minore di inserzioni pubblicitarie, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.