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  • venerdì 22 marzo 2019

C’è sempre più terrorismo di estrema destra

Lo sostiene l'Economist: il terrorismo di matrice islamica continua però a ricevere circa il 360 per cento in più di copertura mediatica

La marcia dell'estrema destra a Charlottesville, negli Stati Uniti, durante la quale un uomo alla guida di un'auto investì la contromanifestazione degli antifascisti, uccidendo una persona e ferendone altre 28 (Chip Somodevilla/Getty Images)

Dopo l’attentato contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda, in cui 50 persone sono state uccise e altre 50 ferite, in tutto il mondo si è tornati a parlare del terrorismo di estrema destra. Anche se è difficile misurare razzismo e discriminazione nella vita quotidiana, tutte le principali ricerche mostrano che gli episodi violenti e i massacri motivati da ideologie razziste, nazionaliste o suprematiste sono in aumento, almeno rispetto al recente passato.

È facile trovare esempi nella cronaca recente. Alcuni dei più spettacolari e sanguinosi attentati degli ultimi anni sono stati compiuti proprio da esponenti dell’estrema destra: gli attacchi di Utøya e Oslo compiuti nel luglio 2011 da Anders Breivik, in cui furono uccise 77 persone, tra cui decine di iscritti alla sezione giovanile del Partito Socialista; l’attacco di Monaco nel 2016, quando un 18enne autoradicalizzato uccise 10 persone in un ristorante della città tedesca; e l’attacco dello scorso ottobre compiuto dal 46enne Robert D. Bowers all’interno di una sinagoga di Pittsburgh, in Pennsylvania, quando furono uccise 11 persone.

Secondo l’Economist, comunque, bisogna fare attenzione nel misurare questo tipo di violenza. Non è sempre facile individuare i motivi che spingono gli attentatori ad agire, né comprendere cosa esattamente sia terrorismo e cosa non lo sia. Come nota l’Economist, «non tutti gli omicidi che hanno una componente di odio razziale hanno anche obiettivi politici, la caratteristica che li renderebbe atti di terrorismo».

La difficoltà a classificare gli attentati crea inoltre diversi problemi nel comparare il numero di persone uccise dalle varie forme di terrorismo. Secondo la Anti-Defamation League, uno storico gruppo di pressione americano a favore dei diritti civili, il terrorismo di estrema destra è stato responsabile del 73 per cento delle uccisioni legate all’estremismo avvenute negli Stati Uniti tra il 2009 e il 2018, mentre l’estremismo islamista soltanto del 23 per cento. Secondo uno studio dell’università del Maryland, che cura il database START, nello stesso periodo gli estremisti islamici avrebbero ucciso il doppio delle persone uccise dall’estremismo di destra.

Anche se realizzare questo tipo di conteggi rischia di farci finire dentro trappole metodologiche, si può dire con certezza che negli ultimi 15-20 anni gli attacchi terroristici di estrema destra siano aumentati. I dati più impressionanti sono quelli raccolti dal Global Terrorism Index.

Episodi violenti legati all’estremismo di destra (Global Terrorism Index)

L’incremento degli episodi violenti legati all’estremismo di destra è particolarmente intenso se confrontiamo l’ultimo decennio con il periodo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, quando, dopo aver compiuto alcuni degli attentati più gravi della storia recente – come quello di Oklahoma, in cui furono uccise 168 persone –, il terrorismo di estrema destra entrò in una fase di declino. Anche in Europa, almeno fino agli anni Ottanta, l’estremismo di destra, insieme a quello di sinistra e separatista, era stato la principale fonte di violenza politica, prima di calare in maniera significativa.

Questo ritorno dell’estremismo violento di estrema destra è legato a un’ideologia globale e alla diffusione di simboli e parole d’ordine: la più nota è la teoria della “sostituzione etnica” sostenuta anche da politici importanti, come il primo ministro ungherese Viktor Orbán e il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini. Ad aiutarne la diffusione sarebbe stata, secondo alcuni, la diffusione dei social network che ha permesso a frange estreme un tempo isolate di connettersi da un capo all’altro del mondo.

Il fenomeno è ancora molto sottovalutato dai politici, in particolare da quelli che hanno mostrato simpatie o atteggiamenti di complicità nei confronti dell’estrema destra. Il caso più famoso è quello del presidente Donald Trump, che ha sempre mostrato grandi difficoltà a chiamare “terrorismo” gli atti di violenza politica compiuti dall’estrema destra e ha ripetuto, anche dopo l’attacco di Christchurch, di non considerare una minaccia il “suprematismo bianco”. Lo stesso ha fatto in Italia Salvini, che in passato ha ampiamente sfruttato l’estrema destra per ottenere consenso, e dopo l’attacco in Nuova Zelanda ha detto che l’unica vera minaccia è il terrorismo islamico.

Anche i media hanno fatto molta fatica a trattare questi attacchi con la stessa serietà che riservano ad altri tipi di violenza politica. Secondo una ricerca dell’Università dell’Alabama citata dall’Economist, tra il 2006 e il 2015 gli attentanti di matrice islamica hanno ricevuto negli Stati Uniti il 360 per cento di copertura mediatica in più rispetto agli attacchi di dimensioni simili compiuti da tutti gli altri estremisti.