Una bandiera venezuelana sventolata durante la manifestazione contro il governo di Nicolás Maduro a Caracas, il 9 marzo 2019 (Edilzon Gamez/Getty Images)
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  • domenica 10 marzo 2019

Le manifestazioni di sabato in Venezuela

Sia i sostenitori di Maduro che quelli di Guaidó hanno partecipato a cortei e comizi, e in entrambi si è parlato del grosso black-out di questa settimana

Una bandiera venezuelana sventolata durante la manifestazione contro il governo di Nicolás Maduro a Caracas, il 9 marzo 2019 (Edilzon Gamez/Getty Images)

Sabato a Caracas e in altre città del Venezuele ci sono state nuove manifestazioni a sostegno e contro il governo del presidente Nicolás Maduro, e sia Maduro che Juan Guaidó, l’autoproclamato presidente ad interim, hanno parlato ai propri sostenitori. Migliaia di persone hanno partecipato ai cortei: i sostenitori di Guaidó in particolare hanno manifestato a Barcelona, Barquisimeto, Coro, La Asunción, Maracaibo e Puerto Ordaz. È probabile che l’alta partecipazione sia stata aiutata anche dal grosso black-out che ha colpito quasi tutto il Venezuela giovedì pomeriggio, e che è ancora in corso in molte zone del paese. Maduro ha detto che il black-out è stato causato da un attacco informatico organizzato dagli Stati Uniti, mentre secondo gli esperti è stato dovuto alla cattiva manutenzione di una diga.

Nonostante il Venezuela abbia grande risorse petrolifere, la rete elettrica si appoggia principalmente su un sistema di produzione di energia idroelettrica. Le dighe principali però sono danneggiate da anni di incuria e i black-out sono piuttosto frequenti. Il black-out di giovedì ha lasciato senza energia elettrica case e ospedali, e sono state segnalate fino a 17 morti legate al malfunzionamento dei macchinari in vari ospedali che non hanno potuto attivare i generatori d’emergenza: il bilancio però non è stato confermato. I familiari di molti pazienti hanno cercato di spostare i propri cari in strutture sanitarie in cui invece i generatori funzionavano.

Tra le altre cose Maduro ha elogiato l’esercito per essergli stato leale e non aver appoggiato Guaidó, evitando così il «colpo di stato» sostenuto dagli Stati Uniti. In realtà, Guaidó si ritiene il legittimo presidente ad interim del Venezuela perché considera non valide le ultime elezioni presidenziali: interpreta un emendamento costituzionale che consente al presidente dell’Assemblea Nazionale (il suo incarico ufficiale) di guidare un governo provvisorio come giustificazione e legittimazione della sua autoproclamazione. La maggior parte dei paesi Occidentali si sono schierati con Guaidó.

Il 22 febbraio Guaidó era andato all’estero e aveva viaggiato in sud America per incontrare gruppi di venezuelani espatriati, nonostante il governo di Maduro gli avesse proibito di uscire dal paese. Questa settimana però è rientrato in Venezuela e durante la manifestazione di protesta a Caracas ha detto che il black-out di giovedì è stato causato da anni di scarsi investimenti sulle infrastrutture.

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