• Scienza
  • mercoledì 27 febbraio 2019

In Inghilterra saranno tutti “presunti donatori” di organi

Una nuova legge vuole incentivare le donazioni, seguendo i successi ottenuti nel Galles e in altre parti del mondo: in Italia basta scriverlo su un foglio

(Sean Gallup/Getty Images)

In Inghilterra è nelle ultime fasi di approvazione una nuova legge che – salvo diverse indicazioni da parte degli interessati – renderà tutti i cittadini inglesi potenziali donatori di organi dopo la morte. Le attuali regole prevedono che ogni individuo dica esplicitamente di volere essere un donatore, mentre con la nuova legge a partire dal 2020 funzionerà al contrario: saranno tutti donatori, a meno che abbiano indicato in vita di non volerlo essere. Il nuovo provvedimento è simile a una legge già in vigore nel Galles e che si è dimostrata utile per fare aumentare il numero delle donazioni di organi, salvando la vita a centinaia di persone.

L’approvazione della nuova legge da parte del Parlamento è stata accelerata in seguito alla storia di Keira Ball, una bambina di 9 anni morta nell’estate del 2017 con la madre e il fratello in seguito a un incidente automobilistico. Il padre della bambina, Joe Ball, acconsentì alla donazione degli organi della figlia che furono utilizzati per salvare la vita a quattro persone, compreso Max Johnson, un bambino di nove anni che aveva bisogno di un trapianto di cuore.

All’epoca Johnson era ricoverato presso l’ospedale di Newcastle con una grave infezione virale, che aveva compromesso il funzionamento del suo cuore. Era tenuto in vita grazie a un assistente meccanico cardiaco, una sorta di pompa esterna che provvede a mantenere attiva la circolazione sanguigna. Johnson aveva pochi giorni di vita e la sua famiglia si stava ormai rassegnando a vederlo morire, quando arrivò la notizia di un nuovo cuore e della possibilità di effettuare il trapianto. Ora Johnson ha 11 anni e sta bene, anche se deve sottoporsi a cicli di medicinali piuttosto pesanti per evitare il rigetto del cuore di Keira Ball.

La storia dei due bambini fu raccontata dai giornali britannici riavviando il dibattito sulla donazione degli organi, complice una maggiore sensibilità e attenzione da parte dell’opinione pubblica. In seguito, il parlamentare laburista Geoffrey Robinson propose di modificare la legge inglese introducendo un meccanismo per rendere tutti donatori, salvo una loro diversa indicazione. La legge ha seguito il proprio iter parlamentare ed è nelle sue ultime fasi di approvazione, in tempo per entrare in vigore a partire dal prossimo anno.

Nel Regno Unito attualmente ci sono circa 6mila persone in attesa di un trapianto. Solo lo scorso anno, grazie alle donazioni degli organi, è stato possibile salvare la vita di almeno 400 pazienti. Secondo i suoi sostenitori, la nuova legge permetterà di avere un numero più alto di donazioni e di coinvolgere la popolazione su un tema così importante per la salute pubblica.

La legge prevede che, salvo rare eccezioni, gli individui siano considerati “potenziali donatori” salvo non avessero espresso la loro contrarietà alla donazione quando erano in vita. È comunque prevista l’esistenza di un registro, come già avviene ora, per segnalare la propria esplicita volontà a donare gli organi. In sua assenza, i familiari potranno opporsi alla donazione o chiedere ulteriori chiarimenti alle autorità sanitarie prima di dare il consenso.

Nel Galles una legge simile esiste dalla fine del 2015 e ha dimostrato di incidere sensibilmente sul consenso alla donazione. Si è passati dal 58 per cento del 2015 al 75 per cento del 2018. In Scozia il Parlamento sta valutando un sistema simile a quello in fase di approvazione in Inghilterra.

Il sistema del presunto consenso è utilizzato in diversi paesi del mondo e si è rivelato molto utile per fare aumentare le donazioni degli organi. Ha funzionato soprattutto nei paesi dove sono state avviate campagne di sensibilizzazione sull’argomento, lavorando sulla fiducia dei cittadini nei confronti dei sistemi sanitari e delle istituzioni che se ne occupano.

Come funziona in Italia
In Italia il consenso per la donazione degli organi deve essere espresso in vita dall’interessato, oppure dai suoi familiari dopo il decesso. Negli ultimi anni il sistema per la donazione è stato ampiamente semplificato e ci sono diverse modalità per esprimere il proprio consenso, o dissenso, a patto di essere maggiorenni.

La più semplice è scrivere la propria volontà su un foglio bianco, sul quale devono esserci la data del giorno in cui è stato scritto e la propria firma. La dichiarazione deve essere poi tenuta sempre tra i documenti personali. Dal sito del ministero della Salute è inoltre possibile scaricare un “tesserino blu” da stampare e compilare, ricordandosi poi di tenerlo tra i propri documenti personali. Altre opzioni comprendono la firma di un modulo presso la propria Azienda Sanitaria Locale, presso l’anagrafe del proprio comune o la compilazione di un atto presso l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi (AIDO).

Nel caso delle dichiarazioni all’ASL o all’anagrafe o all’AIDO, la volontà del donatore viene inserita nel Sistema Informativo Trapianti, rendendo più semplice la verifica da parte del personale sanitario dopo il decesso del donatore. Se si cambia idea in qualsiasi momento della propria vita, è sufficiente segnalarlo o compilare un’autocertificazione: fa sempre fede l’ultimo documento sul tema firmato, quindi con data più recente.

Se non si è provveduto in vita a dichiarare le proprie volontà, la donazione è consentita salvo non venga espresso un parere contrario da parte dei familiari più stretti (decide, nell’ordine: il coniuge non separato, il convivente, i figli maggiorenni, i genitori). Nel caso dei minorenni sono sempre i genitori a fare la scelta, e basta la contrarietà di uno dei due per impedire che sia effettuato il prelievo degli organi da donare.

Nel 1999 era stato introdotto per legge il “silenzio assenso” su un modello simile a quello che si sta approvando in Inghilterra, ma gli articoli che lo contemplavano non hanno mai trovato attuazione. Un successivo decreto del ministero della Salute ha indicato il meccanismo del consenso o del dissenso esplicito.

Quando si dà il proprio consenso esplicito in vita, si acconsente al prelievo dopo la morte – a seconda delle necessità e del loro stato di conservazione – di:

  • pelle,
  • ossa,
  • tendini,
  • cartilagine,
  • cornee,
  • valvole cardiache,
  • vasi sanguigni,
  • cuore,
  • polmoni,
  • reni,
  • fegato,
  • pancreas,
  • intestino.

La legge italiana vieta esplicitamente la donazione del cervello, per il quale non ci sono comunque tecniche di trapianto efficaci, e delle gonadi (testicoli e ovaie).