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  • lunedì 18 febbraio 2019

A Haiti si continua a protestare

Nel paese più povero delle Americhe i manifestanti chiedono da giorni le dimissioni del presidente, e 7 persone sono morte negli scontri

(AP Photo/Dieu Nalio Chery)

Domenica in tutte le principali città di Haiti decine di migliaia di manifestanti sono tornate in strada per la seconda settimana consecutiva per chiedere le dimissioni del presidente Jovenel Moise, coinvolto in un grave scandalo di corruzione. I manifestanti hanno eretto barricate sulle strade principali, hanno dato fuoco a pneumatici e si sono scontrati con la polizia. Le proteste sono iniziate lo scorso 7 febbraio e hanno già causato sette morti.

Il presidente Moise, eletto nel 2017, è accusato insieme a numerosi altri ministri e funzionari di essersi appropriato di circa due miliardi di euro provenienti dai fondi frutto di Petrocaribe, un accordo con cui dal 2008 il governo venezuelano si impegna a fornire petrolio a prezzi ridotti a una serie di governi caraibici. In base all’accordo, il denaro risparmiato andrebbe utilizzato per finanziare infrastrutture pubbliche e programmi sociali.

A causa della crisi in Venezuela, l’accordo ha sostanzialmente smesso di funzionare nel corso del 2018. In risposta, il governo di Haiti ha cercato di eliminare una serie di generosi sussidi all’acquisto di carburante, ma la mossa ha causato gravi proteste che lo scorso luglio avevano bloccato il progetto. Lo scorso 10 gennaio il governo haitiano aveva infine ceduto alle pressioni dell’amministrazione americana riconoscendo Juan Guaidò, il leader politico dell’opposizione venezuelana che si è autoproclamato presidente contestando la legittimità dell’attuale presidente in carica Nicolas Maduro.

Di fronte alle proteste che sono seguite alla diffusione delle notizie sull’appropriazione del denaro venezuelano, Moise ha rifiutato di dimettersi e ha accusato i manifestanti di essere infiltrati da gang e trafficanti di droga. Il primo ministro Jean-Henry Céant ha cercato di placare le proteste annunciando che l’inchiesta sulla sottrazione dei fondi proseguirà e promettendo di cancellare una serie di privilegi che spettano ai membri del governo. Céant ha anche messo in guardia contro i danni che sta causando la protesta. Il blocco delle strade, ha spiegato, impedisce ad alcune aree del paese di essere rifornite di cibo e acqua potabile, mentre si sono già verificati danni estesi alla rete elettrica.

Haiti, che condivide con la Repubblica Domenicana l’isola di Hispaniola, di cui occupa la parte occidentale, è il paese più povero delle Americhe e uno dei più poveri al mondo. Oltre il 60 per cento dei suoi abitanti vive con meno di due dollari al giorno. Nel 2010, Haiti fu colpita da un devastante terremoto che causò la morte di 200 mila persone, mentre nel 2016 fu colpita dall’uragano Michel, che uccise 3.000 persone e causò enormi distruzioni in tutto il paese.