Cesar Falletti, attaccante del Palermo, nella partita di campionato contro il Foggia (Tullio M. Puglia/Getty Images)
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  • giovedì 14 febbraio 2019

Perché il Palermo rischia di scomparire

L'Ultimo Uomo racconta perché la squadra che è seconda in Serie B, dopo anni in cui le è successo di tutto, non ha più un soldo

Cesar Falletti, attaccante del Palermo, nella partita di campionato contro il Foggia (Tullio M. Puglia/Getty Images)

Lo scorso novembre la squadra di calcio del Palermo aveva annunciato la vendita della maggioranza della società a un fondo acquirente sconosciuto. Nonostante non si conoscesse ancora l’identità di quella che sarebbe dovuta diventare la proprietà, la società ritenne comunque di poter dichiarare la trattativa conclusa. Per settimane però non si era saputo più niente, fino a quando, un mese dopo circa il primo annuncio, il proprietario uscente del Palermo, Maurizio Zamparini, aveva annunciato nuovamente la vendita della società a una cordata inglese al prezzo simbolico di dieci euro, ma dietro l’impegno al pagamento di oltre ventidue milioni di euro di “credito residuo”. Alla guida di questa cordata inglese si sono succeduti nomi e annunci che però non hanno portato alcuna garanzia, tanto che Zamparini ha avviato una messa in mora degli acquirenti inglesi con l’intento di annullare la cessione. Ma a gennaio Zamparini è finito anche agli arresti domiciliari con le accuse di falso in bilancio e autoriciclaggio.

A causa della confusione societaria i giocatori in squadra devono ancora ricevere gli ultimi stipendi perché il club, di fatto, non ha più soldi. Per lo stesso motivo il Palermo rischia una penalizzazione nel campionato in corso – attualmente è secondo in Serie B, dopo essere stato a lungo primo – e se la situazione dovesse protrarsi per mesi, anche l’iscrizione al prossimo campionato sarebbe a rischio, così come il futuro della società. Tutta la complicata vicenda societaria del Palermo è stata riassunta per il sito Ultimo Uomo da Benedetto Giardina, giornalista siciliano che in questi anni ha seguito da vicino la squadra, dalla Serie A al ritorno in Serie B.

Maurizio Zamparini ha venduto il Palermo. Qualche tempo dopo, ha rivenduto il Palermo. Poi è finito ai domiciliari e adesso sta cercando di vendere nuovamente il Palermo, che nel frattempo non ha un soldo in cassa e rischia seriamente di non potersi iscrivere al prossimo campionato. Nel frattempo la scadenza per saldare gli stipendi del bimestre dicembre-gennaio incombe e la COVISOC è pronta a far scattare il deferimento (con possibile penalizzazione di 4 punti). Questa la situazione a grandi linee, che però, ovviamente, è molto più complicata di così.

Dopo Palermo-Foggia del 4 febbraio, finita zero a zero, Giuseppe Bellusci si è presentato ai microfoni quasi al collasso nervoso, al termine di una partita in cui la squadra è stata fischiata mentre quattro giocatori sono finiti a terra con i crampi: «Siamo soli e così non va bene, di chi è il Palermo? La gente dice che finché prendiamo gli stipendi possiamo stare tranquilli ma non è così, quello che mi chiedo è che futuro e quali prospettive ci aspettano. Che futuro per il Palermo? Di chi siamo?».

Il discorso di Bellusci è diventato presto virale, e il tecnico Stellone ci è tornato sopra per sottolineare la fatica della squadra nel rimanere impermeabile alla difficile situazione societaria: «Quello di Bellusci è stato un sfogo di un giocatore, di un uomo, che dà l’anima in campo come tutti i suoi compagni e che sta cercando insieme al suo staff, al direttore e ai compagni di cercare di uscire da questa situazione che non ci piace e che non è semplice ma tutti insieme possiamo farcela».

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