Una tribuna dello stadio Alberto Picco di La Spezia (Gabriele Maltinti/Getty Images)
  • Sport
  • martedì 12 Febbraio 2019

Le accuse contro lo Spezia Calcio

Proprietario, dirigenti e consiglieri sono indagati con l'accusa di aver portato in Italia calciatori minorenni nigeriani aggirando le leggi sull'immigrazione

Una tribuna dello stadio Alberto Picco di La Spezia (Gabriele Maltinti/Getty Images)

Lunedì il giudice per le indagini preliminari del Tribunale della Spezia ha interdetto per un anno dalle loro attività Luigi Micheli e Stefano Chisoli, rispettivamente amministratore delegato e presidente dello Spezia Calcio, squadra ligure di Serie B. Le interdizioni sono state motivate dalle presunte violazioni delle leggi in materia di immigrazione nel trasferimento di calciatori minorenni dalla Nigeria all’Italia. La Questura della Spezia ha parlato di un “sistema finalizzato a far giungere e poi permanere in Italia giovani atleti minorenni di nazionalità nigeriana, selezionati in una scuola calcio di Abuja” e “di tesseramenti fittizi in squadre dilettantistiche per ricavare plusvalenze significative”.

Oltre a Micheli e Chisoli sono indagate altre tredici persone, tra le quali il proprietario dello Spezia, Gabriele Volpi, il manager Gianpiero Fiorani e il consigliere Maurizio Felugo, ex pallanuotista e presidente della Pro Recco Waterpolo, altra società ligure di cui Volpi è proprietario.

Le indagini sulle presunte condotte irregolari dello Spezia si collegano alle rivelazioni contenute in alcuni dei milioni di documenti riservati sul calcio professionistico pubblicati negli ultimi tre anni per opera di un informatico portoghese ora in stato di fermo in Ungheria. Già l’anno scorso, in alcuni documenti visionati dal settimanale croato Nacional con l’aiuto dell’Espresso e del giornale olandese NRC Handelsblad, erano state descritte le procedure con cui la federazione croata e la dirigenza della squadra del Rijeka avevano aggirato il regolamento FIFA nel tesseramento di minorenni nigeriani. Le rivelazioni erano costate una multa di 16.000 franchi svizzeri alla federazione e una di 10.000 franchi al Rijeka per la violazione accertata nel trasferimento di un giocatore, Goodness Ohiremen Ayaji.

Le violazioni del Rijeka e della federazione croata sono simili nella pratica a quelle che, secondo le accuse, lo Spezia avrebbe riprodotto in Italia. Fino al 2017 infatti il Rijeka e lo Spezia hanno condiviso la stessa proprietà: la società olandese Stichting Social Sport, a sua volta controllata da una società offshore con sede alle Bahamas riconducibile a Gabriele Volpi. Due anni fa Volpi ha venduto tutte le sue quote del Rijeka, per una cifra mai dichiarata, al croato Damir Miskovic, direttore esecutivo del club sotto la sua gestione, nonché vice presidente della federazione croata e console onorario in Nigeria, paese dove negli ultimi trent’anni ha lavorato come dipendente nelle attività logistiche di Volpi (il cui fatturato viene stimato attorno ai due miliardi di dollari). In Nigeria Volpi e Miskovic hanno fondato una scuola calcio giovanile, il Football College di Abuja, proprio quella dalla quale provengono i giocatori nigeriani fatti arrivare illegalmente in Italia.

Secondo le accuse, i dirigenti dello Spezia Calcio chiedevano all’ambasciata italiana in Nigeria il rilascio di visti temporanei d’ingresso per i ragazzi selezionati dal Football College di Abuja impegnandosi a farli rientrare in patria al termine del permesso concesso, spesso in coincidenza con tornei giovanili. I calciatori selezionati venivano però di fatto portati in Italia e mantenuti dallo Spezia oltre la scadenza del visto in qualità di minori non accompagnati, allo scopo di beneficiare delle tutele previste per i minori che si trovano effettivamente in tale situazione, ovvero l’affidamento con il rilascio di un nuovo permesso di soggiorno. Lo Spezia avrebbe usato questa pratica tra il 2014 e il 2017 per il trasferimento di tredici ragazzi nigeriani. Due di questi giocatori hanno giocato o giocano in Serie A: sono Abdullahi Nura e Umar Sadiq, poi comprati dalla Roma fra il 2015 e il 2016 per circa 5 milioni di euro complessivi. Fra gli indagati ci sono anche i presidenti di piccole squadre locali usate come appoggio per le operazioni di mercato con le quali lo Spezia avrebbe creato delle plusvalenze.