L'ingresso del palazzo di giustizia di Budapest (Chris McGrath/Getty Images)
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  • giovedì 24 gennaio 2019

La persona dietro “Football Leaks”

È stato arrestato in Ungheria il trentenne portoghese che aveva diffuso milioni di documenti riservati sul calcio internazionale, e ora il paese deve decidere se dargli protezione o no

L'ingresso del palazzo di giustizia di Budapest (Chris McGrath/Getty Images)

L’uomo ritenuto responsabile della pubblicazione di milioni di documenti riservati sul mondo del calcio professionistico è stato arrestato la scorsa settimana a Budapest, in Ungheria. Di lui si continua a sapere pochissimo, se non che è portoghese, si chiama Rui Pinto e ha trent’anni. L’unico giornalista che negli ultimi anni ci ha avuto a che fare di persona è stato Rafael Buschman dello Spiegel, il giornale tedesco che sta lavorando all’inchiesta “Football Leaks” analizzando i settanta milioni di documenti contenuti negli oltre 3 terabyte diffusi da Pinto. Dopo l’arresto il Portogallo ne ha chiesto l’estradizione presentando le accuse nei suoi confronti, tra le quali ce n’è una per tentata estorsione ai danni di un fondo che per anni ha investito in segreto milioni di dollari nel mercato internazionale dei calciatori.

La richiesta di estradizione, tuttavia, potrebbe essere negata. Dal 2014 la legge ungherese garantisce infatti protezione ai cosiddetti whistleblower, ovvero chi fa trapelare prove di crimini che prevalgono sulle azioni illecite commesse per entrarne in possesso. Se l’avvocato di Rui Pinto riuscirà a convincere i giudici ungheresi che questo sia il caso del suo assistito, il Portogallo si vedrebbe negata la richiesta di estradizione.

Il fondo d’investimento che accusa Pinto di estorsione è Doyen Sports, attivo nel calcio internazionale dal 2011, le cui pratiche di “third-party ownership” (TPO o “diritti economici delle terze parti”) – finanziamenti forniti alle squadre di calcio per l’acquisto di giocatori in cambio di una percentuale concordata sulla loro futura cessione – sono state vietate nel 2015 dalla FIFA. Pinto tuttavia nega che i contatti avuti con Doyen possano valere come tentativi di estorsione.

Negli ultimi quattro anni i documenti fuoriusciti hanno fatto emergere alcuni dei più grandi scandali del calcio internazionale. Da quando i giornali europei hanno iniziato a lavorarci sono emerse le accuse di stupro a Cristiano Ronaldo, numerosi casi di evasioni fiscali, i piani per la creazione di una “superlega” riservata alle migliori squadre del continente e le violazioni del sistema di vigilanza finanziario della UEFA da parte di Manchester City e Paris Saint-Germain, nelle quali è stato coinvolto anche il presidente della FIFA Gianni Infantino. In alcuni casi i contenuti dei documenti hanno avuto delle serie conseguenze, come nel caso in corso di Cristiano Ronaldo o come per il Twente, squadra squalificata per tre anni da ogni competizione europea per aver ricevuto finanziamenti da Doyen in cambio di alcune percentuali sui futuri trasferimenti dei suoi giocatori.

Fra le ragioni per le quali l’Ungheria dovrebbe concedere protezione a Rui Pinto sono stati citati inoltre gli accordi di collaborazione stretti con la giustizia svizzera e l’accesso ai documenti garantito al fisco tedesco. L’avvocato di Pinto ha parlato del caso al New York Times, dicendo: «Ci aspettiamo che i giudici ungheresi comprendano la complessità del caso: da un lato ci sono le accuse provenienti dal Portogallo, dall’altra il mio assistito sta fornendo assistenza alle indagini in altri paesi. La giurisprudenza dice che ci deve essere un principio di proporzionalità tra la gravità del reato commesso e l’importanza dell’interesse pubblico».

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