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  • venerdì 1 febbraio 2019

Guida al Sei Nazioni

Il torneo del grande rugby europeo inizia stasera a Parigi, con l'Irlanda che difende lo Slam dell'anno scorso e le britanniche che cercheranno di impedirlo

I capitani delle sei nazionali, da sinistra a destra: Greig Laidlaw (Scozia), Sergio Parisse (Italia), Rory Best (Irlanda), Alun Wyn Jones (Galles), Owen Farrell (Inghilterra) e Guilhem Guirado (Francia) (ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images)

La 125ª edizione del Sei Nazioni, il più prestigioso trofeo del rugby europeo, inizia questa sera allo Stade de France di Parigi, dove la Francia, quarta classificata lo scorso anno, ospita il Galles, seconda nell’ultima edizione e quest’anno di nuovo tra le favorite. Per un mese e mezzo le migliori nazionali maschili d’Europa giocheranno nei più grandi stadi di sei diverse capitali europee. L’anno scorso gli spettatori complessivi sfiorarono il milione, con una media di 66.100 presenze a partita. Quest’anno l’organizzazione si aspetta un altro incremento. Lo Stadio Olimpico di Roma tornerà ad ospitare tre incontri, uno in più dell’anno scorso, quando nelle due partite ospitate ci furono 122.658 spettatori per un incasso totale di oltre 4 milioni di euro.

Anche quest’anno la Nazionale italiana è la più quotata per finire in ultima posizione. Le maggiori probabilità di vittoria le vengono date all’ultima partita, che giocherà a Roma contro la Francia. Non è cambiato molto rispetto alle ultime due edizioni e l’unico appiglio in più è appunto quello delle tre partite da giocare in casa. A detta dell’allenatore, Conor O’Shea, e del capitano, Sergio Parisse, questa potrebbe essere l’edizione più difficile degli ultimi anni.

Il Sei Nazioni è uno dei tornei più antichi dello sport professionistico e viene organizzato, con alcune interruzioni, da 136 anni. Negli ultimi anni si è affermato come uno degli eventi sportivi internazionali più seguiti e redditizi. Le sei capitali europee che ospitano le partite possono contare sulla creazione di un indotto di almeno 30 milioni di euro: basti pensare che l’anno scorso, per le due partite giocate all’Olimpico contro Inghilterra e Scozia, dal Regno Unito arrivarono circa 27.000 tifosi. Il Sei Nazioni è remunerativo anche per le partecipanti. Al termine di questa edizione gli organizzatori distribuiranno premi per 130 milioni di euro: il 90 per cento verrà diviso in sei parti uguali mentre il restante 10 verrà ripartito tenendo conto del “peso” delle federazioni partecipanti. Al vincitore spetterà un premio di 5,9 milioni di euro; all’ultima classificata andranno 1,7 milioni.

Le cose da sapere

Le sei nazionali partecipanti sono le solite: i campioni in carica dell’Irlanda, i loro principali contendenti, cioè l’Inghilterra, la Scozia che continua nella sua crescita, la Francia che viene da un anno estremamente negativo, il Galles di nuovo tra le favorite e noi, l’Italia. L’anno scorso la squadra allenata dall’irlandese Conor O’Shea perse tutte le partite, come l’anno precedente.

Il torneo dura sette settimane: finirà il 16 marzo. Ogni squadra gioca cinque partite (due in casa e tre in trasferta, o viceversa) e ottiene 4 punti per la vittoria, 2 per il pareggio e 1 di bonus se segna più di quattro mete o perde con meno di sette punti di scarto. La squadra che vince tutte e cinque le partite centra il Grande Slam (e si aggiudica tre punti bonus): l’Irlanda l’anno scorso ci è riuscita. Il cucchiaio di legno invece, che non è un trofeo vero e proprio ma solo una “tradizione linguistica”, viene assegnato alla squadra che termina il torneo in ultima posizione: non va confuso con il “cappotto”, che si verifica quando una squadra perde tutte le partite del torneo. Spesso però le due cose coincidono.

Ciascuna giornata del Sei Nazioni è composta da tre partite: due al sabato e una la domenica, ad eccezione della prima giornata, che inizia stasera e finisce domani, e dell’ultima, dove si giocheranno tutte lo stesso giorno. Le prima partita del torneo è Francia-Galles, in programma questa sera alle ore 21. L’Italia farà il suo esordio nel torneo domani pomeriggio allo stadio Murrayfield di Edimburgo contro la Scozia. Qui trovate il calendario completo.

Le nostre avversarie, in ordine:

Irlanda

Sarà l’ultimo Sei Nazioni per l’allenatore Joe Schmidt, che lascerà il suo incarico dopo la Coppa del Mondo in Giappone: un motivo in più per difendere il titolo vinto l’anno scorso con il Grande Slam ottenuto per giunta a Londra, in casa dei grandi rivali. In questi anni Schmidt è stato al comando di una generazione di grandi talenti, capitanati del miglior rugbista al mondo, Jonathan Sexton. L’Irlanda si trova ora al secondo posto del ranking mondiale, davanti all’Inghilterra e dietro soltanto alla Nuova Zelanda, battuta peraltro negli ultimi test match autunnali. È per forza di cose la favorita di questo Sei Nazioni, che inizierà subito col botto ospitando a Dublino l’Inghilterra. Una curiosità: Schmidt si è lamentato di essere stato spiato nel ritiro in Portogallo.

Rory Best e Owen Farrell (Clive Rose/Getty Images)

Inghilterra

Per l’Inghilterra dell’australiano Eddie Jones è stato un 2018 difficile. Sono arrivate sette sconfitte in tredici partite. Le due contro Scozia e Francia sono costate la penultima posizione nell’ultimo Sei Nazioni. Negli ultimi incontri disputati ci sono stati indubbiamente dei segnali di ripresa, come nella vittoria contro l’Australia e nella sconfitta di un solo punto contro gli All Blacks a Londra. L’Irlanda sembra ancora superiore mentre il Galles potrebbe determinare l’andamento del suo torneo nello scontro diretto di Cardiff, alla terza giornata. Il calendario non le è favorevole, dato che giocherà fuori casa entrambe le partite più difficili. Ha alcuni titolari infortunati ma ha recuperato i fratelli Billy e Mako Vunipola, Ellis Genge e Joe Launchbury.

Galles

Dopo undici anni, per l’allenatore neozelandese Warren Gatland questo sarà l’ultimo Sei Nazioni a Cardiff. Coinciderà con un torneo in cui la nazionale britannica, dopo nove partite vinte di fila, potrà confermare il secondo posto dell’anno scorso e provare a migliorarsi, anche senza il suo vecchio capitano Sam Warburton, ritiratosi lo scorso luglio a soli trent’anni per i troppi infortuni subiti in carriera. Nelle prime partite dovrà inoltre fare a meno di giocatori importanti come Leigh Halfpenny e Scott Williams. Avrà la fortuna di giocare in casa sia contro l’Irlanda che contro l’Inghilterra.

Alun Wyn Jones e Owen Farrell (Clive Rose/Getty Images)

Scozia

Da quando la Scozia è tornata competitiva, ha avuto comunque degli alti e bassi. L’anno scorsa è arrivata terza, due anni fa quarta, come l’anno precedente. I club di punta del movimento nazionale, Edimburgo e Glasgow, continuano ad andare forte in campo internazionale e la nazionale ha una base allargata da cui trarre beneficio. Non ha troppe assenze e quindi punta sulla forma dei suoi migliori: Stuart Hogg, Finn Russell, Huw Jones e il capitano Greig Laidlaw. In Scozia pensano di avere i mezzi per vincerle tutte: probabilmente esagerano ma non è sbagliato dire che potranno giocarsela con tutti, a meno di inconvenienti.

Greig Laidlaw e Sergio Parisse (Clive Rose/Getty Images)

Francia

La Francia continua a non passarsela bene. Nonostante le tutto sommato buone prestazioni nell’ultimo Sei Nazioni, viene da un anno pieno zeppo di sconfitte: otto in undici gare, compresa l’ultima di novembre in casa contro le Isole Figi. L’allenatore è sempre Jacques Brunel, che oltre al periodo negativo per il rugby francese deve gestire anche tanti infortuni. Le assenze di Yoann Maestri, Rabah Slimani e Bernard Le Roux si faranno sentire.

Il Sei Nazioni in TV e in streaming

Tutte le partite del torneo verranno trasmesse in diretta su DMAX, canale 52 del digitale terrestre, con il commento di Antonio Raimondi e Vittorio Munari, e precedute dalla trasmissione Rugby Social Club condotta da Daniele Piervincenzi. Le partite potranno essere viste anche in streaming da pc, tablet e smartphone sul sito Dplay, raggiungibile da qui.

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