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  • giovedì 31 gennaio 2019

Brexit ha reso più forte l’Unione Europea

È una tesi che circola da un paio d'anni e che è stata ripresa e spiegata dal New York Times dopo i caotici eventi degli ultimi giorni

(Dan Kitwood/Getty Images)

Da quando nel giugno 2016 il Regno Unito votò per uscire dall’Unione Europea, diversi politici e analisti si chiesero se non fosse iniziata la definitiva fase discendente delle istituzioni europee, e se altri paesi avrebbero deciso di uscire dall’Unione. Due anni e mezzo dopo, la percezione delle cose è cambiata: l’UE ha trovato una posizione comune durante i negoziati su Brexit, proteggendo il paese membro che avrebbe potuto uscire più danneggiato da una “hard Brexit”, cioè l’Irlanda, mentre il Regno Unito si è diviso profondamente e non è ancora riuscito a venire fuori dal caos politico che si è creato con Brexit. In altre parole, ha scritto il giornalista Steven Erlanger sul New York Times, «niente ha unito di più l’UE che la caotica rottura col Regno Unito».

La tesi di Erlanger – cioè che l’UE si sia rafforzata con Brexit – circola ormai da un paio d’anni, ma ha trovato nuovi argomenti nelle ultime settimane, soprattutto con la bocciatura dell’accordo su Brexit negoziato tra il governo britannico e l’UE e con le successive difficoltà del Parlamento di Londra a trovare posizioni e soluzioni comuni da proporre ai leader europei. Due anni dopo il referendum su Brexit, ha scritto Erlanger, l’uscita del Regno Unito dall’UE «sembra essere sempre più caotica e autodistruttiva, e c’è una sensazione comune, anche negli angoli più populisti del continente, che se lasciare l’UE significa passare tutto questo, allora no, grazie».

Chi appoggia la tesi di Erlanger sostiene che Brexit sia riuscita in qualche modo a compattare l’UE, nonostante le enormi sfide che le istituzioni europee stanno affrontando da qualche anno, tra cui la crescita ridotta, i flussi migratori dall’Africa e dal Medio Oriente, la questione della sicurezza dei confini e la crescita di forze populiste ed euroscettiche. Nessuno di questi problemi è stato risolto – e probabilmente si è molto lontani dal trovare soluzioni definitive – e le divisioni tra paesi europei continuano a essere profonde. Le difficoltà del Regno Unito a uscire ordinatamente e proficuamente dall’Unione Europea hanno però convinto molte forze politiche a cambiare il proprio discorso e allontanarsi sempre di più dall’idea di uscire dall’Unione o, in alcuni casi, abbandonare l’euro e tornare alla propria moneta nazionale.

Tra i leader populisti e nazionalisti che hanno abbandonato l’idea di lasciare l’UE, ha scritto Erlanger, ci sono per esempio Matteo Salvini e Luigi Di Maio in Italia, Viktor Orbán in Ungheria e Jarosław Kaczyński in Polonia. Anche il partito di estrema destra tedesco Alternativa per la Germania ha ammorbidito le proprie posizioni. La nuova idea è cambiare l’UE dall’interno, sfidando le attuali regole e istituzioni ma senza più minacciare di andarsene. Denis MacShane, scrittore ed ex ministro per l’Europa del governo britannico di Tony Blair, ha detto al New York Times: «Frexit, Grexit e Italexit e tutte le altre -exit non esistono più. […] Tutti guardano al Regno Unito, un paese con un Parlamento stabile, con orrore e noia. L’Europa non è ancora un posto felice, e molte persone che hanno messo in discussione l’appartenenza all’UE sono state elette, come Salvini, o comunque sono andate bene. Ma Brexit ha assolutamente ucciso l’idea di andarsene».

Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, think tank italiano di relazioni internazionali, ha aggiunto che l’instabilità che sta creando Brexit nel Regno Unito è diventata una «terribile lezione» per paesi meno stabili come Italia, Spagna, Grecia e altri dell’Europa centrale, che hanno economie meno solide di quella britannica ed equilibri politici più volatili.

È difficile dire quanto durerà l’effetto Brexit sulla rinnovata compattezza dell’UE, anche perché i temi di divisione rimangono molti. Nei prossimi mesi, e ancora di più dopo le elezioni del Parlamento europeo fissate per maggio, le forze politiche euroscettiche potrebbero aumentare la loro influenza e cercare di cambiare sempre più l’UE dal suo interno, indebolendo le istituzioni e rafforzando la sovranità dei singoli stati. Brexit ha reso evidente che è quasi impossibile lasciare l’UE, ha scritto Erlanger, ma non ha risolto tutti gli altri problemi che ormai da diverso tempo affliggono l’Unione.

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