Il muro lungo il confine tra Messico e Stati Uniti a Playas de Tijuana, Messico, 16 gennaio 2019 (GUILLERMO ARIAS/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 18 gennaio 2019

Le famiglie separate al confine con il Messico sono più di quante pensassimo

Perché la pratica di dividere figli e genitori – per scoraggiare altri migranti – sarebbe iniziata molto prima di quanto si sapesse

Il muro lungo il confine tra Messico e Stati Uniti a Playas de Tijuana, Messico, 16 gennaio 2019 (GUILLERMO ARIAS/AFP/Getty Images)

Secondo un rapporto del governo federale statunitense pubblicato giovedì, le famiglie separate al confine con il Messico a causa della cosiddetta “tolleranza zero” sull’immigrazione dell’amministrazione Trump sono molto di più delle 2.737 contate finora. Secondo il rapporto la pratica sarebbe inoltre iniziata molto prima della sua entrata in vigore ufficiale, avvenuta nell’aprile del 2018.

Prima, chi entrava illegalmente con minori veniva detenuto insieme a loro in centri appositi in attesa del giudizio di un giudice speciale. La norma introdotta nell’aprile 2018 consentiva invece di perseguire gli adulti penalmente e di detenerli nel frattempo in una prigione federale, dove per legge non possono essere incarcerati i bambini: questi venivano quindi separati dagli adulti e portati in centri distanti anche migliaia di chilometri. L’obiettivo dell’amministrazione era scoraggiare l’immigrazione illegale ma ottenne soprattutto proteste per la sofferenza causata a bambini e genitori: per giorni o mesi non riuscivano a comunicare tra loro, a volte senza nemmeno sapere dove si trovassero. A giugno un giudice federale ordinò di riunire le famiglie e porre fine alla pratica, che fu annullata a fine mese dallo stesso Trump. Le separazioni sono comunque continuate, seppur in misura minore: a novembre il Department of Health and Human Services (cioè il ministero della Salute statunitense) aveva contato almeno 118 casi avvenuti in seguito.

In particolare, secondo il rapporto, le separazioni erano iniziate già nell’estate 2017, come notarono i funzionari dell’Office of Refugee Resettlement (ORR), l’ufficio del ministero che si occupa della cura dei bambini separati dalle famiglie. Iniziarono così a prenderne nota in modo informale in un documento Excel, che attesterebbe migliaia di casi in più di quanti dichiarati finora. Nel 2016 i minori assistiti dall’ORR separati dagli adulti erano lo 0,3 per cento del totale, nell’agosto del 2017 erano diventati il 3,6 per cento. L’ORR solitamente assiste minori arrivati alla frontiera da soli o allontanati dagli adulti che li accompagnano perché questi sono in gravi condizioni di salute o rappresentano una minaccia per loro.

Il rapporto conclude quindi che il numero dei minori separati forzatamente “è sconosciuto”. La situazione è stata complicata dalla mancanza di un sistema integrato tra l’ORR e il Department of Homeland Security (DHC, il ministero per la Sicurezza interna), che ha gestito la separazione delle famiglie al confine. L’ORR ha comunque specificato di non aver mai perso traccia dei minori che gli erano stati affidati, nonostante il database del DHC non registrasse i legami tra adulti e minori dal momento in cui venivano separati, rendendo la riunificazione più complicata.

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