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  • giovedì 10 gennaio 2019

Francia e Belgio hanno dubbi sui risultati delle presidenziali in Congo

La commissione elettorale del paese ha annunciato un vincitore che secondo loro non è quello che ha vinto davvero

Un sostenitore di Felix Tshisekedi, nel manifesto Kinshasa, 27 novembre 2018 (JOHN WESSELS/AFP/Getty Images)

Le elezioni presidenziali nella Repubblica Democratica del Congo dello scorso 30 dicembre sono state vinte da Felix Tshisekedi, uno dei candidati dell’opposizione: lo ha annunciato stanotte la commissione elettorale del paese dicendo che, nonostante non ci siano ancora i risultati definitivi, Tshisekedi è arrivato davanti a un altro candidato dell’opposizione, Martin Fayulu, e davanti al candidato del partito di governo, Emmanuel Shadary. Sia la Francia che il Belgio hanno però messo in discussione il risultato dichiarato, e lo stesso Fayulu ne ha respinto l’esito.

Secondo i risultati provvisori, Tshisekedi ha ottenuto il 38,57 per cento dei voti, davanti a Martin Fayulu con il 34,8 per cento, e a Emmanuel Shadary fermo al 23,8 per cento. Tshisekedi, che ha 55 anni, è figlio di un leader dell’opposizione morto nel 2017, Martin Fayulu è un ex dirigente della compagnia petrolifera Exxon Mobil e Shadary era appoggiato dal presidente uscente Joseph Kabila, che ha governato il paese per quasi diciotto anni.

Poche ore dopo l’annuncio della commissione elettorale, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha preso una posizione molto netta dicendo che la vittoria dichiarata di Felix Tshisekedi non era «coerente» con i risultati e che avrebbe dovuto essere annunciato come vincitore Martin Fayulu: «Sembra davvero che i risultati dichiarati non siano coerenti con i veri risultati», ha detto Le Drian spiegando che la CENCO, la Conferenza episcopale della chiesa cattolica in Congo, aveva distribuito più di 40 mila osservatori per monitorare le elezioni e sapeva, avendo seguito lo spoglio, chi aveva davvero preso più voti.

A inizio gennaio la CENCO ha in effetti dichiarato che uno dei candidati era nettamente in vantaggio rispetto agli altri e che non sarebbe stato possibile superarlo. La Conferenza, senza fare il nome del vincitore che a loro risultava, aveva anche esortato la commissione elettorale a pubblicare i dati «in linea con verità e giustizia». Gli osservatori avevano segnalato una serie di irregolarità durante il voto e l’opposizione aveva affermato che l’elezione era stata funestata da frodi. Nei giorni successivi alle elezioni il governo aveva anche chiuso internet, a suo dire per evitare che circolassero risultati non ufficiali.

Il risultato annunciato dalla commissione elettorale è stato messo in dubbio anche dal ministro degli Esteri belga Didier Reynders: ha detto che il suo governo avrebbe usato la posizione di membro non permanente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU per chiedere chiarimenti sulla vittoria a sorpresa di Tshisekedi.

La Repubblica Democratica del Congo, che esiste da quando nel 1960 ottenne l’indipendenza proprio dal Belgio, è uno dei paesi più poveri al mondo, nonostante l’abbondanza di risorse naturali e ha conosciuto, anche nella sua storia recente, tensioni e violenze: le infrastrutture sono poche e scadenti, molte aree sono senza energia elettrica e i servizi di base. Le elezioni di dicembre costituivano il primo passaggio di potere democratico nella storia del paese: avrebbero dovuto svolgersi nel novembre del 2016 ma erano state rinviate più volte, soprattutto per volere dell’attuale presidente Joseph Kabila, che ha 47 anni ed è al potere dal 2001, quando subentrò al padre dopo che venne assassinato.