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  • domenica 30 dicembre 2018

Si sta votando in Repubblica Democratica del Congo, finalmente

Dopo due anni di rinvii – e durante una nuova epidemia di ebola – si sta provando a fare il primo passaggio di potere democratico nella storia del paese

FREDRIK LERNERYD/AFP/Getty Images

In Repubblica Democratica del Congo si sta votando oggi per le elezioni presidenziali che avrebbero dovuto tenersi due anni fa. Si stanno svolgendo nonostante una nuova epidemia di ebola, le forti piogge nella capitale Kinshasa, un incendio di dieci giorni fa alle macchine per il voto elettronico e una situazione politica molto tesa. In più, si parla di numerosi seggi ancora chiusi, nonostante avrebbero dovuto essere aperti già da qualche ora.

Se tutto dovesse andare per il meglio, sarebbe il primo passaggio di potere democratico nella storia della Repubblica Democratica del Congo, che esiste da quando nel 1960 ottenne l’indipendenza dal Belgio. Ma non è ancora detto, visto che il paese – uno dei più poveri al mondo, nonostante l’abbondanza di risorse naturali – è abituato da tempo a tensioni e violenze. 

Le elezioni di oggi, in cui si vota per un nuovo parlamento e un nuovo presidente, avrebbero dovuto tenersi nel novembre 2016 ma sono state rinviate più volte: soprattutto per volere dell’attuale presidente Joseph Kabila, che ha 47 anni ed è al potere dal 2001, quando subentrò al padre dopo che venne assassinato. Per legge Kabila non può ricandidarsi, ma ha cercato in vari modi di posticipare la fine del suo mandato.

Molti osservatori ritengono anche che il suo vero obiettivo sia tornare al potere nel 2023, lasciando che per il prossimo mandato governi qualcuno a lui vicino. Quel qualcuno è l’ex ministro dell’Interno Emmanuel Ramazani Shadary, attualmente soggetto a sanzioni dell’Unione Europea per aver ordinato di reprimere con la violenza alcune manifestazioni di oppositori politici.

I candidati presidenti sono 21, ma si pensa che i principali siano tre: uno è Shadary, gli altri due sono Martin Fayulu e Felix Tshisekedi Tshilombo. Fayulu è un ex dirigente della compagnia petrolifera Exxon Mobil, mentre Felix Tshisekedi Tshilombo è il figlio di un leader dell’opposizione morto nel 2017.

Fayulu è il candidato su cui avevano deciso di convergere le opposizioni, ma Tshilombo è tra quelli che non hanno accettato di fare un passo indietro. Ieri Shadary, Fayulu e Tshilombo si erano incontrati in un hotel di Kinshasa per firmare un patto in cui garantivano di impegnarsi a garantire un democratico trasferimento di poteri, sia in caso di vittoria che di sconfitta. L’accordo non è però stato firmato in seguito a veti reciproci.

Le complicazioni non sono solo politiche. Il paese sta infatti affrontando la decima epidemia di ebola degli ultimi anni, che in questi mesi ha già ucciso più di 200 persone. È il motivo per cui il voto di circa un milione di persone (su un elettorato totale di circa 40 milioni di persone) è stato rinviato di alcuni mesi, e quindi di fatto cancellato, citando come causa proprio ebola. Il problema è che le aree nell’est del paese interessate dalla nuova epidemia e in cui il voto è stato vietato sono considerate quelle in cui l’opposizione a Kabila (e di conseguenza a Shadary) è più forte. Reuters ha scritto che a Beni, una delle città più colpite da ebola, decine di persone si sono comunque messe in fila – aumentando il rischio di contagio – per votare su dei pezzi di carta, che però non potranno essere legalmente conteggiati.

I seggi in Repubblica Democratica del Congo, che si trova nello stesso fuso orario italiano, chiuderanno alle 16 di questo pomeriggio. Ma i risultati definitivi arriveranno solo tra diversi giorni. C’è anche preoccupazione per il voto elettronico, che potrebbe avere problemi o darne a certi elettori, in particolare dopo il sospetto incendio di alcuni giorni fa, le cui cause non sono ancora state chiarite.

L’insediamento del nuovo presidente è previsto per gennaio, ma è presto per dire cosa succederà nei prossimi giorni. Sempre Reuters ha scritto che «ogni risultato contestato potrebbe dare il via a problemi di sicurezza in tutta la Repubblica Democratica del Congo e in particolare lungo i suoi confini con il Ruanda, l’Uganda e il Burundi, dove sono attive decine di milizie armate».

Negli ultimi decenni la Repubblica Democratica del Congo è infatti al centro di quella che alcuni definiscono “guerra mondiale africana“, che ha causato la morte di più di sei milioni di persone. Il paese – grande 80 volte il Belgio, di cui è stato colonia fino a poco più di cinquant’anni fa – ha una superficie di 2,3 milioni di chilometri quadrati e circa 80 milioni di abitanti. È un paese ricco di risorse minerarie e in particolare di cobalto, importantissimo per realizzare le batterie degli smartphone. Ma è uno dei paesi più poveri al mondo, piegato da decenni di lotte settarie, con poche e scadenti infrastrutture e molte aree senza energia elettrica e servizi di base.

Le dimensioni del Congo paragonate a quelle dell’Europa, grazie al sito The True Size

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