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  • domenica 6 gennaio 2019

La Repubblica Democratica del Congo fa molta fatica ad esserlo

Una settimana fa si è votato, con due anni di ritardo, ma ora i risultati non arrivano: forse perché l'attuale presidente teme una vittoria dell'opposizione

AP Photo/Jerome Delay

A fine dicembre ci sono finalmente state le elezioni presidenziali in Repubblica Democratica del Congo, dopo due anni di rinvii da parte dell’attuale presidente Joseph Kabila. Ieri la commissione che si occupa di conteggiare i voti ha però posticipato la pubblicazione dei risultati, che erano attesi per oggi. È in parte colpa della situazione del paese: la Repubblica Democratica del Congo è grande ottanta volte il Belgio, di cui era colonia, è molto povera, ed è al momento in corso un’epidemia di ebola che ha ucciso più di 200 persone. Votare e scrutinare, insomma, è stato molto complicato.

Diversi osservatori ritengono però che il ritardo nella pubblicazione dei risultati sia stato condizionato da Kabila, che teme una vittoria dell’opposizione. Dal 1960, anno in cui ottenne l’indipendenza, la Repubblica Democratica del Congo non ha mai avuto un democratico passaggio di poteri.

Nel pese da alcuni giorni è stato chiuso internet, è impossibile mandare SMS ed è stato interrotto il segnale di Radio France Internationale, una delle più popolari fonti di notizie per il paese. La situazione è molto complicata. Kabila potrebbe provare a continuare a restare al potere (o a far restare un suo uomo di fiducia) manipolando i risultati, impedendone la pubblicazione o denunciando brogli inesistenti.

Nel paese potrebbero esserci proteste, anche violente, e una generale e pericolosa instabilità. In questi giorni il presidente statunitense Donald Trump ha per esempio deciso di mandare in Gabon, uno dei nove paesi che confinano con il Congo, circa 80 militari. La loro missione consiste nel garantire la sicurezza dei cittadini statunitensi in Congo nel caso in cui la situazione nel paese dovesse diventare critica.

Al momento è molto difficile capire cosa potrebbe succedere. Il CENI – la commissione elettorale che sta contando i voti e si dice essere vicina a Kabila – ha detto ieri che ha ricevuto meno della metà delle schede totali e non ha saputo dare una data entro cui potrebbero essere pubblicati dei risultati, anche non definitivi.

L’idea di molti è che Kabila voglia far eleggere un ex ministro del suo governo, dato che per legge ha esaurito i suoi mandati: cioè Emmanuel Ramazani Shadary, un politico locale attualmente soggetto a sanzioni dell’Unione Europea per aver ordinato di reprimere con la violenza alcune manifestazioni di oppositori politici. Dalle prime indicazioni sembra che Shadary non abbia ottenuto la maggioranza necessaria e che quindi Kabila potrebbe perdere la guida, anche indiretta, del paese.

C’è grande incertezza anche sulla correttezza delle procedure di voto. Durante le votazioni del 30 dicembre, molti seggi aprirono con grande ritardo e alcuni – in particolare nelle aree considerate favorevoli all’opposizione – sono stati chiusi per via di ebola. In molti casi il voto è stato fatto tramite macchine per il voto elettronico, da molti soprannominate “macchine per il furto”: sembra che parecchi elettori non avessero mai usato uno schermo touch-screen e hanno dovuto quindi chiedere assistenza, facendo venire meno la segretezza e l’autonomia del voto. L’Economist ha scritto che a volte «i funzionari della commissione elettorale, che molti ritengono essere a libro paga di Kabila, hanno offerto degli aiuti-non-richiesti».

CAROLINE THIRION/AFP/Getty Images

Capendo che i risultati non sarebbero stati pubblicati a breve, la Chiesa cattolica congolese – che il New York Times definisce «una delle poche affidabili istituzioni del paese» – ha detto di sapere, non è chiaro in base a quali informazioni, che a vincere le elezioni con oltre 30 punti di scarto su Shadary è stato Martin Fayulu, un ex dirigente della compagnia petrolifera Exxon Mobil e il principale candidato di opposizione. La notizia, scrive il New York Times, è stata confermata anche da alcuni funzionari stranieri e da un attuale collaboratore di Kabila, che ha ovviamente scelto di restare anonimo. In tutto ciò, anche Felix Tshisekedi Tshilombo, un altro candidato di opposizione, sostiene di avere ottenuto più voti di tutti.

Martin Fayulu (JOHN WESSELS/AFP/Getty Images)

Sempre il New York Times ha scritto che «una vittoria di Fayulu non dovrebbe essere una sorpresa, vista la frustrazione dei congolesi nei confronti di Kabila, che ha fatto davvero poco per tirare il paese fuori dallo stato di povertà in cui si trova nonostante la sua grande ricchezza di risorse naturali». Il Congo è infatti il primo produttore al mondo di cobalto, un minerale indispensabile per la produzione di smartphone e di auto elettriche. Il paese, anche per via della sua complicata storia prima e dopo l’indipendenza, è però tra i più poveri della già povera area del mondo in cui si trova. La maggior parte della popolazione vive con circa un dollaro al giorno.

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