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  • sabato 29 dicembre 2018

C’è un nuovo partito politico in Israele

È stato fondato dal popolare ex capo dell'esercito Benny Gantz, e a lungo termine potrebbe impensierire quello di Netanyahu

(AP Photo/Oded Balilty)

Giovedì l’ex capo dell’esercito israeliano, il tenente generale Benjamin “Benny” Gantz, ha fondato un nuovo partito politico e ha annunciato che si candiderà alle prossime elezioni. L’annuncio di Gantz, atteso da settimane, arriva pochi giorni dopo la decisione del governo israeliano di indire elezioni anticipate per il rinnovo del parlamento, che si terranno il prossimo aprile, cinque mesi prima del previsto. Il primo ministro Benjamin Netanyahu punta ad essere rieletto e a rafforzare il suo potere politico anche in vista dei tre grossi scandali in cui è coinvolto, e che potrebbero avere conseguenze giudiziarie. Secondo diversi osservatori, Gantz rappresenta una potenziale minaccia per il primo ministro israeliano, in carica ormai dal 2009.

Gantz ha 59 anni, ha iniziato la sua carriera nell’esercito come paracadutista e ha anche lavorato come funzionario di collegamento per gli Stati Uniti. Tra il 2011 e il 2015 è stato il capo dell’esercito israeliano: una carica molto delicata ma che garantisce anche parecchia visibilità. Gantz è stato un capo dell’esercito piuttosto popolare, e da quando si era congedato dal suo ruolo diversi partiti politici israeliani gli avevano chiesto di candidarsi nelle loro liste. Gantz ha invece scelto di fondare un suo partito, e lo ha chiamato Hosen L’Yisrael (“Resilienza per Israele”).

La linea di Hosen L’Yisrael verrà probabilmente definita nel tempo: per ora si descrive come un partito centrista e ha assunto obiettivi generici come «rafforzare lo stato di Israele in quanto paese ebraico e democratico alla luce della visione sionista così come è stata espressa nella Dichiarazione di indipendenza», o ancora «cambiare le priorità nazionali per quanto riguarda le seguenti tematiche: educazione, sviluppo delle infrastrutture nazionali, agricoltura, legge, sicurezza nazionale, welfare e pace».

L’operazione di Gantz è per certi versi simile a quella compiuta qualche anno fa dall’ex popolare giornalista Yair Lapid, che fondò un partito laico e centrista – Yesh Atid – con l’obiettivo di sottrarre i voti moderati al Likud, lo storico partito di Netanyahu, e magari formare una coalizione di governo con i partiti più pragmatici da destra a sinistra. Per qualche tempo Yesh Atid ha goduto di ottima stampa e numeri molto alti nei sondaggi, che però si sono progressivamente ridotti. Ormai da diversi anni la politica israeliana si sta polarizzando, come quelle occidentali: e nonostante qualcuno percepisca l’esistenza di uno spazio politico al centro, sempre meno elettori sembrano disponibili a votare partiti che si presentano come forze istituzionali e moderate.

Nemmeno Gantz, per il momento, sembra poter impensierire Netanyahu. Secondo un recente sondaggio citato dal quotidiano israeliano Haaretz, il Likud dovrebbe ottenere più o meno lo stesso numero di seggi che aveva guadagnato nel 2015 – cioè 30 – segno che l’elettorato legato a Netanyahu non l’ha ancora abbandonato. Hosen l’Yisrael potrebbe ottenere fino a 16 seggi nel Knesset se corresse da solo, ma salirebbe a 26, diventando davvero competitivo, se scegliesse di presentarsi assieme a Yesh Atid.

 

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