Brexit è un problema anche per i pinguini?

Il Regno Unito è il paese responsabile del maggior numero di pinguini al mondo, ma con l'uscita dall'UE non avrà più accesso ai fondi per la salvaguardia ambientale

Pinguini reali sulla spiaggia di Volunteer Point beach, vicino a Stanley, sulle isole Falkland, il 23 marzo 2007 (DANIEL GARCIA/AFP/Getty Images)

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe avere conseguenze anche sui pinguini. Per via dei suoi territori d’oltremare vicini all’Antartide, come le isole Falkland e l’arcipelago della Georgia del Sud, il Regno Unito è infatti il paese responsabile del maggior numero di pinguini al mondo, e con Brexit non avrà più accesso ai fondi europei per la salvaguardia ambientale.

L’Unione Europea si impegna a difendere gli ecosistemi dei paesi membri con diversi metodi di finanziamento.

Il principale è il programma LIFE, istituito nel 1992: da allora ha finanziato 3.954 progetti con circa 3,1 miliardi di euro. Nel Regno Unito ha sostenuto i progetti in difesa dei fagiani di monte e dei tarabusi, che stavano per estinguersi in Gran Bretagna. Poi c’è il programma BEST (acronimo di Biodiversity and Ecosystem Services in Territories Overseas), appositamente pensato per proteggere la biodiversità dei territori d’oltremare europei, come l’isola di Réunion e la Guiana francese, per citarne due che non fanno parte del Regno Unito. Sia la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), la più grande organizzazione per la protezione degli uccelli del Regno Unito e dell’Europa intera, che la Falklands Conservation, un’ong fondata per salvaguardare l’ecosistema delle Falkland, sono finanziate dai programmi LIFE e BEST e sono preoccupate che in futuro riceveranno meno fondi.

Se l’accordo su Brexit tra il governo britannico e l’Unione Europea dovesse essere ratificato dalla Camera di Comuni a gennaio, i finanziamenti europei ai progetti britannici per la difesa dell’ambiente proseguiranno come da programma fino al 2020. Se invece il Regno Unito dovesse uscire dall’UE senza raggiungere un accordo, si dovranno cercare altre strade: il governo britannico si è impegnato a trovare fondi che compensino il ritiro dei finanziamenti europei, sia per quanto riguarda i progetti entrati nel programma LIFE quando il Regno Unito era un paese membro, sia per le organizzazioni britanniche coinvolte in iniziative del programma dirette da altri paesi. In entrambi i casi, però, i fondi sono stati promessi solo fino al 2020: non si sa come verranno sostituiti i finanziamenti europei nel lungo termine. Per quanto riguarda i fondi di BEST se ne sa ancora meno.

A novembre il dipartimento per l’Ambiente, il Cibo e gli Affari rurali britannico ha commissionato uno studio per determinare «le necessità di fondi come quelli di LIFE per il Regno Unito e l’Inghilterra in particolare». Le organizzazioni ambientaliste temono che con i possibili problemi economici causati dall’uscita del Regno Unito dall’UE, sarà difficile che i programmi per la difesa dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico ricevano il corrispettivo degli attuali fondi europei.

Alle Falkland vive un terzo di tutti i pinguini saltarocce del mondo e di tutti i pinguini Papua.

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