Perché si dice “zona Cesarini”

L'ha citata ieri il primo ministro Conte a proposito della legge di bilancio: viene da un calciatore degli anni Trenta e ha a che fare anche con il gioco del bridge

(ANSA/WIKIPEDIA)

Oggi, dopo giorni di lunghe trattative, si voterà in Senato il cosiddetto maxi emendamento alla legge di bilancio, una serie di correzioni e modifiche alla legge che era stata votata a inizio dicembre alla Camera. Per spiegare che l’iter della legge è alle fasi finali il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha parlato di “zona Cesarini”, un’espressione del gergo calcistico dalle origini abbastanza oscure.

Il termine “zona Cesarini” è nato in Italia negli anni Trenta per definire un gol segnato negli ultimi minuti di una partita, ma nel corso del tempo ha superato l’ambito sportivo ed è stato spesso utilizzato per indicare qualcosa fatto all’ultimo momento, in extremis.

L’espressione prende il nome da Renato Cesarini,  un calciatore oriundo argentino che giocò dal 1929 al 1935 con la Juventus, con cui segnò diversi gol nel finale di partita. L’espressione “zona Cesarini” in particolare gli venne dedicata dopo una partita valida per la Coppa Internazionale (il torneo precursore degli Europei di calcio) giocata con la nazionale italiana contro l’Ungheria. La partita si giocò il 13 dicembre del 1931 a Torino e venne vinta dall’Italia per 3 a 2, grazie a un gol segnato al 90esimo proprio da Renato Cesarini.

Quel gol ispirò il giornalista sportivo Eugenio Danese che il successivo 20 dicembre, dopo che in una partita di Serie A l’Ambrosiana sconfisse la Roma 2 a 1 con un gol all’90esimo minuto, parlò di “caso Cesarini”. Successivamente quell’espressione venne ripresa anche da altri suoi colleghi, che cambiarono il “caso” in “zona”, probabilmente attingendo dalla terminologia dal gioco del bridge, dove essere “in zona” vuol dire avere chiuso una manche. Da allora nel calcio la “zona Cesarini” è diventata sinonimo di “ultimi minuti” di partita.

Cesarini continuò a giocare fino al 1937 e terminò la sua carriera nel River Plate, in Argentina. In seguito divenne allenatore, e tra le varie squadre in cui lavorò ci furono River Plate, Boca Juniors, Pordenone, nazionale argentina e Juventus. Con quest’ultima vinse il campionato 1959-1960. Morì nel 1969 a sessantadue anni.

13 vittorie all’ultimo minuto

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