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  • lunedì 17 dicembre 2018

Che succede con i rifiuti a Roma

Dopo il grande incendio della settimana scorsa, Roma è rimasta senza uno dei suoi più importanti impianti per il trattamento dei rifiuti, e ora si stanno cercando alternative

(ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

L’11 dicembre c’è stato un grande incendio nell’impianto per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti (TMB) del quartiere Salario, a Roma. Il rogo si è sviluppato in un capannone in cui erano stipati rifiuti di vario genere, e ha generato una densa nube di fumo che ha coperto diverse zone della città e ha costretto il Comune a invitare a tenere chiuse le finestre delle proprie abitazioni per evitare di respirare sostanze potenzialmente nocive. L’impianto andato a fuoco era in una situazione critica da molto tempo: per anni era stato al centro di un intenso dibattito tra gli abitanti del quartiere, che ne chiedevano la chiusura a causa delle emissioni maleodoranti, e le diverse amministrazioni che si sono avvicendate alla governo della città.

Oltre ad essere uno degli impianti più controversi di Roma, il TMB del quartiere Salario è anche uno dei più importanti, dato che può trattare fino a 700 tonnellate di rifiuti al giorno, quasi un quarto di tutti i rifiuti indifferenziati prodotti quotidianamente in città.

O meglio, “poteva”, perché dal giorno dell’incendio l’impianto è chiuso e probabilmente lo resterà ancora per molto. La preoccupazione dell’amministrazione locale è che con l’arrivo delle feste natalizie gli altri impianti di riciclo e smaltimento della città non basteranno a sostenere tutti i rifiuti prodotti. Già negli ultimi giorni ci sono stati i primi segnali di una situazione che potrebbe diventare critica nelle prossime settimane. Si sono tornati a vedere cassonetti e marciapiedi ricolmi di rifiuti, specialmente nelle zone di Roma nord ed est, quelle che dipendevano maggiormente dall’impianto bruciato. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha negato che si possa parlare di una nuova “emergenza rifiuti” e che sia necessario un commissario per gestire la situazione, come invece aveva chiesto la sindaca Virginia Raggi.

Negli scorsi giorni il comune ha iniziato a lavorare per cercare soluzioni alternative al TMB del quartiere Salario, e qualcosa sembra si stia muovendo. «Ho già sentito la cabina di regia che è stata istituita immediatamente tra Ama, uffici tecnici del Comune e uffici tecnici della Regione. – ha detto Raggi – So che stanno lavorando anche oggi per trovare la soluzione e ovviamente per gestire questo quantitativo di rifiuti, queste tonnellate che fino a poco tempo fa erano di fatto lavorate all’interno dell’impianto». Le alternative per sopperire alla mancanza dell’impianto del quartiere Salario non sono molte però, e si tratta di soluzioni pur sempre temporanee.

La prima cosa fatta è stata individuare un punto “trasferenza”, ovvero un luogo dove possano essere scaricati i rifiuti raccolti, e da cui poi vengano trasferiti agli impianti di competenza. Il luogo in questione è l’ex discarica per i rifiuti speciali di Ponte Malnome, di proprietà di Ama, l’azienda municipalizzata che gestisce i rifiuti a Roma, ma vi si potranno trasferire al massimo 300 tonnellate di rifiuti al giorno e per non più di 180 giorni.

Per quanto riguarda gli impianti in cui finiranno i rifiuti, l’aiuto maggiore arriverà dall’impianto di trattamento meccanico biologico di Aprilia, in provincia di Latina, di proprietà della società Rida Ambiente, con cui è stato trovato un accordo perché gestisca giornalmente 400 tonnellate di rifiuti romani, al posto delle attuali 100. Altri aiuti dovrebbero arrivare dal TMB di Viterbo, in provincia di Viterbo, e dal tritovagliatore di Ostia. Intanto si guarda già al 2019, quando si dovrà cercare una soluzione più stabile: il comune di Roma ha già chiesto ufficialmente aiuto alla regione Abruzzo, e nei prossimi giorni potrebbe fare lo stesso con la regione Piemonte, dove la sindaca di Torino aveva dato la sua disponibilità, pur non avendo potere decisionale su questa materia.

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