Ricardo Rodriguez e Paulo Dybala nell'ultimo Milan-Juventus di Serie A (MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 12 dicembre 2018

La Supercoppa italiana è un caso diplomatico

C'entrano l'uccisione del dissidente Jamal Khashoggi ma soprattutto il ruolo di BeIN Sports e i difficili rapporti con il Qatar

Ricardo Rodriguez e Paulo Dybala nell'ultimo Milan-Juventus di Serie A (MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

Come è spesso successo negli ultimi anni, la Supercoppa italiana di quest’anno si giocherà all’estero. La prima volta fu nel 1993, quando si giocò a Washington D.C., mentre l’ultima è stata nel 2016 a Doha, in Qatar. Nel mezzo ci sono state partite a New York, Pechino, Shangai e Tripoli, mentre quest’anno la scelta è caduta sulla città saudita di Jeddah. La Supercoppa tra Juventus e Milan si giocherà il prossimo 16 gennaio. Per ospitarla, il governo saudita ha pagato circa 21 milioni di euro alla Lega Serie A. La scelta di ospitare la finale di Supercoppa in Arabia Saudita, però, è stata molto criticata e negli ultimi giorni ha causato un caso diplomatico che ha riguardato attivisti per i diritti umani e un’emittente televisiva del Qatar.

La finale si giocherà a pochi mesi dalla morte del giornalista e dissidente saudita  Jamal Khashoggi, ucciso da un gruppo di agenti sauditi nel consolato del paese a Istanbul, in Turchia, lo scorso 2 ottobre, probabilmente su ordine del regime. Il suo corpo è stato fatto sparire e deve ancora essere trovato. Nelle ultime settimane l’uccisione di Khashoggi ha provocato molte reazioni nel mondo dello sport, come quella del tennista Novak Djokovic, che dopo molte pressioni da parte dell’opinione pubblica ha annullato una partita che si sarebbe dovuta tenere a dicembre contro Rafa Nadal a Jeddah, anche se ufficialmente lo ha fatto a causa di un infortunio di quest’ultimo.

Per quanto riguarda la Supercoppa italiana, hanno protestato soprattutto gruppi di attivisti per i diritti umani e l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della RAI, che ha definito la scelta di Jeddah come sede della finale «assurda e inaccettabile». Alle critiche di questi si è aggiunta quella della società qatariota BeIN Media Group, che possiede BeIN Sports, uno dei network di canali sportivi più popolari e seguiti al mondo.

A differenza di chi critica la scelta dell’Arabia Saudita in relazione alla morte di Khashoggi e alle violenze del regime, le critiche di BeIN hanno origini che vanno oltre e riguardano gli interessi economici della società. Tutto è iniziato con la crisi geopolitica del 2017, quando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto misero sotto embargo il Qatar, accusandolo di sostenere il terrorismo e avere legami troppo stretti con l’Iran. Da allora il segnale dei canali di BeIn è stato interrotto in Arabia Saudita, ma al suo posto è comparso un altro canale, BeoutQ, che trasmette illegalmente gli stessi eventi di BeIN, tra cui le partite di Serie A. BeoutQ ha sede in Arabia Saudita e secondo BeIN avrebbe dietro proprio il governo saudita, che però ha sempre sostenuto di non entrarci nulla e di voler combattere la diffusione di contenuti “piratati”.

L’ultimo scontro tra BeIN e Arabia Saudita è avvenuto pochi giorni fa, quando il CEO della società qatariota, Yousef Al-Obaidly, ha scritto una lettera all’amministratore delegato della Lega Serie A, Marco Brunelli, criticando apertamente la decisione di ospitare la finale di Supercoppa italiana a Jeddah. «Non capiamo perché la Serie A abbia scelto di premiare pubblicamente il governo dell’Arabia Saudita», si legge nella lettera, che ha visto e raccontato il New York Times, «facendogli ospitare un evento prestigioso come la Supercoppa, e vi chiediamo fortemente di ripensarci».

Un portavoce della Lega Serie A, contattato dal New York Times, non ha voluto commentare le critiche di BeIN, né quelle fatte dagli attivisti per i diritti umani e dai giornalisti della RAI. Gli altri detentori dei diritti della Serie A all’estero non hanno commentato la decisione di giocare la Supercoppa in Arabia Saudita: tra questi la società IMG, che ha pagato circa 1 miliardo di euro per i diritti del campionato italiano all’estero nel triennio 2018-2021, e che ha forti legami e interessi economici con il governo saudita.

IMG ha poi rivenduto i diritti alle singole emittenti, e BeIN li ha acquistati per decine di paesi in tutto il mondo, tra cui Francia, Spagna, Australia e paesi del Medio Oriente: solo per i diritti per la trasmissione delle partite della Serie A nel Medio Oriente e nel Nord Africa, BeIN pagherà alla Lega Serie A 105 milioni di euro all’anno per i prossimi tre anni. La questione della Supercoppa italiana giocata in Arabia Saudita, dunque, non è solo una questione di opportunità e rispetto dei diritti umani dopo il caso Khashoggi, ma anche una vicenda economicamente intricata e rilevante che rischia di compromettere seriamente i rapporti della Serie A con uno dei suoi principali partner commerciali nel mondo arabo.

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