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  • martedì 4 dicembre 2018

Perché è importante l’ultima crisi tra Ucraina e Russia

Il sequestro russo di tre navi ucraine nello stretto di Kerč’ sta agitando la NATO e potrebbe avere effetti sulle prossime elezioni presidenziali in Ucraina

Militari ucraini a Goncharivske, non lontano dal confine con la Russia (SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images)

La crisi tra Ucraina e Russia iniziata lunedì 26 novembre con il sequestro russo di tre navi militari ucraine nello stretto di Kerč, tra il Mar d’Azov e il Mar Nero, non è ancora finita. I 24 marinai ucraini sequestrati durante l’incidente e tenuti per diversi giorni in un carcere in Crimea, la regione ucraina annessa unilateralmente dalla Russia nel 2014, sono stati trasferiti a Mosca e accusati di attraversamento illegale del confine russo. Il governo ucraino, dopo avere parlato di “atto di aggressione”, ha imposto la legge marziale nelle sue regioni confinanti con la Russia e ha annunciato di avere preso le misure necessarie nel caso iniziasse una nuova guerra. La crisi è stata trattata durante il G20 che si è tenuto a Buenos Aires, in Argentina, lo scorso fine settimana, senza però che si arrivasse a qualcosa di definitivo, e sarà il tema principale della riunione NATO in programma oggi a Bruxelles, in Belgio.

Il sequestro delle tre navi ha creato una situazione di grande tensione in Ucraina e ha aggiunto nuovi problemi a un paese che, oltre al conflitto sottotraccia con la Russia, ha una macchina statale bloccata dalla corruzione dilagante.

Nell’ultima settimana, la Russia ha imposto una specie di blocco del traffico marittimo diretto verso i porti del Mar d’Azov. Il Financial Times ha raccontato che il porto ucraino di Mariupol, prima molto vivace, è praticamente fermo perché i russi hanno impedito il passaggio di molte navi attraverso lo stretto di Kerč, che separa la Russia della Crimea. La Russia ha sostenuto che la riduzione del traffico marittimo sia stata dovuta al maltempo, ma il governo ucraino crede che sia stata il risultato di un’azione deliberata, iniziata in misura minore la scorsa primavera, quando le autorità russe rafforzarono i controlli e le ispezioni delle navi ucraine che attraversavano lo stretto.

In altre parole: l’Ucraina ritiene che la Russia faccia ciò che le pare nella gestione dello stretto di Kerč, che usi il passaggio delle navi verso i porti del Mar d’Azov come mezzo di pressione sul governo ucraino. Secondo i russi, l’Ucraina sta esagerando e sta usando tutta questa storia per ragioni elettorali.

L’idea che il presidente ucraino Petro Poroshenko stia sfruttando l’ultima crisi con la Russia per ragioni elettorali è sostenuta da diversi analisti fin dai giorni successivi al sequestro delle navi. Poroshenko, sostengono i suoi critici, starebbe parlando di «aggressione» e di «minaccia di una guerra su vasta scala» per concentrare l’attenzione dell’elettorato sulla rivalità con la Russia e non parlare dei gravi problemi che da tempo mostra di avere il governo ucraino: il suo obiettivo sarebbe quello di essere rieletto alle elezioni presidenziali fissate per marzo 2019. Le prossime elezioni ucraine, ha scritto il Wall Street Journal, sono una questione rilevante anche per la Russia. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che Poroshenko e i suoi alleati fanno parte del «partito della guerra» e ha aggiunto che «finché saranno al potere la guerra continuerà», un messaggio che molti hanno interpretato come di sostegno al candidato filo-russo che si presenterà alle presidenziali ucraine.

La crisi ha anche attirato molte attenzioni internazionali e ha convinto per esempio il presidente statunitense Donald Trump a cancellare un incontro in programma con Putin al G20 di Buenos Aires. Un’occasione importante per parlare della crisi in Ucraina sarà la riunione di oggi dei membri NATO a Bruxelles, nella quale si cercherà di definire meglio una strategia comune per affrontare le mosse russe.

Per la NATO, i guai dello stretto di Kerč rientrano nella gestione della guerra a bassa intensità che Ucraina e Russia combattono dal 2015, ma non solo: riguardano anche il tema della gestione del Mar Nero, oggetto dal Diciannovesimo secolo delle ambizioni delle grandi potenze e dei paesi che vi si affacciano.

Negli ultimi anni la Russia ha partecipato a conflitti armati contro due stati della regione che fino all’inizio degli anni Novanta facevano parte dell’Unione Sovietica: Georgia e Ucraina. In Georgia, la Russia ha appoggiato le enclavi separatiste che si sono staccate dal controllo del governo centrale, mentre in Ucraina ha annesso la Crimea e ha sostenuto i ribelli filo-russi che ancora oggi mantengono il controllo di alcune aree orientali del paese. La Russia considera da sempre il Mar Nero come casa sua, come dimostrano anche le ultime vicende nello stretto di Kerč, e teme che la NATO possa aumentare la sua presenza nell’area. Sono infatti tre i paesi membri della NATO che si affacciano sul Mar Nero: Turchia, Romania e Bulgaria. Negli ultimi anni la NATO ha avviato diverse operazioni di “polizia” per aiutare i suoi membri e alleati a difendere i loro territori e bloccare le incursioni degli aerei militari russi. Ha inoltre aumentato le attività di pattuglia nel Mar Nero e sta sviluppando relazioni militari con due paesi che considera amici, Georgia e Ucraina.

Per la NATO, trovare un equilibrio tra stabilità e fermezza verso l’aggressività russa non è un compito facile, ha scritto il corrispondente diplomatico di BBC Jonathan Marcus.

Se da una parte molti stati membri dell’organizzazione chiedono una de-escalation della tensione per evitare l’inizio di un nuovo conflitto in Ucraina, dall’altra sanno bene che la sola pressione sul governo russo non basta per convincerlo a cambiare idea. Le sanzioni imposte finora alla Russia, per esempio, non hanno avuto alcuna efficacia nel convincere Putin a restituire la Crimea all’Ucraina, così come a fermare il suo appoggio ai gruppi separatisti dell’Ucraina orientale. Valutare misure più radicali e sulla carta efficaci, però, comporta il rischio di accelerare uno scontro aperto con la Russia, scenario che nessuno vuole davvero dover prendere in considerazione. Non c’è una soluzione perfetta a questo dilemma strategico, ha scritto Marcus, a meno di ripensare più in generale i rapporti tra Russia e Occidente: «l’obiettivo nell’immediato è assicurarsi che le cose non peggiorino».