• Mondo
  • venerdì 30 novembre 2018

La messa che va avanti da cinque settimane per proteggere una famiglia di migranti

All'Aia centinaia di sacerdoti e volontari stanno sfruttando un'antica legge olandese per impedire alla polizia di espellere una famiglia armena

Una funzione religiosa all’Aia, nei Paesi Bassi, sta andando avanti da cinque settimane per proteggere una famiglia di migranti armena: un’antica legge olandese impedisce infatti alla polizia di interrompere una funzione religiosa, con poche eccezioni, e con questo espediente centinaia di sacerdoti e volontari stanno impedendo che la famiglia venga espulsa.

La chiesa, protestante, è quella di Bethel, mentre la famiglia si chiama Tamrazyans: sono nei Paesi Bassi da nove anni, e dopo un processo durato sei anni e due pronunciamenti a loro favore, in terzo grado è stata accolta la richiesta di espulsione formulata dal governo. La famiglia, che ha tre figli di 21, 19 e 14 anni, ha detto di non poter ritornare in Armenia perché ha ricevuto minacce di morte legate al suo attivismo politico: fino a pochi mesi fa al governo c’era un regime parzialmente autoritario di stampo nazionalista, ma da un po’ di tempo è stata introdotta una forma di governo più democratica.

I volontari che lavorano con la famiglia non hanno spiegato nel dettaglio i rischi che corre la famiglia. Per le famiglie con figli che vivono nei Paesi Bassi da più di cinque anni, il governo può fare delle eccezioni sulle procedure di espulsione, che però non sono state accordate alla famiglia Tamrazyans. La figlia maggiore, Hayarpi, ha condiviso un video su Twitter per chiedere agli olandesi di intercedere per la sua famiglia.

La funzione è stata incominciata da un pastore protestante cinque settimane fa, e da allora va avanti ininterrottamente: circa 450 sacerdoti di diverse denominazioni sono già stati coinvolti, mentre decine di volontari presidiano in continuazione la chiesa. La funzione sta attirando molte attenzioni, anche internazionali, che era in parte lo scopo dell’operazione. Derk Stegeman, un pastore che sta partecipando alla funzione, ha detto al New York Times di essere in contatto con il governo, per vedere se si possa annullare la decisione del tribunale. Un portavoce del governo ha spiegato di non voler commentare casi di espulsione individuali.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.