Cosa si sono detti Luigi Di Maio e Mario Calabresi a DiMartedì

Si è parlato – animatamente – di libertà di stampa e rapporto tra politica e giornali, e delle querele arrivate a Repubblica dal M5S (una indirizzata al padre di Calabresi, morto nel 1972)

Ieri sera a DiMartedì, talk show politico condotto da Giovanni Floris su La7, erano presenti il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio e il direttore di Repubblica Mario Calabresi, che più volte si sono attaccati e criticati negli ultimi mesi. Di Maio e Calabresi hanno parlato per circa mezz’ora e lo scambio si è fatto piuttosto vivace sul tema della libertà di stampa e del rapporto tra politica e giornali.

Tra le altre cose, Calabresi ha detto che i governi «non dovrebbero intromettersi in quello che fanno i giornali», Di Maio ha parlato di finanziamento pubblico ai giornali (anche se non esiste più), ha detto che la libertà di stampa non è libertà di dire bugie e ha mostrato alcune prime pagine di Repubblica; Floris è intervenuto commentando che è «imbarazzante» il fatto che un ministro ripercorra tutte le prime pagine contestando i titoli.

Poi si è parlato delle querele presentate a Repubblica da Di Maio e da Casaleggio, compresa quella relativa al caso di Raffaele Marra. Calabresi l’ha “restituita” a Di Maio dicendo di rimandargliela corretta, «perché voi avete fatto causa a un signore che si chiama Luigi Calabresi, non Mario Calabresi. Luigi Calabresi era mio padre, che, come saprà, non c’è più da 40 e rotti anni».

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