Preševo, Serbia (ARMEND NIMANI/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 22 novembre 2018

Il Kosovo ha imposto dazi molto alti alle importazioni di prodotti serbi

Perché accusa la Serbia di avere osteggiato i suoi tentativi di entrare nell'Interpol, ed è solo l'ultimo di una lunga serie di litigi

Preševo, Serbia (ARMEND NIMANI/AFP/Getty Images)

Il Kosovo ha imposto dazi sulle merci importate dalla Serbia per il 100% del loro valore, violando così i termini dell’accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA) di cui è parte insieme ad altri paesi balcanici e dell’est Europa. La decisione del governo kosovaro è stata presa come conseguenza della mancata entrata del Kosovo nell’Interpol, organizzazione che si occupa di cooperazione tra le varie polizie e di contrasto al crimine internazionale. Secondo il governo kosovaro, la bocciatura della candidatura del Kosovo – la terza su tre tentativi – sarebbe il risultato delle pressioni dei serbi, che si sarebbero opposti all’iniziativa.

Quella dell’Interpol è solo l’ultimo di una serie molto lunga di litigi tra Serbia e Kosovo: il Kosovo si separò dalla Serbia nel 2008, ma il governo serbo e quello bosniaco non ne hanno mai riconosciuto l’indipendenza. Anche i paesi dell’Unione Europea non hanno una posizione condivisa sull’indipendenza del Kosovo: per esempio non la riconoscono Spagna e Grecia.

L’ultimo litigio tra Serbia e Kosovo è iniziato lo scorso 6 novembre, quando il governo kosovaro ha imposto dazi sulle merci importate dalla Serbia e dalla Bosnia ed Erzegovina per il 10% del loro valore, accusando entrambi gli stati di avere fatto una «campagna aggressiva» per opporsi alla sua candidatura nell’organizzazione. Il Kosovo, ha scritto BBC, aveva speso 1,2 milioni di euro per fare attività di lobbying a favore della sua iniziativa. Secondo alcuni osservatori, funzionari serbi si sarebbero opposti alla candidatura kosovara per paura che, una volta diventato parte dell’Interpol, il Kosovo avrebbe cominciato a perseguire e arrestare i comandanti militari serbi sospettati di avere compiuto crimini di guerra in Kosovo durante la guerra del 1998-1999. Mercoledì il governo kosovaro ha deciso di alzare i dazi dal 10 al 100%, sia per la Serbia che per la Bosnia ed Erzegovina; ha inoltre deciso di non fare entrare nel suo territorio i prodotti che non si riferiscano al Kosovo con l’espressione “Repubblica del Kosovo”, cioè il nome usato dai kosovari per indicare il loro stato indipendente.

Il governo serbo ha minacciato di bloccare tutte le sue esportazioni verso il Kosovo (si parla di un giro di affari di oltre 400 milioni di euro all’anno), se non verranno ritirati i dazi. Anche Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri, cioè il capo della diplomazia europea, ha condannato la mossa del Kosovo e l’ha definita una violazione del trattato di libero scambio CEFTA.

Di recente Kosovo e Serbia si sono incontrati e parlati per cercare di normalizzare i loro rapporti, passo tra le altre cose necessario per iniziare a valutare una possibile entrata nell’UE. Lo scorso settembre i due paesi erano arrivati a un passo dal firmare un accordo per scambiarsi dei pezzi di territorio; l’intesa avrebbe dovuto restituire al Kosovo alcuni territori serbi abitati per lo più da persone di etnia albanese, quella maggioritaria in Kosovo, e alla Serbia quei territori kosovari a maggioranza etnica serba. All’ultimo minuto, però, l’accordo era saltato e non se n’era fatto niente. Il rischio è che le tensioni degli ultimi giorni – quelle legate all’introduzione dei dazi – possano bloccare o rallentare di nuovo i tentativi di riconciliazione tra i due stati.

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