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  • martedì 13 novembre 2018

Come vanno le sottoscrizioni del Guardian

Sono state introdotte tre anni fa e da allora più di un milione di lettori ha contribuito finanziariamente al giornale, che il prossimo anno potrebbe avere conti in pari

(Matt Cardy/Getty Images)

Sono passati tre anni da quando il Guardian, una delle più rilevanti testate giornalistiche al mondo, ha introdotto un sistema di sottoscrizioni e contributi da parte dei lettori, per provare a finanziarsi in modo nuovo e fare fronte alla difficile situazione economica del giornale. Era stata una decisione della nuova direttrice Katharine Viner, che aveva preso il posto dello storico direttore Alan Rusbridger, e che ora ha fatto un punto della situazione sui risultati.

In tre anni più di un milione di persone ha contribuito finanziariamente, con una sottoscrizione o una donazione occasionale al Guardian, mentre al momento 500mila lo fanno in modo continuativo. Queste nuove entrate – ha spiegato Viner – hanno permesso al Guardian di evitare il paywall, ovvero un abbonamento che restringe l’accesso a tutti o a una parte degli articoli solo a chi paga. Ha anche permesso di coprire storie importanti e di interesse pubblico come quella su Cambridge Analytica (la società statunitense che aveva ottenuto in modo scorretto dati personali di decine di milioni di utenti di Facebook) o di seguire i danni del cambiamento climatico, come la siccità in Australia. Per finire, sta aiutando a rimettere in sesto le finanze del gruppo editoriale, dopo anni di crisi: Viner conta di raggiungere il pareggio di bilancio entro il prossimo aprile e le donazioni dei lettori sono per questo fondamentali. In breve, secondo Viner, si tratta di un nuovo modello di business che ha permesso al giornalismo di «riacquisire rilevanza, significato e un posto di fiducia nella società».

Viner ha raccontato che tre anni e mezzo fa, quando arrivò al Guardian, bisognava trovare una soluzione per renderlo sostenibile, visti i debiti e le spese che superavano le entrate. Il problema era lo stesso per tutte le testate giornalistiche, che venivano lette sempre di più ma avevano sempre meno mezzi per coprire le spese. In particolare la pubblicità tradizionale di giornali e riviste di carta era in crisi mentre le entrate di quella digitale, in crescita, andavano quasi tutte a Google e Facebook. Sempre più testate avevano deciso di introdurre un paywall – tra cui, anche se moderatamente, il New York Times – ma il Guardian voleva restare interamente accessibile a tutti, anche a chi non poteva permettersi di pagarlo. L’idea fu di rivolgersi direttamente ai lettori, allora 150 milioni, che – ha spiegato Viner – hanno sempre avuto una relazione speciale, di complicità con il giornale: «per la nostra indipendenza editoriale, il nostro impegno nel giornalismo investigativo e la nostra visione progressista ma incastonata nei fatti». Molti lettori non erano consapevoli delle difficoltà economiche ma una volta che sono state loro spiegate hanno voluto contribuire a mantenere il Guardian gratuito e permettere «al giornalismo progressista di avere il maggior impatto possibile». Ha aiutato anche il fatto che tutte le donazioni andassero al giornale, vista l’assenza di azionisti e di proprietari (il Guardian appartiene allo Scott Trust Limited Trust,  un’organizzazione non profit).

Viner ha raccontato che l’impegno del Guardian non si limita a raccontare il mondo e denunciare quello che non va, ma anche a migliorarlo. Per questo si impegna a usare i suoi mezzi per creare qualcosa di nuovo dal punto di vista editoriale, ma non solo: ha infatti promesso che entro il prossimo anno ci sarà una revisione dei salari per garantire un trattamento egualitario a tutti gli impiegati, indipendentemente dalla loro etnia.

Per contribuire finanziariamente al Guardian si può scegliere tra molte formule. La prima prevede una donazione occasionale, mensile o annuale, con una cifra scelta dal lettore. Si può fare una sottoscrizione base, quella dei sostenitori che pagano 5 sterline al mese o 49 all’anno (5,75 o 56 euro) e ricevono in cambio un regalo annuale, offerte e concorsi riservati e la possibilità di seguire dal vivo o guardare i momenti salienti di alcuni eventi organizzati dal giornale. Oppure diventare “partner”: 15 sterline al mese o 149 all’anno (rispettivamente 20 o 184 euro), con tutti i vantaggi dei sostenitori, più sconti e precedenza nel prenotarsi agli eventi organizzati dalla rivista e ai suoi corsi. Infine si può diventare “benefattori” versando 1.200, 2.500 o 5.000 sterline all’anno (1.700, 2.900 e circa 6.000 euro): hanno gli stessi vantaggi dei partner, ma la cifra è più alta perché «profondamente interessati al giornalismo del Guardian e alle sue conseguenze sul mondo». Infine ci si può abbonare al digitale per 11,99 sterline al mese (circa 13 euro) e leggere tutti gli articoli senza pubblicità; al cartaceo per 10,79 sterline (poco più di 12 euro), o a entrambi, per cui sono previsti diversi pacchetti a partire da 21,62 sterline (meno di 25 euro).

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