Come sono andate le elezioni in Assia

Male per la grande coalizione che governa la Germania, bene per i Verdi e anche per l'estrema destra

I due candidati dei Verdi in Assia Tarek Al-Wazir e Priska Hinz dopo i primi exit poll, Wiesbaden, 28 ottobre 2018 (TORSTEN SILZ/AFP/Getty Images)

Nelle elezioni regionali in Assia, lo stato tedesco dove si trova Francoforte, i partiti della maggioranza al governo federale, la CDU della cancelliera Angela Merkel – che lì governava dal 1999 – e il Partito Socialdemocratico (SPD), hanno perso circa 10 punti percentuali ciascuno rispetto alle ultime votazioni, subendo così una pesante sconfitta. I Verdi e il partito di estrema destra tedesco AfD hanno invece guadagnato circa 9 punti percentuali ciascuno. I Verdi hanno dunque confermato il grande progresso già previsto dai sondaggi e l’AfD entrerà per la prima volta nel parlamento dell’Assia, che fino a oggi era l’unico dei sedici stati federali in cui non era ancora riuscito a far eleggere dei deputati: in Germania a livello statale la soglia di sbarramento per i partiti è del 5 per cento e nel 2013 Alternative für Deutschland aveva preso soltanto il 4 per cento dei voti.

Il partito di cui sono stati commentati di più i risultati, in positivo, è quello dei Verdi. Per molti elettori progressisti i Verdi hanno infatti rappresentato in Assia – così come in Baviera due settimane fa – una valida alternativa ai Socialdemocratici, da anni al governo con Merkel. Secondo i leader del partito gli elettori e le elettrici stanno premiando la loro chiara posizione su questioni come l’immigrazione, i cambiamenti climatici e l’integrazione europea. Come ha scritto Politico qualche settimana fa, il partito è sulla buona strada per diventare quello che i tedeschi chiamano un Volkspartei, cioè un partito popolare che si rivolge a ampie fasce della società.

Nelle ultime elezioni in Assia i Verdi hanno superato (anche se per soli 94 voti) l’SPD: «un successo gigantesco», ha dichiarato uno dei leader dei partito. Tuttavia, scrive lo Spiegel, i Verdi non sono ancora il partito più forte del centrosinistra. Nelle elezioni federali dello scorso anno hanno ottenuto l’8,9 per cento dei voti; se vogliono davvero sostituire l’SPD in modo permanente, devono vincere le elezioni in tutto il paese. Finora il loro successo si è limitato ad alcuni stati della Germania ovest. Nel 2019 ci saranno le elezioni negli stati federali più a est dove i Verdi hanno, per ora, meno possibilità di aumentare i consensi.

Al di là dei singoli risultati, le ultime elezioni in Assia hanno confermato la frammentazione del consenso politico: non è ancora sicuro che si riesca o si voglia formare una coalizione a due (CDU-Verdi), anche se i numeri ci sarebbero (insieme otterrebbero 69 seggi su 137). In seguito alle ultime elezioni del 2013 il governatore della CDU Volker Bouffier, considerato molto vicino a Merkel, aveva stretto un’alleanza con i Verdi per formare una maggioranza. Se oggi la coalizione venisse riproposta, la maggioranza sarebbe comunque molto esile. Uno dei partiti che potrebbe entrare nel futuro governo dell’Assia è quello dei liberali (FDP), che domenica hanno aumentato i loro consensi arrivando al 7,5 per cento. Si formerebbe così la cosiddetta “coalizione Giamaica”, chiamata per i colori dei partiti che la compongono e che ricordano quelli della bandiera giamaicana: il nero della CDU, il giallo dell’FDP e il verde dei Verdi. Tenerla insieme sarebbe però un compito non semplice, considerando i contrasti soprattutto sulle questioni ambientali.

Domenica sera, commentando i risultati ancora provvisori dell’Assia e citando le elezioni regionali che si sono tenute in Baviera due settimane fa, il quotidiano conservatore tedesco Bild, uno dei giornali più venduti del paese, si è chiesto se «l’Assia farà saltare la grande coalizione» che attualmente governa in Germania e che è stata creata all’inizio dell’anno dopo mesi di incertezza e negoziati. Andrea Nahles, la presidente dei socialdemocratici (SPD), ha già dichiarato che «Le politiche a livello federale hanno largamente contribuito alle perdite dell’SPD in Assia. E questo per due motivi: primo, qualcosa deve cambiare all’interno dell’SPD (…) E poi lo stato del governo non è accettabile». Nahles incontrerà oggi, lunedì 29 ottobre, la direzione del suo partito per fare una lista di obiettivi per il governo da raggiungere entro breve tempo.

Qualunque cosa decideranno di fare i Socialdemocratici, per Angela Merkel la situazione è comunque molto complicata e secondo quanto dice lo Spiegel la cancelliera tedesca avrebbe deciso di lasciare la guida del suo partito quest’anno alla fine del mandato: dice anche che non si candiderà a dicembre per un nuovo incarico. In un commento pubblicato dopo l’esito del voto di ieri, il quotidiano Die Zeit aveva scritto che difficilmente la CDU di Merkel avrebbe potuto vincere ancora delle elezioni, ma che altrettanto difficilmente potrà vincerle senza di lei. E aveva spiegato: innanzitutto, Merkel è ancora apprezzata da molti elettori. In secondo luogo, non esiste, ora, un successore della cancelliera. Terzo, questo successore avrebbe il difficilissimo compito di emanciparsi sia dalla figura di Merkel che da un partito che sembra ormai coincidere con lei. E dovrebbe fare tutto questo senza distruggere il partito stesso.

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