Il ministro olandese della Sanità con il direttore generale di EMA e il sindaco di Amsterdam presentano la futura sede dell'agenzia europea. (ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images)

Si è chiusa la questione EMA

Il Parlamento Europeo ha assegnato definitivamente ad Amsterdam l'Agenzia Europea per i Medicinali, per cui era in ballo anche Milano

Il ministro olandese della Sanità con il direttore generale di EMA e il sindaco di Amsterdam presentano la futura sede dell'agenzia europea. (ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images)

Stamattina il Parlamento Europeo ha assegnato definitivamente alla città di Amsterdam la nuova sede dell’Agenzia Europea per i Medicinali (in inglese European Medicines Agency, EMA), una delle più importanti e ricche agenzie europee, che oggi ha sede a Londra e che dovrà spostarsi dopo Brexit, nel 2019. L’assegnazione era molto ambita, perché EMA ha un giro d’affari molto ricco e con pochi paragoni fra le altre agenzie europee. La questione aveva riguardato anche Milano – unica città italiana candidata – che però aveva perso la fase finale dell’assegnazione con un controverso sorteggio che aveva premiato Amsterdam. Il caso ha comunque avuto delle conseguenze concrete, contenute nel documento con cui oggi il Parlamento ha completato la procedura di assegnazione.

In questi mesi diversi parlamentari ed europarlamentari italiani avevano provato a contestare la procedura, ma senza successo. L’amministrazione milanese aveva anche provato a fare ricorso alla Corte di Giustizia Europea, usando un cavillo sull’inadeguatezza della sede provvisoria prevista dal governo olandese. La sede definitiva infatti è ancora in costruzione, mentre Milano aveva proposto il Pirellone, già pronto e adatto per ospitare i circa 900 dipendenti di EMA; ma la Corte lo ha respinto.

Formalmente, la gara per decidere la nuova sede si era tenuta all’interno del Consiglio dell’UE. Nei mesi scorsi Commissione e Parlamento avevano valutato la decisione del Consiglio dell’Unione di spostare la sede di EMA ad Amsterdam e il voto di oggi ha portato a termine l’iter legislativo del trasferimento. Dal punto di vista tecnico, il Parlamento Europeo ha votato a favore del rapporto presentato dall’eurodeputato italiano Giovanni La Via, eletto con il Nuovo Centrodestra e oggi in Forza Italia, sul ricollocamento di EMA.

Parlando col Post, La Via ha detto che Amsterdam ha rispettato tutte le consegne previste e che quindi otterrà regolarmente la sede, ma ha spiegato di avere inserito nel rapporto alcune misure che modificheranno le future procedure di assegnazione di strutture simili.

Formalmente la decisione di trasferire un’agenzia europea viene presa in maniera congiunta dai tre organi principali dell’Unione: il Parlamento, la Commissione e il Consiglio dell’Unione Europea. Il Consiglio raggruppa un rappresentante del governo per ciascuno stato e, con il Parlamento, è co-legislatore dell’Unione. Nel 2012, però, le tre istituzioni si sono messe d’accordo firmando questo Joint Statement, un accordo quadro, per lasciare al Consiglio il compito di condurre il processo decisionale con una procedura di voto prestabilita, mentre al Parlamento veniva lasciata la possibilità di approvare o rifiutare l’accordo, ma senza partecipare al processo.

Il risultato principale per La Via è stato quello di aver «denunciato» la scarsa efficacia del Joint Statement tra Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione, e ottenuto che la Commissione Europea lo aggiorni entro la fine della legislatura, fissata per la primavera del 2019.

Dopo il voto di oggi, il Parlamento sarà «parte del processo decisionale», ha detto La Via, «abbiamo denunciato l’accordo e abbiamo detto che dalla prossima location o relocation di strutture o agenzie dell’Unione Europea vogliamo esserci». Secondo La Via entro la fine della legislatura verrà firmato un nuovo documento tra le tre istituzioni per ridefinire le procedure di ricollocamento – o collocamento, nel caso di un’agenzia nuova – di strutture paragonabili all’agenzia, in modo che il Parlamento possa dire la sua sui casi controversi.

La Via ha spiegato che in questi mesi il Parlamento ha comunque provato a fare pressione perché il trasferimento di EMA procedesse senza intoppi: «La pressione fatta sugli olandesi ha portato alla costruzione di venticinque piani del Vivaldi Building [la futura sede di EMA] in cinque mesi», ha spiegato La Via, «abbiamo fatto cambiare la prima sede provvisoria perché era stata ritenuta non idonea e abbiamo garantito la business continuity», cioè una transizione rapida e indolore fra la vecchia e la nuova sede. Secondo La Via, questa pressione permetterà all’agenzia di continuare a fare il suo lavoro già dal 30 marzo 2019, il giorno dopo l’uscita formale del Regno Unito dall’Unione Europea.

EMA (come avevamo spiegato qui) ha il compito di vigilare e coordinare la valutazione dei farmaci messi in commercio nell’Unione Europea. Non esegue direttamente esami di laboratorio, ma analizza e rivede la documentazione presentata dalle aziende farmaceutiche, che devono rispettare numerosi criteri nella fase di sviluppo e test dei loro medicinali. Diffonde periodicamente linee guida e altre informazioni in numerosi ambiti della medicina, dai vaccini ai medicinali, passando anche per i prodotti utilizzati in ambito veterinario. Il lavoro di EMA è svolto da una serie di comitati scientifici, sotto il controllo di un Segretariato, di cui fanno parte due membri per ciascuno stato della UE, due membri della Commissione europea e due del Parlamento europeo.

Dato che impiega circa 900 persone, è una delle agenzie europee più grandi. Finora ha avuto a disposizione un budget annuale intorno ai 300 milioni di euro e organizza numerosi incontri, conferenze e riunioni: in media sono 500 meeting internazionali all’anno per un totale di 65mila partecipanti.

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