L'ex presidente statunitense Bill Clinton e l'ex segretaria di Stato Hillary Clinton. (AP Photo/Paul Sancya)
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  • mercoledì 24 Ottobre 2018

I pacchi bomba contro Obama, i Clinton e CNN

Ne sono arrivati di simili anche ad altri esponenti del Partito Democratico, anche se non è ancora sicuro che potessero esplodere

L'ex presidente statunitense Bill Clinton e l'ex segretaria di Stato Hillary Clinton. (AP Photo/Paul Sancya)

Nella notte tra martedì e mercoledì il Secret Service degli Stati Uniti – che non sono i servizi segreti, ma l’ente che si occupa della sicurezza di presidenti ed ex presidenti – ha trovato due pacchi bomba che erano stati inviati alla casa di Bill e Hillary Clinton nello stato di New York e alla casa di Barack Obama a Washington. Nella mattina di mercoledì – quando in Italia era già pomeriggio – un terzo pacco sospetto è stato trovato nella sede di CNN a New York e ha causato l’evacuazione del palazzo che la ospita; un quarto pacco è stato consegnato all’ufficio dell’ex presidente del Partito Democratico Debbie Wasserman Schultz – perché era indicata come mittente su tutte le buste trovate ieri, ma sarebbe dovuto arrivare all’ex procuratore generale Eric Holder – mentre un quinto pacco indirizzato alla parlamentare Democratica Maxine Waters è stato intercettato prima che potesse arrivare a destinazione grazie a controlli di routine.

Il Secret Service ha diffuso un comunicato in cui diceva che i due pacchi indirizzati a Hillary Clinton – già segretaria di Stato e candidata presidente per i Democratici – e all’ex presidente Barack Obama erano stati individuati e identificati come sospetti durante un normale controllo della posta in arrivo. Nessuno dei due, ha detto il Secret Service, ha rischiato di venirvi in contatto, e il New York Times scrive che le prime indagini sugli ordigni ritrovati suggeriscono che potrebbero essere state delle bombe finte.

Tutti gli ordigni ritrovati mercoledì erano costruiti in modo simile, e sono arrivate alle persone e ai soggetti, nel caso di CNN, più detestati dai Repubblicani e da Donald Trump. Nei pacchi – normali buste imbottite con materiale da imballaggio – c’era un tubo di plastica con nastro adesivo alle due estremità, un orologio digitale incollato sopra e due fili. Dentro al tubo c’erano quella che potrebbe essere polvere da sparo e schegge di vetro (spesso nelle bombe artigianali si mettono frammenti di ferro o metallo, per massimizzare i danni), ma non è certo che ci fossero tutti gli elementi necessari per far funzionare una bomba. Non è ancora stato confermato che la polvere negli ordigni fosse davvero polvere da sparo. I giornali hanno ottenuto una foto del pacco ricevuto da CNN e indirizzato all’ex capo della CIA John O. Brennan, spesso critico con Donald Trump.

L’invio dei pacchi bomba, veri o finti che siano, ha comunque provocato grosse preoccupazioni e discussioni sullo stato della politica statunitense. Tutti i pacchi erano indirizzati a esponenti di spicco del Partito Democratico o a figure considerate molto critiche nei confronti del presidente statunitense Donald Trump. Martedì era inoltre stata trovata una bomba simile nella cassetta delle lettere di una delle case del filantropo miliardario George Soros, notoriamente detestato da gruppi e movimenti di estrema destra, sempre nello stato di New York.

Trump ha tenuto un breve discorso alla Casa Bianca condannando l’invio dei pacchi bomba e annunciando l’apertura di un’indagine dell’FBI sul caso, ma in un successivo comizio è sembrato dare la colpa ai destinatari dei pacchi invitandoli a interrompere «l’ostilità senza fine» nei suoi confronti. Hillary Clinton, durante un evento per i sostenitori del Partito Democratico, ha parlato di «tempi difficili» e dell’esigenza di ritrovare unità, il presidente di CNN Jeff Zucker ha invece diffuso un comunicato molto duro nei confronti di Donald Trump, che negli ultimi anni ha spesso attaccato e minacciato i giornalisti e CNN in particolare. Solo pochi giorni fa Trump aveva elogiato un candidato Repubblicano per aver messo le mani addosso a un giornalista del Guardian.