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  • lunedì 8 ottobre 2018

La Chiesa ortodossa rischia lo scisma

I Patriarchi di Mosca e Costantinopoli litigano sul futuro dell'Ucraina in uno scontro in cui la geopolitica di Putin si incrocia con tradizioni millenarie

(AP Photo/Lefteris Pitarakis)

Cinquecento anni dopo la leggendaria affissione delle 95 tesi di Martin Lutero e l’inizio della Riforma protestante, la cristianità si trova di fronte al rischio di un nuovo scisma. Questa volta è la Chiesa d’oriente che rischia di spaccarsi. Il Patriarcato di Mosca, che è a capo della Chiesa ortodossa russa, potrebbe infatti decidere di interrompere le relazioni con il Patriarcato di Costantinopoli, la più autorevole tra le chiese che insieme formano la religione ortodossa. Sarebbe lo scisma più grave tra i cristiani dal 1054.

Le ragioni della potenziale rottura sono, come spesso è accaduto in passato, più politiche che religiose. Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, che ha la sua sede a Istanbul e ha giurisdizione sulla Turchia e la Grecia settentrionale, ha deciso di rendere “autocefala”, cioè indipendente, la chiesa ortodossa ucraina, che al momento dipende formalmente da quella russa. I documenti non sono ancora stati ultimati e la decisione non è ufficiale, ma Bartolomeo potrebbe dare l’annuncio già nel corso di questa settimana, ha scritto il New York Times.

In risposta, Kirill, Patriarca di Mosca e capo della chiesa russa, ha già fatto eliminare qualsiasi riferimento a Bartolomeo dalle preghiere. Non è la prima volta che i patriarchi di Mosca e Costantinopoli litigano, e in genere le divisioni vengono risolte dopo poco tempo; molti temono che questa volta a causa delle implicazioni politiche l’incidente potrebbe rivelarsi però più serio.

Il presidente russo Vladimir Putin e il Patriarca di Mosca Kirill (AP PhotoMisha Japaridze Pool)

Il Patriarca Kirill è uno stretto alleato del presidente Vladimir Putin. Anche se hanno poco in comune (Putin è un ex dirigente dei servizi segreti comunisti, divorziato e non particolarmente pio), i due condividono molti interessi. Putin ha ricoperto di favori la chiesa ortodossa, dalle esenzioni fiscali allo spazio sulle televisioni pubbliche e private. In cambio ne ha ricevuto legittimazione personale e supporto politico. I vescovi ortodossi invitano apertamente a sostenere il presidente, mentre i sacerdoti benedicono i soldati inviati nelle missioni militari. Dall’esterno, Putin e la Chiesa ortodossa appaiono inseparabili alleati impegnati nella ricostruzione della gloria imperiale dell’antica Russia fondata sul nazionalismo militante e sulla religione ortodossa.

Per mantenere vivo questo progetto è importante possedere una serie di attributi tipici delle grandi potenze, per esempio una sfera di influenza composta di stati confinanti che, volenti o nolenti, ne seguono la politica estera. Il conflitto in Ucraina scoppiato nel 2014, quando nazionalisti locali e truppe regolari russe hanno invaso e occupato diverse regioni del paese, aveva alle sue radici proprio il timore del governo e dell’opinione pubblica russa che un pezzo “chiave” della sua sfera di influenza si stesse spostando verso occidente. Per molti russi oggi sta succedendo qualcosa di simile. Bartolomeo vuole togliere la chiesa ucraina dalla sfera di influenza esercitata dal Patriarcato di Mosca. Proprio l’Ucraina occupa un posto speciale nella tradizione religiosa russa, poiché è qui che i popoli slavi che avrebbero dato origine alla Russia si convertirono al cristianesimo per la prima volta.

Per capire cosa sta accadendo tra Russia e Ucraina è utile sapere un paio di cose su come funziona la Chiesa Ortodossa. Per esempio, non esiste un capo supremo come è il Papa per i cattolici. La Chiesa ortodossa è strutturata in una sorta di “federazione” di chiese diverse, ognuna libera di governarsi come meglio crede (è la famosa “autocefalia” che Bartolomeo vorrebbe assegnare all’Ucraina). Ci sono in tutto una quindicina di queste chiese. Quella russa governata da Kirill è senza dubbio la più grande e rivendica oltre 150 milioni di fedeli, la metà del totale degli aderenti alla religione ortodossa. La sua giurisdizione è molto più vasta della sola Russia e arriva a tutta l’Asia centrale, al Caucaso, ai Paesi Baltici, alla Bielorussia e, almeno fino a oggi, all’Ucraina.

Anche se Kirill è a capo della più grande e potente delle chiese autocefale, non è lui il prelato ortodosso che gode di maggior prestigio. Questo ruolo spetta invece al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, a cui il diritto canonico e la tradizione ortodossa assegnano il titolo di “primo fra pari” tra tutti i patriarchi, arcivescovi e metropoliti che compongono le alte gerarchie della Chiesa ortodossa. Ma cosa questo titoli comporti esattamente è argomento di discussione oramai da quasi un migliaio di anni.

Per alcuni è un titolo puramente onorifico che serve a determinare oscure questioni di precedenza ed etichetta: Bartolomeo avrebbe il compito di rappresentare la chiesa presso altre fedi, presiedere gli incontri dei vescovi ortodossi e poco altro. Per altri invece porta con sé un potere effettivo: per esempio nelle scorse settimane i consiglieri di Bartolomeo hanno stabilito che il Patriarca di Costantinopoli è l’unico che può legittimamente concedere a una chiesa lo stato di “autocefala”. Kirill e i suoi hanno risposto dicendo che lo status di “primo tra pari” non può assolutamente consentire a Bartolomeo di interferire così smaccatamente in un territorio che appartiene alla giurisdizione di un’altra chiesa autocefala.

Per risolvere la questione potrebbe essere interessante interpellare chi subirà le conseguenze delle decisioni di Bartolomeo e Kirill, cioè i credenti ucraini. Ma anche loro sono divisi. Al momento nel paese ci sono tre diverse chiese ortodosse rivali: una fedele a Kirill e alla Russia, una che si è staccata da Mosca anni fa senza attendere il permesso di Costantinopoli e una terza, sostanzialmente indipendente da tutte le altre. Al momento è la chiesa ancora fedele a Mosca quella che ha il maggior numero di fedeli, ma in seguito a un vero e proprio scisma le cose potrebbero cambiare. Molti ucraini sono rimasti delusi quando, durante il recente conflitto con la Russia, molti sacerdoti sono sembrati in difficoltà nel prendere le parti del loro paese. Alcuni di loro hanno apertamente criticato il governo e altri si sono rifiutati di praticare riti funebri ai soldati ucraini uccisi in battaglia, accusati di aver condotto una guerra fratricida.

Ma nonostante questi episodi, la Chiesa ortodossa russa continua ad avere il seguito maggiore in Ucraina. In parte perché molti ucraini, soprattutto quelli molto devoti, sono più ostili all’attuale governo che alla Russia; in parte perché cambiare religione non è facile come cambiare partito alle elezioni: sopratutto in campagna e nei piccoli villaggi, dove sono più concentrati i credenti, spesso più che “scegliere” il sacerdote bisogna accettare le idee e le alleanze dell’unico che sia facile da raggiungere. Lo scisma potrebbe portare effettivamente a un cambiamento di questa situazione, costringendo molti sacerdoti a fare una scelta chiara tra Mosca e Costantinopoli.

Sembra comunque difficile che si possa arrivare a una rottura completa: tutte le parti in causa hanno infatti molto da perdere. Per Kirill e per il Patriarcato di Mosca è più conveniente essere la più forte in un gruppo di chiese che rappresenta oltre 300 milioni di fedeli, piuttosto che una chiesa unica e isolata che ne rappresenta la metà (con il rischio che il percorso seguito dall’Ucraina si replichi in altri paesi sottoposti alla sua influenza). D’altro canto anche Bartolomeo ha interesse a tenere unita la chiesa, un interesse probabilmente ancora più grande. Senza il Patriarcato di Mosca e tutte le altre chiese autocefale che dovessero seguirla nello scisma, il Patriarca di Costantinopoli si troverebbe a essere il “primo” tra un gruppo di “pari” estremamente ridotto.

Sarebbe probabilmente uno degli ultimi atti di un’istituzione millenaria, ma oramai morente. Le leggi del governo turco stabiliscono che soltanto i cittadini turchi possono essere eletti Patriarchi di Costantinopoli. Questo significa che il Patriarca può essere scelto soltanto nella comunità di greci ortodossi che vivono in Turchia, un gruppo ridotto oramai a poco più di duemila persone. Mentre i rivali russi contano sull’appoggio incondizionato del governo russo, i pochi fondi di cui dispone il Patriarcato di Costantinopoli provengono dal governo greco che è perennemente in difficoltà. Se anche ci sarà una divisione, c’è una forte possibilità quindi che, come avvenuto in passato, dopo alcuni mesi di guerra fredda, le reciproche relazioni vengano ricostruite.

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