• Mondo
  • domenica 30 settembre 2018

La complicata visita di Erdoğan in Germania

Lui ha detto che è stata «molto positiva», ma ci sono stati intoppi, imbarazzi e proteste

(FEDERICO GAMBARINI/AFP/Getty Images)

Tra giovedì e sabato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è stato in visita ufficiale a Berlino, la prima dal 2014. Da parte tedesca, era vista come una possibilità di normalizzare i rapporti tra i due paesi e, come ha scritto Politico, «segnare un nuovo inizio» nelle loro relazioni. Ma la visita – a cui molti in Germania si erano opposti, sostenendo che rappresentasse soltanto una sponda alla propaganda turca – non è però andata benissimo: Erdoğan non ha fatto nessuna apertura nei confronti della Germania e ci sono state proteste, imbarazzi e critiche per alcune sue parole e certi suoi atteggiamenti.

Erdoğan è stato prima a Berlino, dove ha incontrato il presidente Frank-Walter Steinmeier e la cancelliera tedesca Angela Merkel: soltanto un anno fa, Erdoğan aveva definito la sua coalizione di governo «nemica della Turchia». Poi è stato a Colonia, dove ha partecipato all’inaugurazione di una delle più grandi moschee d’Europa, gestita da DITIB, un’organizzazione turco-tedesca con sede ad Ankara. Il giornale tedesco Deutsche Welle ha scritto che per garantire la sicurezza di Erdoğan sono state prese misure «simili a quelle che di solito sono riservate ai presidenti degli Stati Uniti, ai regnanti britannici o al papa».

Politico ha raccontato che Erdoğan si è fatto notare fin da subito perché appena arrivato, alla porta di Brandeburgo, ha salutato dalla macchina alcuni suoi sostenitori mostrando le quattro dita della mano in quello che è stato descritto sulla prima pagina della Bild come un “saluto islamico”. A Berlino Erdoğan ha poi partecipato a una cena di stato organizzata da Steinmeier e a cui molti invitati hanno scelto di non partecipare. Steinmeier ha parlato dell’importanza della libertà di espressione, ma poco dopo Erdoğan ha accusato la Germania di ospitare «centinaia, migliaia di terroristi», con riferimento ad alcuni esponenti del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, e ha criticato la Germania perché «porta su un vassoio d’argento» Can Dundar, giornalista turco ed ex direttore del giornale Cumhuriyet, molto critico nei confronti di Erdoğan.

Frank-Walter Steinmeier e Recep Tayyip Erdogan, con le loro mogli Elke Buedenbender ed Ermine Erdogan, il 28 settembre a Berlino (Carsten Koall/Getty Images)

A Berlino centinaia di persone hanno manifestato avvicinandosi all’hotel di Erdoğan, esponendo cartelli che denunciavano le violazioni dei diritti umani compiute in Turchia dopo il tentato colpo di stato del luglio del 2016.

La manifestazione contro Erdogan a Berlino. (JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

A Colonia, la visita di Erdoğan è stata contestata da centinaia di manifestanti, tra cui molti appartenenti alla comunità curda, che in Turchia è da anni in aperta ostilità con il governo. Una manifestazione organizzata fuori dalla moschea, che aveva raccolto migliaia di adesioni su Facebook, è stata cancellata dalle autorità per motivi di sicurezza.

La manifestazione contro Erdogan a Colonia, sulla riva del Reno. (SASCHA SCHUERMANN/AFP/Getty Images)

Durante la sua visita Erdoğan ha anche partecipato a una conferenza stampa con i giornalisti tedeschi. Alcuni giorni prima, però, aveva detto che non avrebbe partecipato se fosse stato presente Dündar, che lui considera un agente segreto che ha rubato segreti di stato alla Turchia. Dündar ha scelto di non presenziare, spiegando che non voleva che la sua presenza fosse usata da Erdoğan come pretesto per non rispondere alle domande di altri giornalisti. Alcuni giornalisti che hanno invece partecipato alla conferenza stampa hanno raccontato che, nei controlli di sicurezza, gli agenti turchi hanno chiesto loro quali domande avessero intenzione di fare.

Angela Merkel  ha detto, parlando di Turchia e Germania: «Ci sono molte cose che ci uniscono». Ma ha poi aggiunto che ci sono “profonde differenze”  nel modo in cui funzionano le leggi nei due paesi. Durante la conferenza stampa un giornalista turco che vive in Germania è poi stato espulso perché ha mostrato una maglietta con la scritta “libertà di stampa in Turchia”. Merkel ha spiegato che non sono ammesse manifestazioni politiche alle sue conferenze, ma qualcuno ha contestato il fatto che una maglietta in favore della libertà di stampa sia stata considerata una presa di posizione “politica”.

Il giornalista Yirgit Ertugral, il 28 settembre a Berlino (Sean Gallup/Getty Images)

Durante la sua visita Erdoğan ha anche criticato la Germania per come, a suo modo di vedere, tratta alcuni calciatori di origine turca. Ha detto, tra le altre cose, che il calciatore Mesut Özil è stato obbligato a lasciare nazionale tedesca per via delle sue origini turche (in realtà il ritiro di Özil ha ragioni più complicate, che coinvolgono anche il suo rapporto con Erdoğan). Al termine della sua visita Erdoğan ha detto che è stata «molto positiva» e che ritiene che sia servita a rafforzare «i rapporti di amicizia di lunga data che legano la Turchia e la Germania».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.