I produttori tedeschi di auto hanno un nuovo guaio

La Commissione Europea teme che le cinque aziende più importanti del paese si siano accordate per limitare lo sviluppo di tecnologie anti inquinamento

(AP Photo/Olivier Matthys)

Giovedì la Commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha annunciato l’inizio di un’indagine per scoprire se in passato i cinque principali produttori di auto tedeschi si siano accordati per bloccare lo sviluppo di tecnologie che limitino le emissioni inquinanti delle automobili. L’edizione europea di Politico scrive che si tratta di un passaggio «storico» dopo che per anni la Commissione europea è stata accusata di concentrarsi su industrie americane come Google e di ignorare le potenziali violazioni commesse dalle aziende tedesche.

L’indagine riguarda i cinque principali produttori di automobili con sede in Germania: BMW, Daimler, Volkswagen, Porsche e Audi. Secondo quando detto da Vestager, l’indagine intende scoprire se i cinque produttori si siano accordati «per non competere gli uni con gli altri nello sviluppo e nella messa sul mercato di sistemi in grado di ridurre le emissioni dannose», un comportamento che costituirebbe una violazione delle regole antitrust europee. Fra il 2016 e il 2017 la Commissione Europea aveva già ordinato multe per 3,8 miliardi di euro ad alcune aziende europee che producono camion come Scania e Iveco, con accuse molto simili.

«Se la collusione fosse provata», ha detto Vestager: «Potrebbe aver negato ai consumatori europei l’opportunità di acquistare automobili meno inquinanti, nonostante i produttori avessero a disposizione la relativa tecnologia». L’indagine sembra essere già a buon punto, e stando a quanto scrivono i giornali la Commissione avrebbe già diversi elementi contro le industrie tedesche di auto.

Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel si parlava di una possibile indagine da quasi un anno. Ad aver avvertito la Commissione sarebbe stata la stessa Volkswagen, il principale produttore di auto in Germania, che avrebbe riferito di gruppi di lavoro segreti che avevano iniziato a riunirsi fin dagli anni Novanta. L’indagine non è invece direttamente collegata con il “dieselgate“, lo scandalo che ha riguardato diversi produttori europei che avevano installato sulle loro automobili dispositivi per mascherare i livelli di emissioni nocive dei loro motori.

L’industria delle automobili impiega circa 800 mila persone in Germania ed è ritenuta uno dei pilasti dell’economia nazionale. Numerosi politici hanno fondato la loro carriera sulla protezione dei suoi interessi, spesso facendo attività di lobby a Bruxelles per evitare che la Commissione adottasse regolamenti in grado di danneggiarla. Negli ultimi anni però gli scandali e una sensibilità ambientale sempre più diffusa hanno indebolito i difensori dei produttori di auto, producendo un crescente numero di regolamentazioni ostili all’industria anche nella stessa Germania.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.